Restano ancora molti problemi da risolvere nella comprensione della patogenesi della malattia di Parkinson, per consentirne un approccio terapeutico adeguato ed il più possibile soddisfacente. A questo scopo, le ricerche che si avvalgono dei primati non umani come modello sperimentale della malattia di Parkinson sono attualmente ritenute cruciali per lo sviluppo di nuove terapie. Questo studio, che fa parte di una più ampia ricerca sull’efficacia del trapianto di cellule staminali in primati non umani dopo l’induzione della malattia di Parkinson, si propone di valutare le possibili differenze nella risposta anestesiologica utilizzando il medesimo protocollo in uno stesso gruppo di primati non umani prima da sani, dopo induzione della malattia di Parkinson ed infine in seguito a xenotrapianto neuronale. Compito fondamentale del medico veterinario che si occupa della sperimentazione animale è infatti quello di evitare all’animale quanto più possibile ogni situazione di sofferenza, dolore, stress e distress; indispensabile, a questo scopo, è lo studio di un protocollo anestesiologico che consenta l’esecuzione delle procedure diagnostiche e chirurgiche previste dalla sperimentazione nel contesto del rispetto quanto maggiore possibile del benessere animale. I primati non umani utilizzati in questo studio vengono sottoposti all’associazione anestesiologica di ketamina e xylazina per permettere l’esecuzione della metodica diagnostica, la tomografia ad emissione di positroni (PET), necessaria per valutarne l’evoluzione dei cambiamenti neurodegenerativi cerebrali: da sani, dopo intossicazione con MPTP e, infine, dopo lo xenotrapianto neuronale. Durante l’esecuzione di tutta la procedura diagnostica, per mantenere un livello di sedazione ottimale e garantire un controllo quanto più possibile attento ad eventuali alterazioni degli apparati cardiovascolare e respiratorio dei singoli soggetti, sono stati monitorati accuratamente i relativi parametri. Nel complesso, il protocollo utilizzato nella nostra sperimentazione ha soddisfatto sia le esigenze di garanzia per un piano anestesiologico costante ed 3 adeguato nello svolgimento della procedura diagnostica, sia quelle relative alle necessità di tutela del benessere degli animali, evidenziando alcune importanti variazioni nelle risposte anestesiologiche dei soggetti sottoposti alle diverse fasi della sperimentazione. Durante lo svolgimento del nostro studio abbiamo potuto osservare che, similmente a quanto accade nel paziente umano con malattia di Parkinson, dopo l’intossicazione alcuni soggetti hanno sviluppato una forma clinica ipercinetica, dominata in prevalenza dal tremore; in questi soggetti il protocollo anestesiologico utilizzato, nonostante la somministrazione di dosi suppletive, non è stato in grado di controllare questi movimenti involontari. Tutti i soggetti dopo intossicazione hanno presentato un aumento della frequenza cardiaca e una diminuzione sia della pressione arteriosa sistolica che diastolica; la diminuzione della pressione arteriosa negli animali intossicati sottolinea l’importanza nel dover fornire un sostegno alla funzione circolatoria mediante l’utilizzo di fluidoterapia durante l’intero svolgimento del protocollo anestesiologico. I dati raccolti nel corso del nostro studio evidenziano con certezza che i soggetti dopo intossicazione riducono significativamente la loro frequenza respiratoria e, così come riportato in bibliografia a riguardo dei pazienti umani con malattia di Parkinson, necessitano di particolari attenzioni per quanto concerne la funzionalità respiratoria. Per quanto statisticamente poco significativi, poiché riferiti a tre primati che al momento della stesura del presente lavoro erano stati sottoposti a xenotrapianto neuronale, i dati ottenuti dopo il trattamento chirurgico sono risultati dimostrarsi comunque interessanti, in particolar modo nell’evidenziare un significativo recupero della funzionalità motoria e, probabilmente, anche del controllo della capacità respiratoria compensatoria dei soggetti.

Anestesia in corso di tomografia ad emissione di positroni (PET) in primati non umani come modello sperimentale della malattia di Parkinson

Paola, Guarnieri
2010

Abstract

Restano ancora molti problemi da risolvere nella comprensione della patogenesi della malattia di Parkinson, per consentirne un approccio terapeutico adeguato ed il più possibile soddisfacente. A questo scopo, le ricerche che si avvalgono dei primati non umani come modello sperimentale della malattia di Parkinson sono attualmente ritenute cruciali per lo sviluppo di nuove terapie. Questo studio, che fa parte di una più ampia ricerca sull’efficacia del trapianto di cellule staminali in primati non umani dopo l’induzione della malattia di Parkinson, si propone di valutare le possibili differenze nella risposta anestesiologica utilizzando il medesimo protocollo in uno stesso gruppo di primati non umani prima da sani, dopo induzione della malattia di Parkinson ed infine in seguito a xenotrapianto neuronale. Compito fondamentale del medico veterinario che si occupa della sperimentazione animale è infatti quello di evitare all’animale quanto più possibile ogni situazione di sofferenza, dolore, stress e distress; indispensabile, a questo scopo, è lo studio di un protocollo anestesiologico che consenta l’esecuzione delle procedure diagnostiche e chirurgiche previste dalla sperimentazione nel contesto del rispetto quanto maggiore possibile del benessere animale. I primati non umani utilizzati in questo studio vengono sottoposti all’associazione anestesiologica di ketamina e xylazina per permettere l’esecuzione della metodica diagnostica, la tomografia ad emissione di positroni (PET), necessaria per valutarne l’evoluzione dei cambiamenti neurodegenerativi cerebrali: da sani, dopo intossicazione con MPTP e, infine, dopo lo xenotrapianto neuronale. Durante l’esecuzione di tutta la procedura diagnostica, per mantenere un livello di sedazione ottimale e garantire un controllo quanto più possibile attento ad eventuali alterazioni degli apparati cardiovascolare e respiratorio dei singoli soggetti, sono stati monitorati accuratamente i relativi parametri. Nel complesso, il protocollo utilizzato nella nostra sperimentazione ha soddisfatto sia le esigenze di garanzia per un piano anestesiologico costante ed 3 adeguato nello svolgimento della procedura diagnostica, sia quelle relative alle necessità di tutela del benessere degli animali, evidenziando alcune importanti variazioni nelle risposte anestesiologiche dei soggetti sottoposti alle diverse fasi della sperimentazione. Durante lo svolgimento del nostro studio abbiamo potuto osservare che, similmente a quanto accade nel paziente umano con malattia di Parkinson, dopo l’intossicazione alcuni soggetti hanno sviluppato una forma clinica ipercinetica, dominata in prevalenza dal tremore; in questi soggetti il protocollo anestesiologico utilizzato, nonostante la somministrazione di dosi suppletive, non è stato in grado di controllare questi movimenti involontari. Tutti i soggetti dopo intossicazione hanno presentato un aumento della frequenza cardiaca e una diminuzione sia della pressione arteriosa sistolica che diastolica; la diminuzione della pressione arteriosa negli animali intossicati sottolinea l’importanza nel dover fornire un sostegno alla funzione circolatoria mediante l’utilizzo di fluidoterapia durante l’intero svolgimento del protocollo anestesiologico. I dati raccolti nel corso del nostro studio evidenziano con certezza che i soggetti dopo intossicazione riducono significativamente la loro frequenza respiratoria e, così come riportato in bibliografia a riguardo dei pazienti umani con malattia di Parkinson, necessitano di particolari attenzioni per quanto concerne la funzionalità respiratoria. Per quanto statisticamente poco significativi, poiché riferiti a tre primati che al momento della stesura del presente lavoro erano stati sottoposti a xenotrapianto neuronale, i dati ottenuti dopo il trattamento chirurgico sono risultati dimostrarsi comunque interessanti, in particolar modo nell’evidenziare un significativo recupero della funzionalità motoria e, probabilmente, anche del controllo della capacità respiratoria compensatoria dei soggetti.
22-gen-2010
Italiano
Parkinson, primati, anestesia
Università degli studi di Padova
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-120901