La separazione tra scienze naturali e scienze umanistiche ha attraversato secoli di storia della conoscenza umana e la filosofia della scienza ha dato il suo contributo a tale dibattito con esiti differenti. A fronte di tale dialogo si sono costituiti paradigmi scientifici discordanti, con ricadute sulla categorizzazione dei saperi e di seguito sull’educazione scientifica. Tale discussione è qui elaborata, unitamente al quadro generale delle principali pratiche di educazione scientifica e delle problematiche emerse, a livello internazionale e nazionale. Dalla riflessione sul quadro filosofico-scientifico e su quello della pratica scolastica, sono emerse considerazioni che fanno da framework iniziale di riferimento ad una proposta di ricerca-azione. Gli apporti di psicologia e linguistica cognitiva ci hanno fornito informazioni sulla natura figurativa della lingua e le ricerche sul conceptual change in ambito scientifico hanno stimolato importanti considerazioni in campo educativo: quale ruolo assegnare nel curricolo scientifico ai concetti? Come stimolare il conceptual development? Quali strumenti didattici facilitano tale sviluppo? Tali interrogativi hanno portato all’evoluzione di un innovativo filone di ricerca, che indaga l’uso della narrazione e della metafora per la comprensione di fenomeni naturali: questi strumenti della comprensione umana sembrano, alla luce delle sperimentazioni svolte, aver favorito lo sviluppo dei concetti. Le ricerche, in seguito, hanno portato alla fondazione di Manis, Centro di ricerca dipartimentale di Unimore, che studia la relazione tra narrazione, metafora e scienze, approfondendo il processo di insegnamento/apprendimento delle scienze e focalizzandosi sull’uso consapevole della lingua e sull’interdisciplinarità. È stata quindi articolata una proposta di educazione scientifica in un progetto K- 8, basato sull'idea di una mente embodied, che si fonda sulla forte connessione tra corpo, mente ed emozioni, con lo scopo di stimolare la corrispondenza tra concetti primari e nuove concettualizzazioni. Le reti semantiche attivate dagli sfondi narrativi e dal pensiero analogico sembrano aver favorito una migliore comprensione degli aspetti qualitativi, quantitativi e di forza-potere dei fenomeni naturali, attivando allo stesso tempo bootstrapping concettuali che coinvolgono la modellizzazione del fenomeno all'interno del dominio di riferimento e ad altri domini correlati. Gli assunti teorici e le sperimentazioni aprono in tal senso il dibattito sulla natura metaforica del linguaggio scientifico e su considerazioni in campo educativo, mostrando l’importanza della messa in relazione di narrazioni-artefatto create per i bambini con le esperienze dialogiche e laboratoriali. Si congettura che la rappresentazione offerta dalla storia-artefatto possa essere efficacemente utilizzata per introdurre fin dalla primissima infanzia concetti scientifici, agevolando la comprensione profonda del mondo reale. L’ipotesi è stata testata in più esperienze semi-sperimentali che hanno condotto all’elaborazione di un modello di curricolo concettuale verticale di scienze. In seguito, attraverso un intervento sperimentale, coerente a tale quadro, si è studiato il caso dell’energia. Lo sviluppo della concettualizzazione dell’energia è valutato in questo case-study attraverso l’analisi qualitativa di post-test appositamente predisposti con gruppo di controllo. È stata inoltre svolta un’analisi linguistico-metaforica sugli elaborati degli allievi e su videoriprese in classe per evidenziare i paradigmi presenti e la natura multimetaforica dell’energia; si sono inoltre utilizzati focus group, per indagare le convinzioni dei docenti e le loro percezioni sul progetto.
METAFORA E NARRAZIONE PER UN CURRICOLO VERTICALE DI EDUCAZIONE SCIENTIFICA NEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE
2019
Abstract
La separazione tra scienze naturali e scienze umanistiche ha attraversato secoli di storia della conoscenza umana e la filosofia della scienza ha dato il suo contributo a tale dibattito con esiti differenti. A fronte di tale dialogo si sono costituiti paradigmi scientifici discordanti, con ricadute sulla categorizzazione dei saperi e di seguito sull’educazione scientifica. Tale discussione è qui elaborata, unitamente al quadro generale delle principali pratiche di educazione scientifica e delle problematiche emerse, a livello internazionale e nazionale. Dalla riflessione sul quadro filosofico-scientifico e su quello della pratica scolastica, sono emerse considerazioni che fanno da framework iniziale di riferimento ad una proposta di ricerca-azione. Gli apporti di psicologia e linguistica cognitiva ci hanno fornito informazioni sulla natura figurativa della lingua e le ricerche sul conceptual change in ambito scientifico hanno stimolato importanti considerazioni in campo educativo: quale ruolo assegnare nel curricolo scientifico ai concetti? Come stimolare il conceptual development? Quali strumenti didattici facilitano tale sviluppo? Tali interrogativi hanno portato all’evoluzione di un innovativo filone di ricerca, che indaga l’uso della narrazione e della metafora per la comprensione di fenomeni naturali: questi strumenti della comprensione umana sembrano, alla luce delle sperimentazioni svolte, aver favorito lo sviluppo dei concetti. Le ricerche, in seguito, hanno portato alla fondazione di Manis, Centro di ricerca dipartimentale di Unimore, che studia la relazione tra narrazione, metafora e scienze, approfondendo il processo di insegnamento/apprendimento delle scienze e focalizzandosi sull’uso consapevole della lingua e sull’interdisciplinarità. È stata quindi articolata una proposta di educazione scientifica in un progetto K- 8, basato sull'idea di una mente embodied, che si fonda sulla forte connessione tra corpo, mente ed emozioni, con lo scopo di stimolare la corrispondenza tra concetti primari e nuove concettualizzazioni. Le reti semantiche attivate dagli sfondi narrativi e dal pensiero analogico sembrano aver favorito una migliore comprensione degli aspetti qualitativi, quantitativi e di forza-potere dei fenomeni naturali, attivando allo stesso tempo bootstrapping concettuali che coinvolgono la modellizzazione del fenomeno all'interno del dominio di riferimento e ad altri domini correlati. Gli assunti teorici e le sperimentazioni aprono in tal senso il dibattito sulla natura metaforica del linguaggio scientifico e su considerazioni in campo educativo, mostrando l’importanza della messa in relazione di narrazioni-artefatto create per i bambini con le esperienze dialogiche e laboratoriali. Si congettura che la rappresentazione offerta dalla storia-artefatto possa essere efficacemente utilizzata per introdurre fin dalla primissima infanzia concetti scientifici, agevolando la comprensione profonda del mondo reale. L’ipotesi è stata testata in più esperienze semi-sperimentali che hanno condotto all’elaborazione di un modello di curricolo concettuale verticale di scienze. In seguito, attraverso un intervento sperimentale, coerente a tale quadro, si è studiato il caso dell’energia. Lo sviluppo della concettualizzazione dell’energia è valutato in questo case-study attraverso l’analisi qualitativa di post-test appositamente predisposti con gruppo di controllo. È stata inoltre svolta un’analisi linguistico-metaforica sugli elaborati degli allievi e su videoriprese in classe per evidenziare i paradigmi presenti e la natura multimetaforica dell’energia; si sono inoltre utilizzati focus group, per indagare le convinzioni dei docenti e le loro percezioni sul progetto.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/148627
URN:NBN:IT:UNIMORE-148627