L'effetto a lungo termine dell’infusione subcutanea continua di insulina mediante microinfusore (CSII) comparato alla terapia insulinica multiiniettiva (MDI) sulla funzione renale, sul tasso di escrezione urinaria di albumina e sulla pressione arteriosa in pazienti con diabete di tipo 1 con microalbuminuria persistente Riassunto Scopo. Valutare l'effetto a lungo termine (3 anni) dell’infusione subcutanea continua di insulina mediante microinfusore (CSII) rispetto alla terapia insulinica multiiniettiva (MDI) sul tasso di escrezione di albumina, la funzione renale, la pressione sanguigna e la variabilità della glicemia nei pazienti diabetici di tipo 1 con microalbuminuria persistente in trattamento antipertensivo ottimale (cioè con una dose massima tollerata di ACE-inibitori). Materiali e metodi. Nello studio prospettico multicentrico sono stati arruolati 50 pazienti con diabete tipo1 e microalbuminuria persistente di cui 26 erano trattati con CSII e 24 con MDI (con glargine come insulina basale), comparati per età (CSII 40.3±9.3 anni, MDI 42.2±11.1 anni), durata del diabete (CSII 27±8.2 anni, MDI 24.3±10.3 anni), BMI (CSII 24.4±3.2%, MDI 24.7±4.2%). Tutti erano in terapia con la massima dose tollerata di ACE inibitore. Ogni 6 mesi sono stati eseguiti i profili pressori delle 24 ore e il monitoraggio in continuo del glucosio interstiziale e sono state valutati la funzione renale attraverso la velocità di filtrazione glomerulare (GFR), la velocità di escrezione dell’albumina (AER), la escrezione urinaria di 8-iso-PGF2alfa (come marker di stress ossidativo). Risultati. Il tasso di escrezione di albumina si è leggermente ridotto nel gruppo MDI da un valore medio di 62 μg/min (31-100 IQR) a 59 μg/min (33-155 IQR), dopo tre anni di follow-up, mentre si è ridotto significativamente (p <0.05) nel gruppo CSII. In particolare a partire da un valore medio di 72 μg/min (37-154 IQR) a 24 μg/min(11-54 IQR). Solo in 3 pazienti nel gruppo MDI c’è stata regressione a normoalbuminuria alla fine del follow-up, mentre nel gruppo CSII in 14 pazienti c’è stata la regressione alla normoalbuminuria (p <0.001). Il GFR era simile in entrambi i gruppi all’inizio dello studio; durante lo studio si è avuta una maggiore riduzione del GFR nei pazienti trattati con MDI (-7.9 ± 9.9 ml/min/anno) rispetto a quelli trattati con CSII (-3.08 ± 3.3 ml/min/anno; p <0.05). I livelli di HbA1c erano simili nei due gruppi all'inizio nello studio (8.4 ± 1.5 % vs 8.2 ±1.0 % rispettivamente) e sono rimasti invariati nel corso dello studio (HbA1c 7.8 ± 1.2 nel gruppo MDI vs 8.0 ± 1.1 % nel gruppo CSII), così come gli indici di variabilità glicemica (VG). Il fabbisogno insulinico ed in particolare le dosi totali dei boli di insulina rapida erano significativamente maggiori nel gruppo MDI rispetto al gruppo CSII sia all’inizio (0.36 ± 0.4 vs 0.2±0.07 U//kg/die) che alla fine dello studio (0.28±17 vs 0.19±0.08 U//kg/die)(p<0.01). La pressione arteriosa delle 24 ore è stata ben controllata in entrambi i gruppi e stabile per tutta la durata dello studio. Alla fine dello studio, la pressione arteriosa sistolica (SBP) era nel gruppo CSII 127±13 mm/Hg, in quello MDI 127±10 mmHg; la pressione arteriosa diastolica (DBP) era nel gruppo CSII 75±7 mmHg, in quello MDI 74±4 mmHg. Conclusione: il trattamento insulinico mediante microinfusore, a parità di controllo glicemico, è in grado di rallentare la progressione del danno renale nel diabete di tipo 1. Il maggior fabbisogno insulinico dei pazienti in MDI suggerisce una condizione di insulino-resistenza, possibile fattore di progressione della nefropatia. Non sembra invece che la variabilità glicemica (VG) giochi un ruolo importante nei risultati ottenuti.
L'effetto a lungo termine dell' infusione subcutanea continua di insulina mediante microinfusore comparato alla terapia insulinica multiiniettiva sulla funzione renale, sul tasso di escrezione urinaria di albumina e sulla pressione arteriosa in pazienti con diabete di tipo 1 con microalbuminuria persistente.
Emanuela, Zarra
2014
Abstract
L'effetto a lungo termine dell’infusione subcutanea continua di insulina mediante microinfusore (CSII) comparato alla terapia insulinica multiiniettiva (MDI) sulla funzione renale, sul tasso di escrezione urinaria di albumina e sulla pressione arteriosa in pazienti con diabete di tipo 1 con microalbuminuria persistente Riassunto Scopo. Valutare l'effetto a lungo termine (3 anni) dell’infusione subcutanea continua di insulina mediante microinfusore (CSII) rispetto alla terapia insulinica multiiniettiva (MDI) sul tasso di escrezione di albumina, la funzione renale, la pressione sanguigna e la variabilità della glicemia nei pazienti diabetici di tipo 1 con microalbuminuria persistente in trattamento antipertensivo ottimale (cioè con una dose massima tollerata di ACE-inibitori). Materiali e metodi. Nello studio prospettico multicentrico sono stati arruolati 50 pazienti con diabete tipo1 e microalbuminuria persistente di cui 26 erano trattati con CSII e 24 con MDI (con glargine come insulina basale), comparati per età (CSII 40.3±9.3 anni, MDI 42.2±11.1 anni), durata del diabete (CSII 27±8.2 anni, MDI 24.3±10.3 anni), BMI (CSII 24.4±3.2%, MDI 24.7±4.2%). Tutti erano in terapia con la massima dose tollerata di ACE inibitore. Ogni 6 mesi sono stati eseguiti i profili pressori delle 24 ore e il monitoraggio in continuo del glucosio interstiziale e sono state valutati la funzione renale attraverso la velocità di filtrazione glomerulare (GFR), la velocità di escrezione dell’albumina (AER), la escrezione urinaria di 8-iso-PGF2alfa (come marker di stress ossidativo). Risultati. Il tasso di escrezione di albumina si è leggermente ridotto nel gruppo MDI da un valore medio di 62 μg/min (31-100 IQR) a 59 μg/min (33-155 IQR), dopo tre anni di follow-up, mentre si è ridotto significativamente (p <0.05) nel gruppo CSII. In particolare a partire da un valore medio di 72 μg/min (37-154 IQR) a 24 μg/min(11-54 IQR). Solo in 3 pazienti nel gruppo MDI c’è stata regressione a normoalbuminuria alla fine del follow-up, mentre nel gruppo CSII in 14 pazienti c’è stata la regressione alla normoalbuminuria (p <0.001). Il GFR era simile in entrambi i gruppi all’inizio dello studio; durante lo studio si è avuta una maggiore riduzione del GFR nei pazienti trattati con MDI (-7.9 ± 9.9 ml/min/anno) rispetto a quelli trattati con CSII (-3.08 ± 3.3 ml/min/anno; p <0.05). I livelli di HbA1c erano simili nei due gruppi all'inizio nello studio (8.4 ± 1.5 % vs 8.2 ±1.0 % rispettivamente) e sono rimasti invariati nel corso dello studio (HbA1c 7.8 ± 1.2 nel gruppo MDI vs 8.0 ± 1.1 % nel gruppo CSII), così come gli indici di variabilità glicemica (VG). Il fabbisogno insulinico ed in particolare le dosi totali dei boli di insulina rapida erano significativamente maggiori nel gruppo MDI rispetto al gruppo CSII sia all’inizio (0.36 ± 0.4 vs 0.2±0.07 U//kg/die) che alla fine dello studio (0.28±17 vs 0.19±0.08 U//kg/die)(p<0.01). La pressione arteriosa delle 24 ore è stata ben controllata in entrambi i gruppi e stabile per tutta la durata dello studio. Alla fine dello studio, la pressione arteriosa sistolica (SBP) era nel gruppo CSII 127±13 mm/Hg, in quello MDI 127±10 mmHg; la pressione arteriosa diastolica (DBP) era nel gruppo CSII 75±7 mmHg, in quello MDI 74±4 mmHg. Conclusione: il trattamento insulinico mediante microinfusore, a parità di controllo glicemico, è in grado di rallentare la progressione del danno renale nel diabete di tipo 1. Il maggior fabbisogno insulinico dei pazienti in MDI suggerisce una condizione di insulino-resistenza, possibile fattore di progressione della nefropatia. Non sembra invece che la variabilità glicemica (VG) giochi un ruolo importante nei risultati ottenuti.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/121194
URN:NBN:IT:UNIPD-121194