Il presente lavoro mira ad analizzare le modalità di citazione impiegate da Strabone nei libri XI-XII della Geografia e prende le mosse da due punti fermi: la necessità di analizzare le citazioni contenute nell’opera per ricostruire l’atto creativo di Strabone e la volontà di riadattare all’autore il principio alessandrino dell’ Ὅμηρον ἐξ Ὁμήρου σαφηνίζειν. Queste due premesse, inevitabilmente, mettono in discussione l’approccio all’opera della cosiddetta Quellenforschung, o per meglio dire se ne discostano nettamente, mirando ad analizzare ciò che è giunto (l’opera) mediante l’atto del citare: è dunque conseguente il considerare le citazioni non come fragmenta, ma come excerpta frutto dell’atteggiamento attivo, dello spirito critico e dell’interpretazione da parte di chi seleziona e dispone il materiale, il cui risultato è diretta espressione della scelta compiuta. Va da sé che, in ottemperanza a quanto detto e tenendo in considerazione la natura dell’opera, questo lavoro prenderà in analisi solo le citazioni nominali in prosa e in poesia e le autocitazioni da parte dell’autore, vale a dire tutto quell’insieme di rinvii bibliografici e puntuali che Strabone inserisce nei singoli paragrafi e che aiutano gli studiosi moderni a ricostruire la cronologia interna della Geografia, la sua cronistoria ed i rapporti a monte fra i singoli libri. Questa metodologia mira a dare il maggior risalto possibile al contesto nelle quali compaiono le citazioni, vale a dire la cornice entro la quale analizzarle e dalla quale è impossibile svincolarle: va da sé che, per impostazioni e finalità, il fine ultimo del lavoro non sia ricostruire il perduto (e.g. le opere da cui sono tratte le citazioni), ma analizzare come l'autore ha utilizzato la sua "bibliografia", quale fosse il suo scrittoio e quali siano state le strategie messe in atto dall'autore per raggiungere gli scopi prefissati.
Le modalità di citazione di Strabone in Geografia XI-XII (il Caucaso e l'Asia Minore)
STORTO, NICCOLO' COSIMO
2025
Abstract
Il presente lavoro mira ad analizzare le modalità di citazione impiegate da Strabone nei libri XI-XII della Geografia e prende le mosse da due punti fermi: la necessità di analizzare le citazioni contenute nell’opera per ricostruire l’atto creativo di Strabone e la volontà di riadattare all’autore il principio alessandrino dell’ Ὅμηρον ἐξ Ὁμήρου σαφηνίζειν. Queste due premesse, inevitabilmente, mettono in discussione l’approccio all’opera della cosiddetta Quellenforschung, o per meglio dire se ne discostano nettamente, mirando ad analizzare ciò che è giunto (l’opera) mediante l’atto del citare: è dunque conseguente il considerare le citazioni non come fragmenta, ma come excerpta frutto dell’atteggiamento attivo, dello spirito critico e dell’interpretazione da parte di chi seleziona e dispone il materiale, il cui risultato è diretta espressione della scelta compiuta. Va da sé che, in ottemperanza a quanto detto e tenendo in considerazione la natura dell’opera, questo lavoro prenderà in analisi solo le citazioni nominali in prosa e in poesia e le autocitazioni da parte dell’autore, vale a dire tutto quell’insieme di rinvii bibliografici e puntuali che Strabone inserisce nei singoli paragrafi e che aiutano gli studiosi moderni a ricostruire la cronologia interna della Geografia, la sua cronistoria ed i rapporti a monte fra i singoli libri. Questa metodologia mira a dare il maggior risalto possibile al contesto nelle quali compaiono le citazioni, vale a dire la cornice entro la quale analizzarle e dalla quale è impossibile svincolarle: va da sé che, per impostazioni e finalità, il fine ultimo del lavoro non sia ricostruire il perduto (e.g. le opere da cui sono tratte le citazioni), ma analizzare come l'autore ha utilizzato la sua "bibliografia", quale fosse il suo scrittoio e quali siano state le strategie messe in atto dall'autore per raggiungere gli scopi prefissati.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/189884
URN:NBN:IT:UNIROMA1-189884