Il sovrasfruttamento delle risorse naturali di cibo, tra cui quelle marine, ha messo in serio pericolo la sopravvivenza di molte specie e la loro disponibilità per il consumo da parte dell’uomo. La riduzione del prelievo, il ripopolamento degli stock naturali con pesci allevati e l’allevamento stesso come fonte alternativa di prodotto sono mezzi comunemente utilizzati per risolvere il duplice problema di garantire cibo di qualità e preservare l’ambiente naturale. Tuttavia, le ultime due misure presentano potenziali effetti collaterali, tra i quali un impatto sulla diversità genetica delle popolazioni naturali soggette a ripopolamenti o fughe dagli allevamenti. Per comprendere i rischi legati a questi due eventi, è fondamentale studiare le caratteristiche genetiche delle popolazioni selvatiche e dei riproduttori usati in allevamento. Allo stesso tempo, le tecniche di analisi sviluppate possono essere sfruttate per la tracciabilità del prodotto allevato e selvatico, aspetto che sta guadagnando sempre maggiore importanza tra i consumatori. L’analisi basata su tecniche di caratterizzazione genetica di tipo RAD ha permesso lo studio di più di 1000 campioni di orata con 1240 marcatori SNPs. I risultati suggeriscono una suddivisione dei campioni naturali in quattro gruppi geneticamente distinti: Atlantico, Mediterraneo Ovest, Ionio e Egeo. L’analisi dei broodstocks dei maggiori allevamenti europei ha rivelato una differenziazione genetica tra i gruppi più elevata di quella osservata tra i selvatici, probabilmente dovuta all’uso di un ridotto numero di riproduttori e alla deriva genetica; è stata rilevata anche una minore variabilità genetica all’interno dei gruppi allevati, talvolta al di sotto dei limiti considerati sicuri per evitare l’inbreeding; infine, alcuni riproduttori portano tratti genetici che potrebbero rendere la prole non adatta all’ambiente naturale che incontrerebbe in caso di fuga o rilascio. Il confronto delle caratteristiche genetiche dei gruppi allevati e selvatici ha permesso di discutere il potenziale impatto dell'acquacoltura sulla fitness e sul potenziale adattativo delle popolazioni selvatiche. Le tecniche messe a punto e i risultati ottenuti sono di grande importanza per lo sviluppo del settore dell'acquacoltura di orata e per la corretta gestione e salvaguardia delle popolazioni naturali delle zone coinvolte nella produzione.
Development of tools for tracebility and for assessing the genetic impact of aquaculture
MAROSO, FRANCESCO
2017
Abstract
Il sovrasfruttamento delle risorse naturali di cibo, tra cui quelle marine, ha messo in serio pericolo la sopravvivenza di molte specie e la loro disponibilità per il consumo da parte dell’uomo. La riduzione del prelievo, il ripopolamento degli stock naturali con pesci allevati e l’allevamento stesso come fonte alternativa di prodotto sono mezzi comunemente utilizzati per risolvere il duplice problema di garantire cibo di qualità e preservare l’ambiente naturale. Tuttavia, le ultime due misure presentano potenziali effetti collaterali, tra i quali un impatto sulla diversità genetica delle popolazioni naturali soggette a ripopolamenti o fughe dagli allevamenti. Per comprendere i rischi legati a questi due eventi, è fondamentale studiare le caratteristiche genetiche delle popolazioni selvatiche e dei riproduttori usati in allevamento. Allo stesso tempo, le tecniche di analisi sviluppate possono essere sfruttate per la tracciabilità del prodotto allevato e selvatico, aspetto che sta guadagnando sempre maggiore importanza tra i consumatori. L’analisi basata su tecniche di caratterizzazione genetica di tipo RAD ha permesso lo studio di più di 1000 campioni di orata con 1240 marcatori SNPs. I risultati suggeriscono una suddivisione dei campioni naturali in quattro gruppi geneticamente distinti: Atlantico, Mediterraneo Ovest, Ionio e Egeo. L’analisi dei broodstocks dei maggiori allevamenti europei ha rivelato una differenziazione genetica tra i gruppi più elevata di quella osservata tra i selvatici, probabilmente dovuta all’uso di un ridotto numero di riproduttori e alla deriva genetica; è stata rilevata anche una minore variabilità genetica all’interno dei gruppi allevati, talvolta al di sotto dei limiti considerati sicuri per evitare l’inbreeding; infine, alcuni riproduttori portano tratti genetici che potrebbero rendere la prole non adatta all’ambiente naturale che incontrerebbe in caso di fuga o rilascio. Il confronto delle caratteristiche genetiche dei gruppi allevati e selvatici ha permesso di discutere il potenziale impatto dell'acquacoltura sulla fitness e sul potenziale adattativo delle popolazioni selvatiche. Le tecniche messe a punto e i risultati ottenuti sono di grande importanza per lo sviluppo del settore dell'acquacoltura di orata e per la corretta gestione e salvaguardia delle popolazioni naturali delle zone coinvolte nella produzione.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/174725
URN:NBN:IT:UNIPD-174725