La tematica della presente ricerca – impianti fornacali e produzioni fittili nella regione Friuli Venezia Giulia – è già stata affrontata a partire dagli anni '80 del secolo scorso, sia mediante l'analisi di singoli contesti, sia attraverso rassegne sistematiche, con prevalente taglio topografico: in entrambi i casi, il principale limite è rappresentato dalla disomogeneità della documentazione disponibile (rinvenimenti casuali, segnalazioni non verificate, solamente singoli contesti oggetto di indagini stratigrafiche condotte scientificamente). Questo studio trae ora le mosse, viceversa, dall'esame approfondito di alcuni case-studies, siti per lo più di recente indagine nella bassa pianura friulana, fra i territori di Concordia e Aquileia, comprensorio caratterizzato da un'alta densità di attestazioni, grazie alle favorevoli condizioni ambientali (naturali ed antropiche); restano escluse dall'analisi le fornaci del suburbio aquiliese, per la scarsa qualità dei dati e per le diverse problematiche presentate da un contesto correlato ad un centro più di consumo e di commercializzazione, che non di produzione. Per il territorio di Aquileia vengono riconsiderati i complessi, già pubblicati in maniera preliminare, di Locavaz (Duino Aurisina, TS) e Spessa (Capriva, GO), le fornaci di Flambruzzo (Rivignano, UD) ed il più recente rinvenimento di Ronchis (UD). Nel concordiese si esamina il contesti di Villotta di Chions, di nuova scoperta, e gli impianti di Vallenoncello (Pordenone) e Cordenons (PN), entrambi già noti ma oggetto di nuove verifiche. Pur avendo basato la selezione sulla compresenza di strutture e reperti, per vagliare la possibilità di attribuzione ai singoli siti delle rispettive produzioni, l'assenza in tutti i casi di scarichi consistenti, tali da definire inequivocabilmente l'associazione dei materiali con i corrispondenti impianti fornacali, ha reso necessario procedere secondo una duplice metodologia: da un lato sono stati sottoposti a verifica i modelli di produzione e commercializzazione comunemente assunti per insediamenti per lo più assimilati a ville o impianti rustici minori, cui si devono supporre annesse anche le fornaci singolarmente individuate; la tracciabilità dei prodotti fittili è tuttavia affidata a caratteristiche - in primis la bollatura di laterizi e anforacei – nei nostri casi scarsamente presenti. Il secondo filone è basato sull'utilizzo delle analisi archeometriche, pregresse ovvero appositamente realizzate sui materiali dei contesti studiati. Dalle precedenti campagne condotte in regione, di cui sia stato possibile utilizzare la documentazione, emergono una carenza di sistematicità ed una varietà di metodologie, anche per le finalità spesso piuttosto dirette all'identificazione della provenienza di materiali di importazione che alla creazione di una base-dati di produzioni locali. Vista ora la natura delle classi di cui si ipotizzava prevelentemente la produzione in loco (ceramica grezza, opus doliare, instrumentum e laterizi), è stato effettuato lo studio petrografico, in taluni casi anche con il dato di confronto puntuale dell'argilla prelevata nel sito di scavo, pur nella consapevolezza di una scarsa caratterizzazione che connota i sedimenti e quindi gli impasti, spesso solo genericamente attribuibili alla pianura veneto-friulana (che presenta infatti una matrice geologica unitaria). Ciononostante l'utilizzo incrociato con il dato quantitativo (rapportato anche all'estensione cronologica di vita dei contesti studiati) consente di offrire un modello di sistema produttivo e distributivo valido per questa fascia di medio-bassa pianura dell'agro aquileiese e concordiese: si prospetta una attività poco specializzata, ove coesiste la fabbricazione di diverse classi di materiali, destinati principalmente ad un utilizzo locale e distribuiti a corto raggio (con singole e ben individuate eccezioni); ne emerge quindi un quadro marcatamente distinto rispetto alle figlinae pur ben attestate in area adriatica (sia nel settore centrale e soprattutto meridionale della costa occidentale, che nella penisola istriana), attive nella produzione anforica, strettamente connessa all'esistenza di surplus agricoli destinati quindi alla circolazione su vasta scala.
Fornaci di epoca romana nei territori di Aquileia e Concordia, Regione Friuli Venezia Giulia
Paola, Ventura
2014
Abstract
La tematica della presente ricerca – impianti fornacali e produzioni fittili nella regione Friuli Venezia Giulia – è già stata affrontata a partire dagli anni '80 del secolo scorso, sia mediante l'analisi di singoli contesti, sia attraverso rassegne sistematiche, con prevalente taglio topografico: in entrambi i casi, il principale limite è rappresentato dalla disomogeneità della documentazione disponibile (rinvenimenti casuali, segnalazioni non verificate, solamente singoli contesti oggetto di indagini stratigrafiche condotte scientificamente). Questo studio trae ora le mosse, viceversa, dall'esame approfondito di alcuni case-studies, siti per lo più di recente indagine nella bassa pianura friulana, fra i territori di Concordia e Aquileia, comprensorio caratterizzato da un'alta densità di attestazioni, grazie alle favorevoli condizioni ambientali (naturali ed antropiche); restano escluse dall'analisi le fornaci del suburbio aquiliese, per la scarsa qualità dei dati e per le diverse problematiche presentate da un contesto correlato ad un centro più di consumo e di commercializzazione, che non di produzione. Per il territorio di Aquileia vengono riconsiderati i complessi, già pubblicati in maniera preliminare, di Locavaz (Duino Aurisina, TS) e Spessa (Capriva, GO), le fornaci di Flambruzzo (Rivignano, UD) ed il più recente rinvenimento di Ronchis (UD). Nel concordiese si esamina il contesti di Villotta di Chions, di nuova scoperta, e gli impianti di Vallenoncello (Pordenone) e Cordenons (PN), entrambi già noti ma oggetto di nuove verifiche. Pur avendo basato la selezione sulla compresenza di strutture e reperti, per vagliare la possibilità di attribuzione ai singoli siti delle rispettive produzioni, l'assenza in tutti i casi di scarichi consistenti, tali da definire inequivocabilmente l'associazione dei materiali con i corrispondenti impianti fornacali, ha reso necessario procedere secondo una duplice metodologia: da un lato sono stati sottoposti a verifica i modelli di produzione e commercializzazione comunemente assunti per insediamenti per lo più assimilati a ville o impianti rustici minori, cui si devono supporre annesse anche le fornaci singolarmente individuate; la tracciabilità dei prodotti fittili è tuttavia affidata a caratteristiche - in primis la bollatura di laterizi e anforacei – nei nostri casi scarsamente presenti. Il secondo filone è basato sull'utilizzo delle analisi archeometriche, pregresse ovvero appositamente realizzate sui materiali dei contesti studiati. Dalle precedenti campagne condotte in regione, di cui sia stato possibile utilizzare la documentazione, emergono una carenza di sistematicità ed una varietà di metodologie, anche per le finalità spesso piuttosto dirette all'identificazione della provenienza di materiali di importazione che alla creazione di una base-dati di produzioni locali. Vista ora la natura delle classi di cui si ipotizzava prevelentemente la produzione in loco (ceramica grezza, opus doliare, instrumentum e laterizi), è stato effettuato lo studio petrografico, in taluni casi anche con il dato di confronto puntuale dell'argilla prelevata nel sito di scavo, pur nella consapevolezza di una scarsa caratterizzazione che connota i sedimenti e quindi gli impasti, spesso solo genericamente attribuibili alla pianura veneto-friulana (che presenta infatti una matrice geologica unitaria). Ciononostante l'utilizzo incrociato con il dato quantitativo (rapportato anche all'estensione cronologica di vita dei contesti studiati) consente di offrire un modello di sistema produttivo e distributivo valido per questa fascia di medio-bassa pianura dell'agro aquileiese e concordiese: si prospetta una attività poco specializzata, ove coesiste la fabbricazione di diverse classi di materiali, destinati principalmente ad un utilizzo locale e distribuiti a corto raggio (con singole e ben individuate eccezioni); ne emerge quindi un quadro marcatamente distinto rispetto alle figlinae pur ben attestate in area adriatica (sia nel settore centrale e soprattutto meridionale della costa occidentale, che nella penisola istriana), attive nella produzione anforica, strettamente connessa all'esistenza di surplus agricoli destinati quindi alla circolazione su vasta scala.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/121087
URN:NBN:IT:UNIPD-121087