Abstract Introduzione Il glioma è il tumore più diffuso del sistema nervoso centrale (Wirsching et al., 2016) (64). Il trattamento attualmente consigliato come prima linea è costituito dalla resezione chirurgica seguita da chemioterapia con temozolomide (analogo triazenico della decarbazina con attività antineoplastica) e radioterapia (protocollo STUPP). La prognosi è di 12-16 mesi; è pertanto urgente trovare nuove possibili strategie terapeutiche. Fra queste, un ruolo emergente potrebbe averlo l’inibitore orale selettivo di XPO1 Selinexor, proteina che media l’esporto nucleare; attualmente approvato per il trattamento di tumori solidi e tumori ematologici quali mieloma multiplo refrattario e linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato e refrattario. La capacità di penetrare all’interno della cellula tumorale lo rende un farmaco efficace, utile e sicuro per il trattamento del glioblastoma (GBM) in monoterapia. Obiettivo Il nostro studio ha avuto come obiettivo di verificare se Selinexor possa essere una valida alternativa od un adiuvante per il trattamento dei pazienti affetti da glioblastoma. Abbiamo testato il farmaco a diverse concentrazioni, sia in monoterapia che in associazione con Temozolomide, su linee cellulari di glioblastoma umano e su colture primarie provenienti da due pazienti affetti da glioblastoma operati dalla U.O.C. di Neurochirurgia del Policlinico Tor Vergata, indipendentemente dallo stato mutazionale di TP53. Materiali e metodi Le analisi condotte sono state eseguite utilizzando colture primarie di cellule isolate da pazienti affetti da glioblastoma che erano stati sottoposti a resezione chirurgica presso la U.O.C. di Neurochirurgia di Tor vergata e linee cellulari di glioblastoma. Queste popolazioni cellulari sono state trattate con terapia con Temolomide o Selinexor e successivamente sottoposte a terapia radiante per valutare la radiotossicità indotta da suddetti farmaci. Risultati Dai risultati emerge l’efficacia di Selinexor nell’indurre citotossicità sia nelle linee cellulari che nelle cellule isolate dai pazienti, con un effetto addirittura superiore rispetto alla temozolomide. Sebbene ulteriori studi siano necessari, si può affermare che Selinexor rappresenti una valida opportunità di investigazione al fine di valutare una futura strategia terapeutica da affiancare alla chirurgia o da sostituire alla radio-chemioterapia attualmente in uso.
Possibile utilizzo di Selinexor nel trattamento dei Glioblastomi cerebrali
PICOTTI, VERONICA
2025
Abstract
Abstract Introduzione Il glioma è il tumore più diffuso del sistema nervoso centrale (Wirsching et al., 2016) (64). Il trattamento attualmente consigliato come prima linea è costituito dalla resezione chirurgica seguita da chemioterapia con temozolomide (analogo triazenico della decarbazina con attività antineoplastica) e radioterapia (protocollo STUPP). La prognosi è di 12-16 mesi; è pertanto urgente trovare nuove possibili strategie terapeutiche. Fra queste, un ruolo emergente potrebbe averlo l’inibitore orale selettivo di XPO1 Selinexor, proteina che media l’esporto nucleare; attualmente approvato per il trattamento di tumori solidi e tumori ematologici quali mieloma multiplo refrattario e linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato e refrattario. La capacità di penetrare all’interno della cellula tumorale lo rende un farmaco efficace, utile e sicuro per il trattamento del glioblastoma (GBM) in monoterapia. Obiettivo Il nostro studio ha avuto come obiettivo di verificare se Selinexor possa essere una valida alternativa od un adiuvante per il trattamento dei pazienti affetti da glioblastoma. Abbiamo testato il farmaco a diverse concentrazioni, sia in monoterapia che in associazione con Temozolomide, su linee cellulari di glioblastoma umano e su colture primarie provenienti da due pazienti affetti da glioblastoma operati dalla U.O.C. di Neurochirurgia del Policlinico Tor Vergata, indipendentemente dallo stato mutazionale di TP53. Materiali e metodi Le analisi condotte sono state eseguite utilizzando colture primarie di cellule isolate da pazienti affetti da glioblastoma che erano stati sottoposti a resezione chirurgica presso la U.O.C. di Neurochirurgia di Tor vergata e linee cellulari di glioblastoma. Queste popolazioni cellulari sono state trattate con terapia con Temolomide o Selinexor e successivamente sottoposte a terapia radiante per valutare la radiotossicità indotta da suddetti farmaci. Risultati Dai risultati emerge l’efficacia di Selinexor nell’indurre citotossicità sia nelle linee cellulari che nelle cellule isolate dai pazienti, con un effetto addirittura superiore rispetto alla temozolomide. Sebbene ulteriori studi siano necessari, si può affermare che Selinexor rappresenti una valida opportunità di investigazione al fine di valutare una futura strategia terapeutica da affiancare alla chirurgia o da sostituire alla radio-chemioterapia attualmente in uso.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/193899
URN:NBN:IT:UNIROMA1-193899