Lo scopo della ricerca ha come obiettivo individuare il ruolo della reliquia nello sviluppo del potere papale tra la tarda antichità e l'alto medioevo, attraverso l'analisi delle due strategie complementari messe in atto dai vescovi romani: la valorizzazione delle reliquie a Roma e la loro distribuzione come dono a interlocutori privilegiati. L'arco cronologico preso in esame procede dall'età post-costantiniana, con papa Damaso (366-384) e la sua opera di sistematizzazione delle catacombe romane, a quella pre-carolingia, quando si conclude il processo di creazione di identità della reliquia romana e si apre un nuovo scenario caratterizzato dallo stretto rapporto tra il papato e i re franchi. Dopo un'introduzione necessaria per fornire le coordinate storiografiche entro cui si colloca il lavoro, la ricerca prende in esame prevalentemente due tipologie di fonti, i resti archeologici nella città di Roma e le lettere papali, con ulteriore supporto offerto dal Liber pontificalis, le Historiae e le cronache. La struttura in tre parti della tesi rispecchia il processo che ha caratterizzato la politica delle reliquie dei pontefici: in un primo periodo l'attenzione era focalizzata quasi esclusivamente su Roma e la valorizzazione dei propri santi in loco, basata sull'esaltazione della loro romanità, con qualche episodio in cui la reliquia viene utilizzata come dono; con Gregorio Magno si ha uno sviluppo massiccio dell'utilizzo della reliquia come dono, che vedrà la sua massima espressione nella clavis beati Petri, una chiave-reliquiario con dentro la limatura delle catene dell'apostolo Pietro a cui si attribuiscono molteplici significati; infine, tra vii e viii secolo si porta a compimento il processo e la clavis diventa uno strumento di legittimazione sia dell'appartenenza alla comunità cattolica, sia dell'autorità politica, lasciando un'eredità che sarà accolta non solo dai papi successivi, ma anche dai re carolingi.
La politica delle reliquie dei papi nell'alto medioevo (IV-VIII secolo)
Laura, Porceddu
2013
Abstract
Lo scopo della ricerca ha come obiettivo individuare il ruolo della reliquia nello sviluppo del potere papale tra la tarda antichità e l'alto medioevo, attraverso l'analisi delle due strategie complementari messe in atto dai vescovi romani: la valorizzazione delle reliquie a Roma e la loro distribuzione come dono a interlocutori privilegiati. L'arco cronologico preso in esame procede dall'età post-costantiniana, con papa Damaso (366-384) e la sua opera di sistematizzazione delle catacombe romane, a quella pre-carolingia, quando si conclude il processo di creazione di identità della reliquia romana e si apre un nuovo scenario caratterizzato dallo stretto rapporto tra il papato e i re franchi. Dopo un'introduzione necessaria per fornire le coordinate storiografiche entro cui si colloca il lavoro, la ricerca prende in esame prevalentemente due tipologie di fonti, i resti archeologici nella città di Roma e le lettere papali, con ulteriore supporto offerto dal Liber pontificalis, le Historiae e le cronache. La struttura in tre parti della tesi rispecchia il processo che ha caratterizzato la politica delle reliquie dei pontefici: in un primo periodo l'attenzione era focalizzata quasi esclusivamente su Roma e la valorizzazione dei propri santi in loco, basata sull'esaltazione della loro romanità, con qualche episodio in cui la reliquia viene utilizzata come dono; con Gregorio Magno si ha uno sviluppo massiccio dell'utilizzo della reliquia come dono, che vedrà la sua massima espressione nella clavis beati Petri, una chiave-reliquiario con dentro la limatura delle catene dell'apostolo Pietro a cui si attribuiscono molteplici significati; infine, tra vii e viii secolo si porta a compimento il processo e la clavis diventa uno strumento di legittimazione sia dell'appartenenza alla comunità cattolica, sia dell'autorità politica, lasciando un'eredità che sarà accolta non solo dai papi successivi, ma anche dai re carolingi.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/171798
URN:NBN:IT:UNIPD-171798