Il presente lavoro si propone un attraversamento critico del corpus degli scritti politici di John Stuart Mill al fine di indagarne all’interno alcuni dei più significativi concetti – chiave relativi al pensiero sulla politica e sull’organizzazione degli Stati che hanno caratterizzato l’opera del filosofo inglese. Gli assunti dei quali vogliamo rintracciare la tenuta filosofica, l’impianto formale, ma anche le eventuali aporie ed i parallelismi o i contrasti con i principali riferimenti teorici di cui Mill ci dà conto, sono quelli che, letti in successione, possono costituire una traccia per la ricostruzione di quella teoria politica generale sullo Stato o sugli Stati di cui non abbiamo, nel corpus milliano, una trattazione omogeneamente dedicata, ma che appunto è possibile ripercorrere nella grande mole di scritti politici che il filosofo inglese ci ha lasciato. In particolare ci occuperemo del governo indagato nei suoi aspetti peculiari, di rappresentanza e partecipazione, intesi come elementi portanti dell’impianto del governo popolare, di centralizzazione e decentramento come ipotesi per giungere alla migliore forma di governo riferita all’hic et nunc di ogni singola situazione storica, politica e geografica. Il primo capitolo è dedicato al problema del governo ed ha lo scopo di chiarire l’idea di good government che Mill elabora in maniera autonoma a partire dal parallelismo con le teorie di Bentham e di James Mill, ma anche di Hobbes e di Tocqueville; il secondo capitolo invece scende sul piano della problematizzazione e si occupa di rappresentanza e partecipazione, aprendo la questione fondamentale del rapporto tra governanti e governati. L’analisi tende a mettere in luce alcune questioni nodali insite nell’idea di governo rappresentativo concepita da Mill: le condizioni essenziali della rappresentanza nelle diverse prassi politiche correlate all’ esigenza di garanzie e di potere di controllo da parte dei governati, la necessità di sottomettere l’allestimento del migliore governo rappresentativo possibile alle varie contingenze del popolo in oggetto, il problema del suffragio e dei suoi limiti ed infine la partecipazione, intesa come strumento di “confronto” con la prassi politica ed importante modalità di educazione e di emancipazione del “popolo”. Nel terzo capitolo viene enucleata da alcuni scritti milliani, in particolare dalle Considerations on Representative Government la dicotomia tra centralizzazione e decentramento e la relazione con la teoria federale, per mettere nella giusta luce la modernità del pensiero di Mill rispetto ad una forma di governo non federale tout – court, ma che lasci uno spazio ampio e ben delineato alle autonomie locali, a cui il filosofo auspica la delega di porzioni di competenza su questioni locali di carattere peculiare e contingente. Il metodo seguito è quello dell’analisi di tipo filologico e concettuale, che mette al centro il testo, o meglio i testi, del filosofo. Per questo è stato essenziale e prodromico, al momento della concettualizzazione e della problematizzazione, il lavoro di traduzione delle opere di Mill, anche come forma di meta-comprensione degli assunti via via analizzati e la comparazione delle differenti versioni italiane effettuate da studiosi del pensiero politico dell’inglese, anche per rilevare, attraverso la resa semantica, eventuali diverse sfumature di interpretazione del pensiero politico sotteso a determinati concetti. In questo modo è stato possibile, nel corso dell’attraversamento critico in questione, rendere conto di tutte le tracce utili per riscontrare o meno l’aderenza della costruzione milliana con quelle che sono le linee essenziali del pensiero politico moderno; senza ricercare presunte attestazioni di originalità o attualità specifiche, ma solo con il preciso scopo di non trascurare quello che comunque è stato un contributo fondamentale alla filosofia politica dell’800.
Governo, Rappresentanza, Federalismo. Un attraversamento critico della filosofia politica di John Stuart Mill
Pier Paolo, Pentucci
2010
Abstract
Il presente lavoro si propone un attraversamento critico del corpus degli scritti politici di John Stuart Mill al fine di indagarne all’interno alcuni dei più significativi concetti – chiave relativi al pensiero sulla politica e sull’organizzazione degli Stati che hanno caratterizzato l’opera del filosofo inglese. Gli assunti dei quali vogliamo rintracciare la tenuta filosofica, l’impianto formale, ma anche le eventuali aporie ed i parallelismi o i contrasti con i principali riferimenti teorici di cui Mill ci dà conto, sono quelli che, letti in successione, possono costituire una traccia per la ricostruzione di quella teoria politica generale sullo Stato o sugli Stati di cui non abbiamo, nel corpus milliano, una trattazione omogeneamente dedicata, ma che appunto è possibile ripercorrere nella grande mole di scritti politici che il filosofo inglese ci ha lasciato. In particolare ci occuperemo del governo indagato nei suoi aspetti peculiari, di rappresentanza e partecipazione, intesi come elementi portanti dell’impianto del governo popolare, di centralizzazione e decentramento come ipotesi per giungere alla migliore forma di governo riferita all’hic et nunc di ogni singola situazione storica, politica e geografica. Il primo capitolo è dedicato al problema del governo ed ha lo scopo di chiarire l’idea di good government che Mill elabora in maniera autonoma a partire dal parallelismo con le teorie di Bentham e di James Mill, ma anche di Hobbes e di Tocqueville; il secondo capitolo invece scende sul piano della problematizzazione e si occupa di rappresentanza e partecipazione, aprendo la questione fondamentale del rapporto tra governanti e governati. L’analisi tende a mettere in luce alcune questioni nodali insite nell’idea di governo rappresentativo concepita da Mill: le condizioni essenziali della rappresentanza nelle diverse prassi politiche correlate all’ esigenza di garanzie e di potere di controllo da parte dei governati, la necessità di sottomettere l’allestimento del migliore governo rappresentativo possibile alle varie contingenze del popolo in oggetto, il problema del suffragio e dei suoi limiti ed infine la partecipazione, intesa come strumento di “confronto” con la prassi politica ed importante modalità di educazione e di emancipazione del “popolo”. Nel terzo capitolo viene enucleata da alcuni scritti milliani, in particolare dalle Considerations on Representative Government la dicotomia tra centralizzazione e decentramento e la relazione con la teoria federale, per mettere nella giusta luce la modernità del pensiero di Mill rispetto ad una forma di governo non federale tout – court, ma che lasci uno spazio ampio e ben delineato alle autonomie locali, a cui il filosofo auspica la delega di porzioni di competenza su questioni locali di carattere peculiare e contingente. Il metodo seguito è quello dell’analisi di tipo filologico e concettuale, che mette al centro il testo, o meglio i testi, del filosofo. Per questo è stato essenziale e prodromico, al momento della concettualizzazione e della problematizzazione, il lavoro di traduzione delle opere di Mill, anche come forma di meta-comprensione degli assunti via via analizzati e la comparazione delle differenti versioni italiane effettuate da studiosi del pensiero politico dell’inglese, anche per rilevare, attraverso la resa semantica, eventuali diverse sfumature di interpretazione del pensiero politico sotteso a determinati concetti. In questo modo è stato possibile, nel corso dell’attraversamento critico in questione, rendere conto di tutte le tracce utili per riscontrare o meno l’aderenza della costruzione milliana con quelle che sono le linee essenziali del pensiero politico moderno; senza ricercare presunte attestazioni di originalità o attualità specifiche, ma solo con il preciso scopo di non trascurare quello che comunque è stato un contributo fondamentale alla filosofia politica dell’800.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/121263
URN:NBN:IT:UNIPD-121263