Una delle domande di ricerca più affascinanti all’interno delle scienze cognitive dello sviluppo riguarda il comprendere a quali cambiamenti la cognizione vada incontro nel corso dello sviluppo per raggiungere il livello di specializzazione osservato nell’adulto. A tal fine, una delle più grandi sfide è quella di determinare quali siano le abilità che i neonati posseggono fin dalla nascita e come le predisposizioni innate fungano da innesco nel processo di specializzazione del sistema nel corso dello sviluppo e in funzione dell’esperienza. In particolare l’obiettivo di questo lavoro è quello di studiare come il sistema si specializzi per riconoscere degli agenti sociali considerando il fatto che gli esseri umani sono creature sociali in grado di comprendere le intenzioni e le emozioni altrui basandosi sulla analisi di segnali non verbali e che nell’adulto è presente una specializzazione neurale e funzionale per l’elaborazione di stimoli sociali (Adolphs, 2009). Riconoscere gli agenti sociali implica la messa in atto di una serie di processi, quali orientare l’attenzione verso di essi, saperli discriminare rispetto ad altri stimoli, quali ad esempio gli oggetti inanimati, e poterli categorizzare come agenti sociali, che si affinano man mano nel corso dello sviluppo. Sicuramente, in ottica evolutiva, l’abilità di poter utilizzare il movimento come indice per poter riconoscere e categorizzare un agente come sociale potrebbe essere un precursore fondamentale di abilità cognitive più sofisticate, quali anticipare l’obiettivo delle azioni altrui e di conseguenza adeguare il proprio comportamento (Gallese, Rochat, Cossu, & Sinigaglia, 2009). Non ci sono dubbi infatti, che prima di attribuire obiettivi e intenzioni agli altri, gli esseri umani individuino gli altri esseri sociali nell’ambiente e che, per poter fare questo, abbiano bisogno di usare indici percettivi che consentano loro di discriminare tra esseri animati ed inanimati. Considerando il movimento come un aspetto fondamentale che gli esseri umani possono utilizzare per distinguere gli essere animati dagli inanimati e riferendomi al modello teorico del Neo/Neuro-Costruttivismo, l’obiettivo della mia tesi di dottorato è quello di testare il ruolo svolto dagli indici di movimento nella identificazione degli esseri sociali e delle loro azioni. In particolare, la mia ipotesi è che il nostro sistema visivo abbia fin dalla nascita dei biases attentivi per dei specifici indici di movimento che caratterizzano il movimento degli esseri animati. Questi biases sarebbero i punti di partenza da cui origina il cervello sociale che a partire dalla identificazione degli esseri viventi arriverà “a leggere” non solo gli obiettivi delle azioni ma anche le intenzioni e gli stati mentali degli altri esseri sociali. L’esperienza avrebbe dunque un ruolo centrale nello strutturare il sistema e nel farlo diventare specializzato ad elaborare le informazioni sociali. In quest’ottica, nel primo capitolo di carattere teorico, verrà introdotto l’approccio Neo/Neuro-costruttivista e verrà descritto come il cervello sociale e la cognizione sociale si sviluppano nella specie umana. Nella seconda parte della tesi (Capitolo 2). saranno presentati una serie di esperimenti il cui obiettivo sarà quello di testare l’ipotesi che fin dalla nascita il sistema abbia dei biases attentivi verso gli indici cinematici che caratterizzano il movimento degli esseri animati. Impiegando paradigmi quali la preferenza visiva e l’abituazione, è stato investigato a quali indici di movimento, che nell’adulto elicitano la percezione di un oggetto come animato, il sistema visivo fosse sensibile fin dalla nascita. Nello specifico i neonati hanno mostrato di preferire il movimento auto-generato rispetto ad un inizio di movimento ambiguo (Esperimento 1 e 2). I risultati degli Esperimenti 3, 4, 5 e 6 dimostrano, come fin dalla nascita il sistema umano possieda un bias attentivo per un oggetto che cambia velocità con una sequenza caratterizzata da accelerazione-decelerazione rispetto ad un oggetto che si muove a velocità costante, ma solamente quando i cambi di velocità in accelerazione e decelerazione sono presentati insieme e nell’ordine in cui l’accelerazione preceda la decelerazione. Questi risultati confermano la presenza di bias attentivi per gli indici di movimento che caratterizzano gli esseri animati. Quest’iniziale predisposizione permetterebbe al sistema di focalizzare l’attenzione verso indici di movimento quali, il movimento auto-generato e cinematiche caratterizzate da cambi di velocità in termini di accelerazione e decelerazione, anche quando questi indici sono presenti in configurazioni complesse di punti come dimostrano le ricerche che attestano una preferenza per il movimento biologico alla nascita (Simion, Regolin, & Bulf, 2008; Bardi, Regolin, & Simion 2011). Studi condotti con adulti hanno inoltre dimostrato che da queste configurazioni di punti è possibile estrarre una serie di informazioni socialmente rilevanti come ad esempio il genere e lo stato emotivo (Kozlowski & Cutting, 1977; Dittrich, Troscianko, Lea & Morgan 1996) e che la direzione della camminata determina un orientamento dell’attenzione verso la direzione dello spazio da essa indicata (Bardi, Di Giorgio, Lunghi, Troje & Simion, 2015). In quest’ottica, l’obiettivo degli esperimenti descritti nel Capitolo 3, è stato quello di testare se la direzione della camminata umana veicolata da un insieme complesso di punti possa elicitare un orientamento attentivo anche nei bambini di pochi mesi di vita. A tal fine è stato utilizzato il paradigma di cueing (Posner, 1980) e sono state registrate le risposte evento relate alla comparsa di uno stimolo periferico (ERPs; HD Geodesic System). I risultati degli Esperimenti 7 e 8 dimostrano che l’abilità di poter utilizzare la direzione della camminata come indice per orientare l’attenzione compare a partire dai 6 mesi di vita. I dati elettroencefalografici dimostrano che sia nei bambini di 6 mesi di vita che in partecipanti adulti, l’orientamento attentivo veicolato dalla direzione della camminata umana produce un effetto sulle componenti sensoriali quando uno stimolo periferico compare nella posizione spaziale indicata dalla direzione della camminata umana (Esperimenti 8 e 9). La modulazione delle componenti sensoriali sembra suggerire che la direzione della camminata umana eliciti un orientamento attentivo e di conseguenza produca un “beneficio” in termini di miglior elaborazione delle informazioni che compaiono in posizioni congruenti alla direzione della camminata. Complessivamente, i dati presentati in questa tesi estendono le precedenti conoscenze che dimostravano che la detezione degli agenti sociali si basa sulla presenza della configurazione volto (Valenza, Simion, Macchi Cassia & Umiltà, 1996) e mostrano che essa avviene anche sulla base di indici di movimento a cui il nostro sistema visivo è sensibile fin dalla nascita. Questo avvalora l’ipotesi che la presenza di biases attentivi verso alcuni peculiari indici cinematici focalizzi l’attenzione su queste informazioni rilevanti e filtri l’esperienza che il sistema umano acquisisce per la costruzione del cervello sociale. In quest’ottica i biases attentivi e l’esperienza sono il punto di partenza su cui il sistema si specializza nel riconoscimento degli agenti sociali e su cui poi la specie umana costruisce la cognizione sociale. Queste conclusioni sono in linea con l’approccio Neo/Neuro-costruttivista e suggeriscono che l’esperienza con i conspecifici svolga un ruolo rilevante durante lo sviluppo per strutturare la conoscenza e determinare la specializzazione del sistema.

Detection of social agents: the role of kinematic cues

LUNGHI, MARCO
2018

Abstract

Una delle domande di ricerca più affascinanti all’interno delle scienze cognitive dello sviluppo riguarda il comprendere a quali cambiamenti la cognizione vada incontro nel corso dello sviluppo per raggiungere il livello di specializzazione osservato nell’adulto. A tal fine, una delle più grandi sfide è quella di determinare quali siano le abilità che i neonati posseggono fin dalla nascita e come le predisposizioni innate fungano da innesco nel processo di specializzazione del sistema nel corso dello sviluppo e in funzione dell’esperienza. In particolare l’obiettivo di questo lavoro è quello di studiare come il sistema si specializzi per riconoscere degli agenti sociali considerando il fatto che gli esseri umani sono creature sociali in grado di comprendere le intenzioni e le emozioni altrui basandosi sulla analisi di segnali non verbali e che nell’adulto è presente una specializzazione neurale e funzionale per l’elaborazione di stimoli sociali (Adolphs, 2009). Riconoscere gli agenti sociali implica la messa in atto di una serie di processi, quali orientare l’attenzione verso di essi, saperli discriminare rispetto ad altri stimoli, quali ad esempio gli oggetti inanimati, e poterli categorizzare come agenti sociali, che si affinano man mano nel corso dello sviluppo. Sicuramente, in ottica evolutiva, l’abilità di poter utilizzare il movimento come indice per poter riconoscere e categorizzare un agente come sociale potrebbe essere un precursore fondamentale di abilità cognitive più sofisticate, quali anticipare l’obiettivo delle azioni altrui e di conseguenza adeguare il proprio comportamento (Gallese, Rochat, Cossu, & Sinigaglia, 2009). Non ci sono dubbi infatti, che prima di attribuire obiettivi e intenzioni agli altri, gli esseri umani individuino gli altri esseri sociali nell’ambiente e che, per poter fare questo, abbiano bisogno di usare indici percettivi che consentano loro di discriminare tra esseri animati ed inanimati. Considerando il movimento come un aspetto fondamentale che gli esseri umani possono utilizzare per distinguere gli essere animati dagli inanimati e riferendomi al modello teorico del Neo/Neuro-Costruttivismo, l’obiettivo della mia tesi di dottorato è quello di testare il ruolo svolto dagli indici di movimento nella identificazione degli esseri sociali e delle loro azioni. In particolare, la mia ipotesi è che il nostro sistema visivo abbia fin dalla nascita dei biases attentivi per dei specifici indici di movimento che caratterizzano il movimento degli esseri animati. Questi biases sarebbero i punti di partenza da cui origina il cervello sociale che a partire dalla identificazione degli esseri viventi arriverà “a leggere” non solo gli obiettivi delle azioni ma anche le intenzioni e gli stati mentali degli altri esseri sociali. L’esperienza avrebbe dunque un ruolo centrale nello strutturare il sistema e nel farlo diventare specializzato ad elaborare le informazioni sociali. In quest’ottica, nel primo capitolo di carattere teorico, verrà introdotto l’approccio Neo/Neuro-costruttivista e verrà descritto come il cervello sociale e la cognizione sociale si sviluppano nella specie umana. Nella seconda parte della tesi (Capitolo 2). saranno presentati una serie di esperimenti il cui obiettivo sarà quello di testare l’ipotesi che fin dalla nascita il sistema abbia dei biases attentivi verso gli indici cinematici che caratterizzano il movimento degli esseri animati. Impiegando paradigmi quali la preferenza visiva e l’abituazione, è stato investigato a quali indici di movimento, che nell’adulto elicitano la percezione di un oggetto come animato, il sistema visivo fosse sensibile fin dalla nascita. Nello specifico i neonati hanno mostrato di preferire il movimento auto-generato rispetto ad un inizio di movimento ambiguo (Esperimento 1 e 2). I risultati degli Esperimenti 3, 4, 5 e 6 dimostrano, come fin dalla nascita il sistema umano possieda un bias attentivo per un oggetto che cambia velocità con una sequenza caratterizzata da accelerazione-decelerazione rispetto ad un oggetto che si muove a velocità costante, ma solamente quando i cambi di velocità in accelerazione e decelerazione sono presentati insieme e nell’ordine in cui l’accelerazione preceda la decelerazione. Questi risultati confermano la presenza di bias attentivi per gli indici di movimento che caratterizzano gli esseri animati. Quest’iniziale predisposizione permetterebbe al sistema di focalizzare l’attenzione verso indici di movimento quali, il movimento auto-generato e cinematiche caratterizzate da cambi di velocità in termini di accelerazione e decelerazione, anche quando questi indici sono presenti in configurazioni complesse di punti come dimostrano le ricerche che attestano una preferenza per il movimento biologico alla nascita (Simion, Regolin, & Bulf, 2008; Bardi, Regolin, & Simion 2011). Studi condotti con adulti hanno inoltre dimostrato che da queste configurazioni di punti è possibile estrarre una serie di informazioni socialmente rilevanti come ad esempio il genere e lo stato emotivo (Kozlowski & Cutting, 1977; Dittrich, Troscianko, Lea & Morgan 1996) e che la direzione della camminata determina un orientamento dell’attenzione verso la direzione dello spazio da essa indicata (Bardi, Di Giorgio, Lunghi, Troje & Simion, 2015). In quest’ottica, l’obiettivo degli esperimenti descritti nel Capitolo 3, è stato quello di testare se la direzione della camminata umana veicolata da un insieme complesso di punti possa elicitare un orientamento attentivo anche nei bambini di pochi mesi di vita. A tal fine è stato utilizzato il paradigma di cueing (Posner, 1980) e sono state registrate le risposte evento relate alla comparsa di uno stimolo periferico (ERPs; HD Geodesic System). I risultati degli Esperimenti 7 e 8 dimostrano che l’abilità di poter utilizzare la direzione della camminata come indice per orientare l’attenzione compare a partire dai 6 mesi di vita. I dati elettroencefalografici dimostrano che sia nei bambini di 6 mesi di vita che in partecipanti adulti, l’orientamento attentivo veicolato dalla direzione della camminata umana produce un effetto sulle componenti sensoriali quando uno stimolo periferico compare nella posizione spaziale indicata dalla direzione della camminata umana (Esperimenti 8 e 9). La modulazione delle componenti sensoriali sembra suggerire che la direzione della camminata umana eliciti un orientamento attentivo e di conseguenza produca un “beneficio” in termini di miglior elaborazione delle informazioni che compaiono in posizioni congruenti alla direzione della camminata. Complessivamente, i dati presentati in questa tesi estendono le precedenti conoscenze che dimostravano che la detezione degli agenti sociali si basa sulla presenza della configurazione volto (Valenza, Simion, Macchi Cassia & Umiltà, 1996) e mostrano che essa avviene anche sulla base di indici di movimento a cui il nostro sistema visivo è sensibile fin dalla nascita. Questo avvalora l’ipotesi che la presenza di biases attentivi verso alcuni peculiari indici cinematici focalizzi l’attenzione su queste informazioni rilevanti e filtri l’esperienza che il sistema umano acquisisce per la costruzione del cervello sociale. In quest’ottica i biases attentivi e l’esperienza sono il punto di partenza su cui il sistema si specializza nel riconoscimento degli agenti sociali e su cui poi la specie umana costruisce la cognizione sociale. Queste conclusioni sono in linea con l’approccio Neo/Neuro-costruttivista e suggeriscono che l’esperienza con i conspecifici svolga un ruolo rilevante durante lo sviluppo per strutturare la conoscenza e determinare la specializzazione del sistema.
2018
Inglese
Infants, Newborns, Visual Attention, Social Agents, Kinematic cues
SIMION, FRANCESCA
GALFANO, GIOVANNI
Università degli studi di Padova
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/172328
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-172328