La tesi rigurda un fenomeno controintuitivo chiamato “Attentional Boost Effect” (“Effetto dell’aumento attentivo”). Questo effetto è caratterizzato dal fatto che la detezione di un target (che richiede una risposta) durante la codifica di uno stimolo ad esso contemporaneo può migliorare la prestazione mnestica per quello stimolo in fase di test, rispetto a stimoli presentati contemporaneamente ad un distrattore (che non richiede una risposta). L’ “Attentional Boost Effect” è stato indagato con differenti tipi di materiali, in differenti condizioni attentive, con differenti paradigmi e in varie popolazioni. La tesi inizia con un’introduzione teorica dove sono esaminati la maggior parte degli studi effettuati sull’ “Attentional Boost Effect”. Sono inoltre presentati due capitoli in cui vengono riassunti i cambiamenti, principalmente cognitivi, che avvengono durante l’invecchiamento normale e nel disturbo bipolare. Infine, viene discusso un breve capitolo speculativo sul possibile ruolo di alcuni neurotrasmettitori nella genesi del fenomeno oggetto di interesse. In questo lavoro di tesi si è voluto estendere le conoscenze sull’ “Attentional Boost Effect”, iniziando con l’indagarne la presenza in anziani sani e pazienti bipolari eutimici, entrambe popolazioni che riportano disturbi cognitivi, principalmente attentivi e mnesici, rispetto a giovani controlli. Sono stati eseguiti 4 esperimenti sugli anziani, cambiando il materiale usato nel compito di memoria, il tipo di istruzioni date ai partecipanti e il tempo di presentazione dello stimolo in fase di codifica. In tutti gli esperimenti, l’effetto è robusto e significativo nel campione di controllo di giovani adulti mentre è abolito nel campione di anziani sani. È stato inoltre eseguito un ulteriore esperimento reclutando pazienti bipolari in una fase di remissione, che non hanno mostrato l’effetto. Interessante, i risultati in quest’ultimo studio sembrano indicare che l’ampiezza dell’effetto tende a diminuire all’aumentare dell’età (oltre i 35 anni) nel campione di controlli sani. Infine, è stato eseguito un esperimento di risonanza magnetica funzionale, volendo indagare l’attivazione cerebrale correlata al fenomeno in un campione di giovani adulti. I risultati indicano che una rete attentiva ventrale sembra essere alla base dell’effetto. Nel complesso, i dati sono in linea con la presenza di un deficit delle funzioni attentive negli anziani sani e nei pazienti bipolari eutimici che sarebbe alla base dell’assenza dell’effetto boost in queste popolazioni. Altre possibili ipotesi di spiegazione sono discusse nel capitolo conclusivo.
The Attentional Boost Effect: What limits and what causes it? A behavioural and functional study in older adults, euthymic bipolar patients and healthy subjects
BECHI GABRIELLI, GIULIA
2018
Abstract
La tesi rigurda un fenomeno controintuitivo chiamato “Attentional Boost Effect” (“Effetto dell’aumento attentivo”). Questo effetto è caratterizzato dal fatto che la detezione di un target (che richiede una risposta) durante la codifica di uno stimolo ad esso contemporaneo può migliorare la prestazione mnestica per quello stimolo in fase di test, rispetto a stimoli presentati contemporaneamente ad un distrattore (che non richiede una risposta). L’ “Attentional Boost Effect” è stato indagato con differenti tipi di materiali, in differenti condizioni attentive, con differenti paradigmi e in varie popolazioni. La tesi inizia con un’introduzione teorica dove sono esaminati la maggior parte degli studi effettuati sull’ “Attentional Boost Effect”. Sono inoltre presentati due capitoli in cui vengono riassunti i cambiamenti, principalmente cognitivi, che avvengono durante l’invecchiamento normale e nel disturbo bipolare. Infine, viene discusso un breve capitolo speculativo sul possibile ruolo di alcuni neurotrasmettitori nella genesi del fenomeno oggetto di interesse. In questo lavoro di tesi si è voluto estendere le conoscenze sull’ “Attentional Boost Effect”, iniziando con l’indagarne la presenza in anziani sani e pazienti bipolari eutimici, entrambe popolazioni che riportano disturbi cognitivi, principalmente attentivi e mnesici, rispetto a giovani controlli. Sono stati eseguiti 4 esperimenti sugli anziani, cambiando il materiale usato nel compito di memoria, il tipo di istruzioni date ai partecipanti e il tempo di presentazione dello stimolo in fase di codifica. In tutti gli esperimenti, l’effetto è robusto e significativo nel campione di controllo di giovani adulti mentre è abolito nel campione di anziani sani. È stato inoltre eseguito un ulteriore esperimento reclutando pazienti bipolari in una fase di remissione, che non hanno mostrato l’effetto. Interessante, i risultati in quest’ultimo studio sembrano indicare che l’ampiezza dell’effetto tende a diminuire all’aumentare dell’età (oltre i 35 anni) nel campione di controlli sani. Infine, è stato eseguito un esperimento di risonanza magnetica funzionale, volendo indagare l’attivazione cerebrale correlata al fenomeno in un campione di giovani adulti. I risultati indicano che una rete attentiva ventrale sembra essere alla base dell’effetto. Nel complesso, i dati sono in linea con la presenza di un deficit delle funzioni attentive negli anziani sani e nei pazienti bipolari eutimici che sarebbe alla base dell’assenza dell’effetto boost in queste popolazioni. Altre possibili ipotesi di spiegazione sono discusse nel capitolo conclusivo.File | Dimensione | Formato | |
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Tesi dottorato Bechi Gabrielli
Open Access dal 01/01/2019
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/177792
URN:NBN:IT:UNIROMA1-177792