I territori rurali africani – e in particolare le loro capacità e vocazioni produttive – sono recentemente tornati alla ribalta nel dibattito internazionale di accademici, politici, organizzazioni della società civile e tecnici della cooperazione. La crisi alimentare attuale e dello scorso 2008, i crescenti investimenti in bio-combustibili ed i cosiddetti fenomeni di “land grab”, le disuguaglianze di genere nell’accesso alle risorse produttive e nel godimento dei benefici derivanti dal proprio lavoro, hanno infatti contribuito a ridestare l’attenzione di fronte alla gravità delle sfide che caratterizzano le economie rurali africane, quali: la crescita attesa della popolazione; i processi di marginalizzazione ed esclusione dei piccoli produttori connessi ai bassi livelli di produttività, al degrado delle risorse ambientali, alle difficoltà di accesso alle risorse produttive (terra, acqua, mezzi e input agricoli) e ai grandi investimenti agro-industriali privati; la concorrenza di prodotti alimentari importati (molto spesso sovvenzionati); la ri-articolazione delle filiere produttive. Tali fenomeni si inseriscono all’interno di un più ampio processo di ristrutturazione degli spazi rurali – connesso alle dinamiche delle globalizzazione, della decentralizzazione e del decentramento amministrativo - che accomuna i Paesi del Nord e del Sud del mondo, sebbene in questi ultimi assuma dei caratteri più marcati di diseguaglianza economica e sociale. Ciò è ancora più visibile nei Paesi dell’Africa Occidentale in cui la riconversione delle popolazioni rurali in attività produttive non-agricole si mostra di difficile realizzazione, dati i bassi livelli di industrializzazione e le ristrette dimensioni del settore terziario. Nel caso specifico del Senegal, queste dinamiche si intersecano inoltre con i fallimenti di due decenni di politiche di Sviluppo (’60-’80), di un successivo decennio di Aggiustamento Strutturale e di disimpegno statale, oltre che con le recenti politiche agricole governative (GOANA, Piani Speciali, PNIA), con i Piani Strategici di lotta alla povertà e alla desertificazione e, più in generale, con i progetti e i programmi di cooperazione allo sviluppo fondati su approcci di sviluppo locale/comunitario, dai successi spesso limitati. In Senegal, tra gli attori protagonisti del dibattito e delle pratiche di sviluppo agricolo e rurale possiamo senz’altro indicare il movimento contadino, con la sua piattaforma nazionale (CNCR), le federazioni regionali o di settore, le organizzazioni di base e, naturalmente, le sue connessioni con le piattaforme sovra-nazionali e transnazionali (ROPPA, Via Campesina, EuropAfrica, per citarne alcune). L’agire collettivo dei diversi attori che lo compongo si interseca però, attraverso una molteplicità di scale e di luoghi, con le strategie e le progettualità degli attori governativi e della cooperazione internazionale, degli investitori privati, delle comunità e dei singoli individui – uomini e donne – che abitano i territori rurali senegalesi. Tali intrecci possono avvenire in forma negoziata, partecipativa o esclusiva, cooperativa o conflittuale, frammentaria o unitaria, con esiti territoriali molto diversi fra loro. Qual è dunque il ruolo e il peso delle organizzazioni contadine nella produzione e riproduzione degli spazi rurali senegalesi? Quali fattori influenzano la struttura, le dinamiche interne e l’efficacia dell’azione collettiva del movimento? In che modo interagiscono i discorsi e le pratiche di sviluppo rurale promossi dai diversi attori? Quale rilievo hanno le questioni di genere all’interno di questi discorsi e quali dinamiche si riscontrano nelle organizzazioni contadine e nelle famiglie rurali? Partendo da una prospettiva di geografia critica dello sviluppo e della cooperazione (Bebbington, 2003, 2004; Bebbington et al. 2008; Dansero, 2008; Desai, Potter, 2006; Tonneau, 1997), la presente ricerca di dottorato si è proposta di indagare i complessi rapporti tra movimento contadino, spazi rurali e cooperazione, attraverso la lente multi-scalare di un programma della Cooperazione italiana – il Fondo Italia-CILSS. Tale programma si proponeva infatti di favorire il protagonismo del movimento contadino e delle sue organizzazioni di base all’interno di processi di sviluppo locale che integrassero la lotta alla povertà con la tutela delle risorse naturali. Ai due “must” dei discorsi e delle pratiche di cooperazione – e cioè lo sviluppo locale ed il supporto ai movimenti contadini – il programma prevedeva inoltre di prestare particolare attenzione alla “svantaggiata” categoria delle donne, non includendo però un esplicito approccio di genere. Al centro delle nostre riflessioni porremo dunque le organizzazioni e il movimento contadino quale strumento di interpretazione, di rappresentanza, e di traduzione degli interessi e dei vissuti dei contadini - ed in particolare delle contadine senegalesi - nella negoziazione e nell’implementazione di politiche e programmi di sviluppo in ambito rurale. Per rispondere alle questioni che abbiamo qui richiamato brevemente si è proceduto, innanzitutto, a ricostruire il dibattito contemporaneo sugli spazi rurali e sulle loro dinamiche di ristrutturazione e di sviluppo territoriale (Bebbington et al., 2008; Graziano Da Silva; Halfacree, 2007; McMichael, 2007; Woods, 2011; Schejtman e Berdegué, 2007). Secondariamente, si è proceduto a definire la nozione di movimenti sociali e di agire collettivo, andando a ricercare gli strumenti analitici più appropriati al nostro caso di studio all’interno dell’ampia letteratura sociologica e politica, e della più recente letteratura geografica. I concetti e le teorie ritenute ai fini dell’analisi riguardano: il ruolo giocato dalle risorse - suddivise in simboliche/materiali ed interne/esterne – nella mobilitazione e nel coordinamento dei movimenti sociali e nel raggiungimento dei loro obiettivi (Oberschall, 1973; Tilly, 1976; McCarthy e Zald, 1977; Beaumont e Nicholls, 2007); il ruolo dell’identità e della sua costruzione discorsiva (Rose, 1993; Young, 1990); il ruolo delle opportunità politiche nell’evoluzione dei movimenti (Tarrow, 1998); ed infine il ruolo giocato da luoghi, reti e scale nella strutturazione spaziale dei movimenti, nel reperimento delle risorse necessarie all’azione collettiva e nelle traiettorie seguite dai movimenti (Routledge, 2003; Miller e Martin, 2003; Wolford, 2004; Diani, 2005; Della Porta, 2005; Tarrow e McAdam, 2005). Sulla base delle considerazioni teoriche relative ai concetti di rurale, di scala e di transcalarità, di luogo, e delle loro implicazioni sulla forma spaziale e sulle modalità di azione collettiva dei movimenti sociali (Beaumont e Nicholls, 2007; Nicholls, 2008; Miller, 2000; Miller e Martin 2003; Routledge, 1997, 2003; Wolford, 2004) si è ritenuto opportuno adottare un approccio di ricerca che ci consentisse di condurre un’analisi multiscalare del movimento contadino senegalese, poiché complessa è la sua geografia e differenti sono le identità e le reti di relazioni che ne strutturano l’azione alle diverse scale. Un ulteriore elemento considerato nell’impostazione della ricerca è la stretta connessione tra la progressiva istituzionalizzazione, i discorsi e le scale di azione del movimento, da un lato, e gli spazi di partecipazione politica offerti dall’universo della cooperazione in senso ampio (agenzie internazionali, cooperazione multi e bi-laterale, Ong, Partner) e dallo Stato. L’ipotesi sottesa è che non si possa analizzare il ruolo del movimento contadino - e delle sue organizzazioni di base – nella produzione degli spazi rurali senza considerare i vincoli e le opportunità offerte dalle diverse forme di “negoziazione del rurale” di cui è stato protagonista. Infine un terzo aspetto dell’analisi riguarderà le relazioni di genere interne al movimento stesso e ai territori oggetto di studio. L’adozione di un approccio di genere ci consentirà infatti di mettere in luce alcuni nodi problematici riscontrati all’interno delle strutture del movimento e delle unità di produzione familiari. Essi riguardano, da un lato, la leadership all’interno delle organizzazioni di base (sia femminili che miste) e del coordinamento nazionale, e dall’altro, i disequilibri nella mobilità e nell’accesso alle risorse (materiali e immateriali) basati sul genere, lo status, l’età. Tali squilibri sono un indice delle difficoltà di articolazione tra i discorsi del movimento contadino (sovranità alimentare, agricoltura familiare) e la realtà delle pratiche al suo interno e nei contesti rurali. Essi rispecchiano inoltre alcune dinamiche di esclusione e di marginalizzazione rinvenibili all’interno del più ampio movimento e legate alle differenze di risorse, potere e mobilità tra leader/organizzazioni forti e aderenti/organizzazioni deboli.

Movimenti contadini, spazi rurali e genere: il caso del Fondo Itali-CILSS in Senegal

MIGLIARDI, AGNESE
2013

Abstract

I territori rurali africani – e in particolare le loro capacità e vocazioni produttive – sono recentemente tornati alla ribalta nel dibattito internazionale di accademici, politici, organizzazioni della società civile e tecnici della cooperazione. La crisi alimentare attuale e dello scorso 2008, i crescenti investimenti in bio-combustibili ed i cosiddetti fenomeni di “land grab”, le disuguaglianze di genere nell’accesso alle risorse produttive e nel godimento dei benefici derivanti dal proprio lavoro, hanno infatti contribuito a ridestare l’attenzione di fronte alla gravità delle sfide che caratterizzano le economie rurali africane, quali: la crescita attesa della popolazione; i processi di marginalizzazione ed esclusione dei piccoli produttori connessi ai bassi livelli di produttività, al degrado delle risorse ambientali, alle difficoltà di accesso alle risorse produttive (terra, acqua, mezzi e input agricoli) e ai grandi investimenti agro-industriali privati; la concorrenza di prodotti alimentari importati (molto spesso sovvenzionati); la ri-articolazione delle filiere produttive. Tali fenomeni si inseriscono all’interno di un più ampio processo di ristrutturazione degli spazi rurali – connesso alle dinamiche delle globalizzazione, della decentralizzazione e del decentramento amministrativo - che accomuna i Paesi del Nord e del Sud del mondo, sebbene in questi ultimi assuma dei caratteri più marcati di diseguaglianza economica e sociale. Ciò è ancora più visibile nei Paesi dell’Africa Occidentale in cui la riconversione delle popolazioni rurali in attività produttive non-agricole si mostra di difficile realizzazione, dati i bassi livelli di industrializzazione e le ristrette dimensioni del settore terziario. Nel caso specifico del Senegal, queste dinamiche si intersecano inoltre con i fallimenti di due decenni di politiche di Sviluppo (’60-’80), di un successivo decennio di Aggiustamento Strutturale e di disimpegno statale, oltre che con le recenti politiche agricole governative (GOANA, Piani Speciali, PNIA), con i Piani Strategici di lotta alla povertà e alla desertificazione e, più in generale, con i progetti e i programmi di cooperazione allo sviluppo fondati su approcci di sviluppo locale/comunitario, dai successi spesso limitati. In Senegal, tra gli attori protagonisti del dibattito e delle pratiche di sviluppo agricolo e rurale possiamo senz’altro indicare il movimento contadino, con la sua piattaforma nazionale (CNCR), le federazioni regionali o di settore, le organizzazioni di base e, naturalmente, le sue connessioni con le piattaforme sovra-nazionali e transnazionali (ROPPA, Via Campesina, EuropAfrica, per citarne alcune). L’agire collettivo dei diversi attori che lo compongo si interseca però, attraverso una molteplicità di scale e di luoghi, con le strategie e le progettualità degli attori governativi e della cooperazione internazionale, degli investitori privati, delle comunità e dei singoli individui – uomini e donne – che abitano i territori rurali senegalesi. Tali intrecci possono avvenire in forma negoziata, partecipativa o esclusiva, cooperativa o conflittuale, frammentaria o unitaria, con esiti territoriali molto diversi fra loro. Qual è dunque il ruolo e il peso delle organizzazioni contadine nella produzione e riproduzione degli spazi rurali senegalesi? Quali fattori influenzano la struttura, le dinamiche interne e l’efficacia dell’azione collettiva del movimento? In che modo interagiscono i discorsi e le pratiche di sviluppo rurale promossi dai diversi attori? Quale rilievo hanno le questioni di genere all’interno di questi discorsi e quali dinamiche si riscontrano nelle organizzazioni contadine e nelle famiglie rurali? Partendo da una prospettiva di geografia critica dello sviluppo e della cooperazione (Bebbington, 2003, 2004; Bebbington et al. 2008; Dansero, 2008; Desai, Potter, 2006; Tonneau, 1997), la presente ricerca di dottorato si è proposta di indagare i complessi rapporti tra movimento contadino, spazi rurali e cooperazione, attraverso la lente multi-scalare di un programma della Cooperazione italiana – il Fondo Italia-CILSS. Tale programma si proponeva infatti di favorire il protagonismo del movimento contadino e delle sue organizzazioni di base all’interno di processi di sviluppo locale che integrassero la lotta alla povertà con la tutela delle risorse naturali. Ai due “must” dei discorsi e delle pratiche di cooperazione – e cioè lo sviluppo locale ed il supporto ai movimenti contadini – il programma prevedeva inoltre di prestare particolare attenzione alla “svantaggiata” categoria delle donne, non includendo però un esplicito approccio di genere. Al centro delle nostre riflessioni porremo dunque le organizzazioni e il movimento contadino quale strumento di interpretazione, di rappresentanza, e di traduzione degli interessi e dei vissuti dei contadini - ed in particolare delle contadine senegalesi - nella negoziazione e nell’implementazione di politiche e programmi di sviluppo in ambito rurale. Per rispondere alle questioni che abbiamo qui richiamato brevemente si è proceduto, innanzitutto, a ricostruire il dibattito contemporaneo sugli spazi rurali e sulle loro dinamiche di ristrutturazione e di sviluppo territoriale (Bebbington et al., 2008; Graziano Da Silva; Halfacree, 2007; McMichael, 2007; Woods, 2011; Schejtman e Berdegué, 2007). Secondariamente, si è proceduto a definire la nozione di movimenti sociali e di agire collettivo, andando a ricercare gli strumenti analitici più appropriati al nostro caso di studio all’interno dell’ampia letteratura sociologica e politica, e della più recente letteratura geografica. I concetti e le teorie ritenute ai fini dell’analisi riguardano: il ruolo giocato dalle risorse - suddivise in simboliche/materiali ed interne/esterne – nella mobilitazione e nel coordinamento dei movimenti sociali e nel raggiungimento dei loro obiettivi (Oberschall, 1973; Tilly, 1976; McCarthy e Zald, 1977; Beaumont e Nicholls, 2007); il ruolo dell’identità e della sua costruzione discorsiva (Rose, 1993; Young, 1990); il ruolo delle opportunità politiche nell’evoluzione dei movimenti (Tarrow, 1998); ed infine il ruolo giocato da luoghi, reti e scale nella strutturazione spaziale dei movimenti, nel reperimento delle risorse necessarie all’azione collettiva e nelle traiettorie seguite dai movimenti (Routledge, 2003; Miller e Martin, 2003; Wolford, 2004; Diani, 2005; Della Porta, 2005; Tarrow e McAdam, 2005). Sulla base delle considerazioni teoriche relative ai concetti di rurale, di scala e di transcalarità, di luogo, e delle loro implicazioni sulla forma spaziale e sulle modalità di azione collettiva dei movimenti sociali (Beaumont e Nicholls, 2007; Nicholls, 2008; Miller, 2000; Miller e Martin 2003; Routledge, 1997, 2003; Wolford, 2004) si è ritenuto opportuno adottare un approccio di ricerca che ci consentisse di condurre un’analisi multiscalare del movimento contadino senegalese, poiché complessa è la sua geografia e differenti sono le identità e le reti di relazioni che ne strutturano l’azione alle diverse scale. Un ulteriore elemento considerato nell’impostazione della ricerca è la stretta connessione tra la progressiva istituzionalizzazione, i discorsi e le scale di azione del movimento, da un lato, e gli spazi di partecipazione politica offerti dall’universo della cooperazione in senso ampio (agenzie internazionali, cooperazione multi e bi-laterale, Ong, Partner) e dallo Stato. L’ipotesi sottesa è che non si possa analizzare il ruolo del movimento contadino - e delle sue organizzazioni di base – nella produzione degli spazi rurali senza considerare i vincoli e le opportunità offerte dalle diverse forme di “negoziazione del rurale” di cui è stato protagonista. Infine un terzo aspetto dell’analisi riguarderà le relazioni di genere interne al movimento stesso e ai territori oggetto di studio. L’adozione di un approccio di genere ci consentirà infatti di mettere in luce alcuni nodi problematici riscontrati all’interno delle strutture del movimento e delle unità di produzione familiari. Essi riguardano, da un lato, la leadership all’interno delle organizzazioni di base (sia femminili che miste) e del coordinamento nazionale, e dall’altro, i disequilibri nella mobilità e nell’accesso alle risorse (materiali e immateriali) basati sul genere, lo status, l’età. Tali squilibri sono un indice delle difficoltà di articolazione tra i discorsi del movimento contadino (sovranità alimentare, agricoltura familiare) e la realtà delle pratiche al suo interno e nei contesti rurali. Essi rispecchiano inoltre alcune dinamiche di esclusione e di marginalizzazione rinvenibili all’interno del più ampio movimento e legate alle differenze di risorse, potere e mobilità tra leader/organizzazioni forti e aderenti/organizzazioni deboli.
31-gen-2013
Italiano
Movimenti sociali, sviluppo rurale, genere, movimento contadino senegalese
DANSERO, EGIDIO
LA ROCCA, MARIA CRISTINA
Università degli studi di Padova
175
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-173655