La tesi si concentra sulla raccolta di lettere in versi di Petrarca, le Epystole, conosciute anche con il nome inesatto di Epystole metrice. In Italia l’opera, di cui si attende ancora l’edizione critica, si legge perlopiù in scelte antologiche, dal momento che risulta irreperibile l’unica edizione moderna completa, curata da Raffaele Argenio e pubblicata postuma. Così, la raccolta si legge tradotta e al completo soltanto nell’edizione ottocentesca di Domenico Rossetti, dove la seriazione dei testi è modificata dall’editore a suo uso e consumo. Insieme agli errori dell’editore Enrico Bianchi e alla vulgata che ne è conseguita, la storia editoriale delle Epystole spiega le ragioni di un’interpretazione a tratti depauperante e sempre parziale, che ha guardato all’opera come ad un tentativo sconclusionato e poco felice. A partire dalle indicazioni dell’attuale editore, Michele Feo, che ha dimostrato come invece la raccolta fosse portata a compimento e pubblicata da Petrarca nel 1364, si è cercato di inquadrare le Epystole entro le maglie della progettualità petrarchesca tra gli anni Cinquanta e la metà del decennio successivo. Il lavoro mette a frutto, in particolare, l’ipotesi cronologica di Francisco Rico che, assegnando la composizione del Secretum agli anni tra il 1347 e il 1353, fa del dialogo il presupposto ideologico dei grandi progetti di raccolta elaborati a partire dal 1350. Rerum vulgarium fragmenta, Rerum familiarium libri ed Epystole nascerebbero da una medesima condizione mentale, il recolligere sparsa, e si costituirebbero, secondo finalità autopromozionali, per consegnare a contemporanei e posteri un’immagine idealizzata della propria esperienza di vita e di pensiero. Se la questione è stata da tempo approfondita per Canzoniere e Familiari, le Epystole ne sono state sfiorate appena. All’ombra del Secretum, il capitolo centrale della tesi cerca di dimostrare come l’epistolario in versi partecipi a quelle stesse finalità, costruendo percorsi coerenti con l’ideologia che guida la costruzione delle altre raccolte, diversamente da questa documentabile. Contestualmente, è argomentata l’ipotesi del titolo, che le Epystole siano cioè un libro, e che possiedano una struttura non soltanto definita, ma significativa. Così indica il valore simbolico dei testi collocati in posizione rilevata, il proemio e le lettere finali dei tre libri; così lasciano pensare i testi che, accostati a vario titolo, costruiscono serie compatte per destinatario, tema, occasione. La lettura di ciascuna lettera è demandata a schede specifiche, che costituiscono la seconda parte della tesi. In appendice si trova la traduzione italiana in prosa di tutte le lettere.

Petrarca. Il libro delle Epystole, le Epystole come libro

2019

Abstract

La tesi si concentra sulla raccolta di lettere in versi di Petrarca, le Epystole, conosciute anche con il nome inesatto di Epystole metrice. In Italia l’opera, di cui si attende ancora l’edizione critica, si legge perlopiù in scelte antologiche, dal momento che risulta irreperibile l’unica edizione moderna completa, curata da Raffaele Argenio e pubblicata postuma. Così, la raccolta si legge tradotta e al completo soltanto nell’edizione ottocentesca di Domenico Rossetti, dove la seriazione dei testi è modificata dall’editore a suo uso e consumo. Insieme agli errori dell’editore Enrico Bianchi e alla vulgata che ne è conseguita, la storia editoriale delle Epystole spiega le ragioni di un’interpretazione a tratti depauperante e sempre parziale, che ha guardato all’opera come ad un tentativo sconclusionato e poco felice. A partire dalle indicazioni dell’attuale editore, Michele Feo, che ha dimostrato come invece la raccolta fosse portata a compimento e pubblicata da Petrarca nel 1364, si è cercato di inquadrare le Epystole entro le maglie della progettualità petrarchesca tra gli anni Cinquanta e la metà del decennio successivo. Il lavoro mette a frutto, in particolare, l’ipotesi cronologica di Francisco Rico che, assegnando la composizione del Secretum agli anni tra il 1347 e il 1353, fa del dialogo il presupposto ideologico dei grandi progetti di raccolta elaborati a partire dal 1350. Rerum vulgarium fragmenta, Rerum familiarium libri ed Epystole nascerebbero da una medesima condizione mentale, il recolligere sparsa, e si costituirebbero, secondo finalità autopromozionali, per consegnare a contemporanei e posteri un’immagine idealizzata della propria esperienza di vita e di pensiero. Se la questione è stata da tempo approfondita per Canzoniere e Familiari, le Epystole ne sono state sfiorate appena. All’ombra del Secretum, il capitolo centrale della tesi cerca di dimostrare come l’epistolario in versi partecipi a quelle stesse finalità, costruendo percorsi coerenti con l’ideologia che guida la costruzione delle altre raccolte, diversamente da questa documentabile. Contestualmente, è argomentata l’ipotesi del titolo, che le Epystole siano cioè un libro, e che possiedano una struttura non soltanto definita, ma significativa. Così indica il valore simbolico dei testi collocati in posizione rilevata, il proemio e le lettere finali dei tre libri; così lasciano pensare i testi che, accostati a vario titolo, costruiscono serie compatte per destinatario, tema, occasione. La lettura di ciascuna lettera è demandata a schede specifiche, che costituiscono la seconda parte della tesi. In appendice si trova la traduzione italiana in prosa di tutte le lettere.
2019
Italiano
TONELLI, NATASCIA
GUERIN, PHILIPPE
Università degli Studi di Siena
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/131329
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNISI-131329