L’articolo 38 della Costituzione, che al comma 2 positivizza il diritto alla previdenza sociale e ne fornisce i parametri di riferimento per la sua attuazione, non cessa di sollevare alcune criticità e dubbi in merito alla sua corretta interpretazione, non solo per una tendenziale indeterminatezza delle clausole generali ed astratte presenti ma anche per le incessanti trasformazioni del mercato del lavoro al quale non sembrano corrispondere effettive modifiche allo schema previdenziale. Quest’ultimo, infatti, rimanendo immutato risulta, tutt’oggi, ancorato alle stesse regole che si applicavano nei confronti dei lavoratori a tempo pieno e indeterminato, non soggetti ad interruzioni contributive, e dunque incapace di dialogare con le nuove istanze del tessuto produttivo, economico e sociale. Il presente lavoro di ricerca nasce con l’obiettivo di analizzare l’effettiva tenuta del principio di adeguatezza della prestazione previdenziale di tipo pensionistico con riferimento a quelle categorie di lavoratori che non sono inquadrabili nell’idealtipo di lavoratore subordinato a tempo pieno e indeterminato. Nonostante, infatti, l’introduzione di misure pensate per garantire pensioni adeguate ai lavoratori con carriere discontinue o brevi, si avrà modo di vedere, in particolare nel terzo capitolo, come tali strumenti non siano stati in grado di garantire una piena attuazione del principio sancito dal co. 2 dell’art. 38 della Costituzione finendo, invece, per spostare molti di questi interventi verso il lato dell’assistenza; a fronte del fatto, in primis, che la predisposizione degli stessi è da sempre contesa da due sponde: la discrezionalità del legislatore e la compatibilità finanziaria. Il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione del significato proprio del parametro costituzionale dell’adeguatezza, lasciando spazio ad un’analisi puntuale della giurisprudenza costituzionale e dei più differenti orientamenti dottrinali. Il capito secondo ricostruisce il regime contributivo pensionistico di quei lavoratori, che discostandosi dall’idealtipo di riferimento, risultano essere destinatari di una disciplina differenziata. Le tipologie di lavoratori prese in esame sono state selezionate alla luce di una serie di criteri di riferimento che permettono, a fronte delle peculiarità non solo afferenti al rapporto di lavoro ma al regime contributivo applicabile, di analizzare come si declini nei loro confronti il principio di adeguatezza della prestazione previdenziale e quale sia, dunque, la sua effettiva attuazione. Nel capitolo terzo, invece, vengono analizzate le misure esistenti e quelle proposte per affrontare la sfida dell’adeguatezza pensionistica; in particolare, il ragionamento è stato condotto operando una differenziazione tra misure de iure condito, rispetto alle quali sono stati esaminati gli strumenti attualmente messi a disposizione dei lavoratori con carriere brevi, miste o discontinue, al fianco delle misure de iure condendo che invece sono presentate quali possibili correttivi funzionali ad attenuare la c.d. precarietà contributiva. Nell’ultimo capitolo, infine, sono ricostruiti i punti cardine delle varie disamine condotte per comprendere quanto ci si trovi ad oggi lontani dall’effettiva tenuta e attuazione del principio di adeguatezza dell’art. 38, co. 2, Cost. e al contempo quali siano le vie percorribili di fuoriuscita da questa ‘povertà previdenziale’ che connota le categorie di lavoratori non inquadrabili nell’idealtipo di lavoratore subordinato a tempo pieno e indeterminato.
Proporzionalità, adeguatezza e sostenibilità pensionistica: il caso dei lavoratori che non rientrano nell’idealtipo di lavoratore subordinato
CATALANO, CECILIA
2024
Abstract
L’articolo 38 della Costituzione, che al comma 2 positivizza il diritto alla previdenza sociale e ne fornisce i parametri di riferimento per la sua attuazione, non cessa di sollevare alcune criticità e dubbi in merito alla sua corretta interpretazione, non solo per una tendenziale indeterminatezza delle clausole generali ed astratte presenti ma anche per le incessanti trasformazioni del mercato del lavoro al quale non sembrano corrispondere effettive modifiche allo schema previdenziale. Quest’ultimo, infatti, rimanendo immutato risulta, tutt’oggi, ancorato alle stesse regole che si applicavano nei confronti dei lavoratori a tempo pieno e indeterminato, non soggetti ad interruzioni contributive, e dunque incapace di dialogare con le nuove istanze del tessuto produttivo, economico e sociale. Il presente lavoro di ricerca nasce con l’obiettivo di analizzare l’effettiva tenuta del principio di adeguatezza della prestazione previdenziale di tipo pensionistico con riferimento a quelle categorie di lavoratori che non sono inquadrabili nell’idealtipo di lavoratore subordinato a tempo pieno e indeterminato. Nonostante, infatti, l’introduzione di misure pensate per garantire pensioni adeguate ai lavoratori con carriere discontinue o brevi, si avrà modo di vedere, in particolare nel terzo capitolo, come tali strumenti non siano stati in grado di garantire una piena attuazione del principio sancito dal co. 2 dell’art. 38 della Costituzione finendo, invece, per spostare molti di questi interventi verso il lato dell’assistenza; a fronte del fatto, in primis, che la predisposizione degli stessi è da sempre contesa da due sponde: la discrezionalità del legislatore e la compatibilità finanziaria. Il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione del significato proprio del parametro costituzionale dell’adeguatezza, lasciando spazio ad un’analisi puntuale della giurisprudenza costituzionale e dei più differenti orientamenti dottrinali. Il capito secondo ricostruisce il regime contributivo pensionistico di quei lavoratori, che discostandosi dall’idealtipo di riferimento, risultano essere destinatari di una disciplina differenziata. Le tipologie di lavoratori prese in esame sono state selezionate alla luce di una serie di criteri di riferimento che permettono, a fronte delle peculiarità non solo afferenti al rapporto di lavoro ma al regime contributivo applicabile, di analizzare come si declini nei loro confronti il principio di adeguatezza della prestazione previdenziale e quale sia, dunque, la sua effettiva attuazione. Nel capitolo terzo, invece, vengono analizzate le misure esistenti e quelle proposte per affrontare la sfida dell’adeguatezza pensionistica; in particolare, il ragionamento è stato condotto operando una differenziazione tra misure de iure condito, rispetto alle quali sono stati esaminati gli strumenti attualmente messi a disposizione dei lavoratori con carriere brevi, miste o discontinue, al fianco delle misure de iure condendo che invece sono presentate quali possibili correttivi funzionali ad attenuare la c.d. precarietà contributiva. Nell’ultimo capitolo, infine, sono ricostruiti i punti cardine delle varie disamine condotte per comprendere quanto ci si trovi ad oggi lontani dall’effettiva tenuta e attuazione del principio di adeguatezza dell’art. 38, co. 2, Cost. e al contempo quali siano le vie percorribili di fuoriuscita da questa ‘povertà previdenziale’ che connota le categorie di lavoratori non inquadrabili nell’idealtipo di lavoratore subordinato a tempo pieno e indeterminato.File | Dimensione | Formato | |
---|---|---|---|
phd_unisi_119752.pdf
accesso aperto
Dimensione
1.93 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.93 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/184481
URN:NBN:IT:UNISI-184481