Il trattamento dei tumori epatici continua ad essere a tutt’oggi una sfida complessa per chirurghi ed oncologi che si occupano dei tumori epato-bilio-pancreatici. Da un lato, il carcinoma epatocellulare (HCC) rappresenta la terza causa più comune di mortalità correlata a cancro nel mondo. Dall’altro, per quanto riguarda i tumori del colon-retto, dati ottenuti da banche dati di soggetti affetti da tale neoplasia hanno evidenziato che il 14.5% dei pazienti sviluppa metastasi epatiche sincrone, con una incidenza cumulativa a cinque anni di metastasi metacrone di un altro 15% circa. I tassi di sopravvivenza associati ad 1 e 5 anni sono stati riportati essere del 34.8% e del 3.3% rispettivamente per pazienti con metastasi sincrone, e del 37.6% e del 6.1% per coloro con evidenza di metastasi metacrone. Sulla base di una varietà di fattori, le resezioni epatiche potenzialmente curative possono essere offerte soltanto a circa il 10-30% dei pazienti con diagnosi di HCC o cancro colorettale metastatico. In coloro che hanno indicazione ad intervento, la chirurgia consente di avere un miglioramento della sopravvivenza a cinque e dieci anni al 39% e 24% rispettivamente. In ambito di trattamenti palliativi, diverse sono le metodiche locoregionali sviluppate nel corso degli anni ed attualmente utilizzate, prime fra tutte la chemioembolizzazione trans-arteriosa (TACE) e la ablazione con radiofrequenza (RFA) o con microonde. Queste tecnologie hanno un ruolo stabilito e documentato, in combinazione con regimi chemioterapici, nella riduzione delle dimensioni tumorali, nel miglioramento dei sintomi e del prolungamento della sopravvivenza. Inoltre lo sviluppo di più efficaci schemi terapeutici chemioterapici, in combinazione con queste tecniche, ha permesso il ridurre le dimensioni di tumori considerati non resecabili al momento della diagnosi, al punto che alcuni di questi pazienti sono stati studiati nuovamente e quindi sottoposti ad intervento chirurgico con intento curativo. Per quanto riguarda la radioterapia a fasci esterni per lesioni del fegato, la dose richiesta per penetrare l’organo adeguatamente (oltre 50 Gy) genera effetti collaterali considerevoli, determinando la cosiddetta epatite da radiazioni. Questa è caratterizzata da ipertensione portale, ascite, insufficienza epatica fino al rischio di mortalità del paziente. Tuttavia è stato dimostrato come in dosi limitate la radioterapia è associata ad un miglioramento dei sintomi fino al 50% dei soggetti; questo indica come il fegato di fatto sia radiosensibile, e che trattamenti in grado di agire in maniera più localizzata potrebbero essere una opzione alternativa, evitando gli effetti collaterali sistemici. Sulla base di questi risultati, si è sviluppato recentemente un nuovo concetto nell’ambito dei trattamenti radianti, sotto forma di Terapia Radiante Interna Selettiva (Selective Internal Radiation Therapy – SIRT), che prevede la somministrazione di microsfere contenenti yttrium-90, in grado di emettere radiazioni Beta (β), all’interno dell’arteria epatica. Le microsfere sono 20-40 µm in diametro, e questa dimensione assicura che rimangano “intrappolate” nella parte distale delle arteriole del letto capillare. A questo livello le microsfere rilasciano la loro radiazione, con effetti direttamente sul tumore, non essendo necessaria alcuna devascolarizzazione. Diversi studi hanno dimostrato in precedenza l’efficacia della SIRT, e recentemente è stata approvata dalle autorità di controllo inglesi per l’utilizzo nel trattamento degli HCC e delle metastasi colorettali e colangiocarcinomi intraepatici refrattari alla chemioterapia.
Nuove tecnologie nel trattamento delle neoplasie epatiche: selective internal radiation therapy
D'UGO, STEFANO
2016
Abstract
Il trattamento dei tumori epatici continua ad essere a tutt’oggi una sfida complessa per chirurghi ed oncologi che si occupano dei tumori epato-bilio-pancreatici. Da un lato, il carcinoma epatocellulare (HCC) rappresenta la terza causa più comune di mortalità correlata a cancro nel mondo. Dall’altro, per quanto riguarda i tumori del colon-retto, dati ottenuti da banche dati di soggetti affetti da tale neoplasia hanno evidenziato che il 14.5% dei pazienti sviluppa metastasi epatiche sincrone, con una incidenza cumulativa a cinque anni di metastasi metacrone di un altro 15% circa. I tassi di sopravvivenza associati ad 1 e 5 anni sono stati riportati essere del 34.8% e del 3.3% rispettivamente per pazienti con metastasi sincrone, e del 37.6% e del 6.1% per coloro con evidenza di metastasi metacrone. Sulla base di una varietà di fattori, le resezioni epatiche potenzialmente curative possono essere offerte soltanto a circa il 10-30% dei pazienti con diagnosi di HCC o cancro colorettale metastatico. In coloro che hanno indicazione ad intervento, la chirurgia consente di avere un miglioramento della sopravvivenza a cinque e dieci anni al 39% e 24% rispettivamente. In ambito di trattamenti palliativi, diverse sono le metodiche locoregionali sviluppate nel corso degli anni ed attualmente utilizzate, prime fra tutte la chemioembolizzazione trans-arteriosa (TACE) e la ablazione con radiofrequenza (RFA) o con microonde. Queste tecnologie hanno un ruolo stabilito e documentato, in combinazione con regimi chemioterapici, nella riduzione delle dimensioni tumorali, nel miglioramento dei sintomi e del prolungamento della sopravvivenza. Inoltre lo sviluppo di più efficaci schemi terapeutici chemioterapici, in combinazione con queste tecniche, ha permesso il ridurre le dimensioni di tumori considerati non resecabili al momento della diagnosi, al punto che alcuni di questi pazienti sono stati studiati nuovamente e quindi sottoposti ad intervento chirurgico con intento curativo. Per quanto riguarda la radioterapia a fasci esterni per lesioni del fegato, la dose richiesta per penetrare l’organo adeguatamente (oltre 50 Gy) genera effetti collaterali considerevoli, determinando la cosiddetta epatite da radiazioni. Questa è caratterizzata da ipertensione portale, ascite, insufficienza epatica fino al rischio di mortalità del paziente. Tuttavia è stato dimostrato come in dosi limitate la radioterapia è associata ad un miglioramento dei sintomi fino al 50% dei soggetti; questo indica come il fegato di fatto sia radiosensibile, e che trattamenti in grado di agire in maniera più localizzata potrebbero essere una opzione alternativa, evitando gli effetti collaterali sistemici. Sulla base di questi risultati, si è sviluppato recentemente un nuovo concetto nell’ambito dei trattamenti radianti, sotto forma di Terapia Radiante Interna Selettiva (Selective Internal Radiation Therapy – SIRT), che prevede la somministrazione di microsfere contenenti yttrium-90, in grado di emettere radiazioni Beta (β), all’interno dell’arteria epatica. Le microsfere sono 20-40 µm in diametro, e questa dimensione assicura che rimangano “intrappolate” nella parte distale delle arteriole del letto capillare. A questo livello le microsfere rilasciano la loro radiazione, con effetti direttamente sul tumore, non essendo necessaria alcuna devascolarizzazione. Diversi studi hanno dimostrato in precedenza l’efficacia della SIRT, e recentemente è stata approvata dalle autorità di controllo inglesi per l’utilizzo nel trattamento degli HCC e delle metastasi colorettali e colangiocarcinomi intraepatici refrattari alla chemioterapia.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/195240
URN:NBN:IT:UNIROMA2-195240