La ricerca svolta in questa tesi è dedicata allo studio e alla trascrizione di un ricco carteggio conservato presso la Biblioteca Corsiniana di Roma, rimasto finora inedito, tra il cavaliere e senatore fiorentino Braccio Maria Compagni e monsignor Giovanni Gaetano Bottari, erudito e scrittore d’arte al servizio dei Corsini a Roma. Le oltre trecento missive, scritte tra il 1731 e il 1742, hanno fatto emergere gli eventi artistici più importanti avvenuti a Firenze in quegli anni, che videro coinvolti molti protagonisti dell’ambiente artistico romano, in particolar modo la nascita di una società per azioni finalizzata alla realizzazione di uno dei più importanti volumi a stampa del Settecento, il Museum Florentinum. La costituzione di un Società fu necessaria per reperire le risorse economiche necessarie alla pubblicazione delle tavole, per organizzare i principali lavori di reclutamento degli incisori e gestire l’attività degli stampatori, costituendo un centro comune dove potessero congiungersi personalità diversissime. Se da un lato esiste una storiografia artistica esaustiva sulla figura di Anton Francesco Gori, da sempre ritenuto uno dei maggiori responsabili dell’opera, non si può dire la stessa cosa sulla Società per il Museo Fiorentino, con studi che si sono fermati ad esaminare solo alcuni aspetti di una manifestazione artistica di grandi dimensioni e dalle tante sfaccettature. Per questo motivo l’analisi dei carteggi che Braccio Compagni ed Anton Francesco Gori ebbero con Giovanni Gaetano Bottari rappresenta un importante tassello per la comprensione degli aspetti più sconosciuti che si svolsero dietro le quinte di una delle più importanti imprese editoriali del settecento fiorentino, consentendo di indagare e riconoscere alcune dinamiche procedurali poste alla base di questa impresa. Bottari si dimostrò, in entrambi i casi, un interlocutore attento e comprensivo, partecipe a tutte le vicende della Società, nonostante la posizione che ricopriva a Roma presso i Corsini. La corrispondenza con Compagni, in modo particolare, è un chiaro esempio di come tutte le fasi di approvazione delle stampe e degli stessi incisori, fossero non solo supervisionate dai rappresentanti a Firenze, ma anche e soprattutto da Roma. Si sono chiarite, in questo modo, le ragioni per cui gran parte degli artisti che vi lavoravano appartenesse a botteghe romane: le lettere trascritte testimoniano infatti uno scambio continuo di disegni, tavole incise e volumi che viaggiavano regolarmente tra Roma e Firenze tramite procaccio. L’analisi di questi scritti ha permesso di esaminare la complessa macchina organizzativa della Società in tutti i suoi aspetti, dalle cariche istituzionali alla fitta schiera di cancellieri e notai continuamente impiegati nelle richieste di fondi e nelle trascrizioni delle fatture, dai tipografi ai corrispondenti dall’estero coinvolti nella ricerca di nuove sottoscrizioni e nella vendita dei volumi. Nonostante il progetto andasse avanti negli anni, riscuotendo inizialmente un discreto successo e molte richieste di vendita, il quadro generale che esce dai documenti della Società e dalle lettere inviate a Bottari rivela una struttura precaria e fortemente condizionata dall’attività degli incisori e dalla noncuranza del suo autore Anton Francesco Gori, troppo impegnato in altri progetti per dedicarsi totalmente all’opera. In questo interessante spaccato di storia sociale relativo al mondo della grafica d’arte emerge la doppia identità del Museum Florentinum: da un lato l’aspetto legato alle commissioni e alla realizzazione di tavole e commenti, dall’altro le continue difficoltà di un’organizzazione che viveva un lento e annunciato declino. Questi argomenti sono stati oggetto di studi recenti che, nel caso di De Benedictis, hanno indagato i diversi aspetti dell’attività e della personalità di Anton Francesco Gori, mentre in quelli di Kieven e Balleri hanno svelato l’esistenza della Società del Museo Fiorentino ed iniziato ad affrontarne l’attività, limitandosi però all’analisi dei soli documenti conservati negli archivi di Firenze. Questo studio si propone di aggiungere elementi nuovi a quanto già scritto, di scoprire le cause che hanno provocato la crisi di questa complessa organizzazione editoriale e di esaminarne le tappe principali. Si è potuto perciò individuare quali fossero i rappresentanti che intervennero nella realizzazione e vendita delle stampe, seguire gli incisori che vi lavorarono e, soprattutto, ricostruire la rete di relazioni che si creò tra l’ambiente culturale fiorentino e quello romano, analizzando i frutti di un progetto che, nonostante le sfavorevoli condizioni economiche, riuscì nell’intento di diffondere negli ambienti artistici più attivi d’Europa le immagini di una delle raccolte d’arte e d’antichità più importanti d’Italia.

Museum Florentinum: retroscena editoriali nelle lettere di Braccio Maria Compagni e Anton Francesco Gori a monsignor Bottari

CASADIO, MARTINA
2014

Abstract

La ricerca svolta in questa tesi è dedicata allo studio e alla trascrizione di un ricco carteggio conservato presso la Biblioteca Corsiniana di Roma, rimasto finora inedito, tra il cavaliere e senatore fiorentino Braccio Maria Compagni e monsignor Giovanni Gaetano Bottari, erudito e scrittore d’arte al servizio dei Corsini a Roma. Le oltre trecento missive, scritte tra il 1731 e il 1742, hanno fatto emergere gli eventi artistici più importanti avvenuti a Firenze in quegli anni, che videro coinvolti molti protagonisti dell’ambiente artistico romano, in particolar modo la nascita di una società per azioni finalizzata alla realizzazione di uno dei più importanti volumi a stampa del Settecento, il Museum Florentinum. La costituzione di un Società fu necessaria per reperire le risorse economiche necessarie alla pubblicazione delle tavole, per organizzare i principali lavori di reclutamento degli incisori e gestire l’attività degli stampatori, costituendo un centro comune dove potessero congiungersi personalità diversissime. Se da un lato esiste una storiografia artistica esaustiva sulla figura di Anton Francesco Gori, da sempre ritenuto uno dei maggiori responsabili dell’opera, non si può dire la stessa cosa sulla Società per il Museo Fiorentino, con studi che si sono fermati ad esaminare solo alcuni aspetti di una manifestazione artistica di grandi dimensioni e dalle tante sfaccettature. Per questo motivo l’analisi dei carteggi che Braccio Compagni ed Anton Francesco Gori ebbero con Giovanni Gaetano Bottari rappresenta un importante tassello per la comprensione degli aspetti più sconosciuti che si svolsero dietro le quinte di una delle più importanti imprese editoriali del settecento fiorentino, consentendo di indagare e riconoscere alcune dinamiche procedurali poste alla base di questa impresa. Bottari si dimostrò, in entrambi i casi, un interlocutore attento e comprensivo, partecipe a tutte le vicende della Società, nonostante la posizione che ricopriva a Roma presso i Corsini. La corrispondenza con Compagni, in modo particolare, è un chiaro esempio di come tutte le fasi di approvazione delle stampe e degli stessi incisori, fossero non solo supervisionate dai rappresentanti a Firenze, ma anche e soprattutto da Roma. Si sono chiarite, in questo modo, le ragioni per cui gran parte degli artisti che vi lavoravano appartenesse a botteghe romane: le lettere trascritte testimoniano infatti uno scambio continuo di disegni, tavole incise e volumi che viaggiavano regolarmente tra Roma e Firenze tramite procaccio. L’analisi di questi scritti ha permesso di esaminare la complessa macchina organizzativa della Società in tutti i suoi aspetti, dalle cariche istituzionali alla fitta schiera di cancellieri e notai continuamente impiegati nelle richieste di fondi e nelle trascrizioni delle fatture, dai tipografi ai corrispondenti dall’estero coinvolti nella ricerca di nuove sottoscrizioni e nella vendita dei volumi. Nonostante il progetto andasse avanti negli anni, riscuotendo inizialmente un discreto successo e molte richieste di vendita, il quadro generale che esce dai documenti della Società e dalle lettere inviate a Bottari rivela una struttura precaria e fortemente condizionata dall’attività degli incisori e dalla noncuranza del suo autore Anton Francesco Gori, troppo impegnato in altri progetti per dedicarsi totalmente all’opera. In questo interessante spaccato di storia sociale relativo al mondo della grafica d’arte emerge la doppia identità del Museum Florentinum: da un lato l’aspetto legato alle commissioni e alla realizzazione di tavole e commenti, dall’altro le continue difficoltà di un’organizzazione che viveva un lento e annunciato declino. Questi argomenti sono stati oggetto di studi recenti che, nel caso di De Benedictis, hanno indagato i diversi aspetti dell’attività e della personalità di Anton Francesco Gori, mentre in quelli di Kieven e Balleri hanno svelato l’esistenza della Società del Museo Fiorentino ed iniziato ad affrontarne l’attività, limitandosi però all’analisi dei soli documenti conservati negli archivi di Firenze. Questo studio si propone di aggiungere elementi nuovi a quanto già scritto, di scoprire le cause che hanno provocato la crisi di questa complessa organizzazione editoriale e di esaminarne le tappe principali. Si è potuto perciò individuare quali fossero i rappresentanti che intervennero nella realizzazione e vendita delle stampe, seguire gli incisori che vi lavorarono e, soprattutto, ricostruire la rete di relazioni che si creò tra l’ambiente culturale fiorentino e quello romano, analizzando i frutti di un progetto che, nonostante le sfavorevoli condizioni economiche, riuscì nell’intento di diffondere negli ambienti artistici più attivi d’Europa le immagini di una delle raccolte d’arte e d’antichità più importanti d’Italia.
2014
Italiano
PROSPERI VALENTI, SIMONETTA
Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/195575
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA2-195575