Il progetto sullo studio delle presenze archeologiche del territorio di Poggio Mirteto è stato concepito nel 2011 nell’ambito del Centro Studi “Ercole Nardi” del Museo Civico di Poggio Mirteto, cogliendo la concomitante occasione dell’avvio della procedura di aggiornamento del Piano Urbanistico Comunale Generale (PUCG) del Comune. Si presentava l’occasione favorevole per mettere a frutto i risultati della ricerca archeologica, fornendo dati utili nella progettazione del territorio futuro. Il lavoro è stato, quindi, sviluppato, a partire dall’anno accademico 2011-2012 nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Cultura e Territorio, con il tutoraggio della Prof.ssa Andreina Ricci. Lo studio presenta la distribuzione delle tracce che documentano l’occupazione del territorio nel corso dell’antichità, in gran parte individuate grazie alla ricognizione di superficie. Si tratta di un metodo la cui efficacia è condizionata dallo stato e dall’uso dei suoli. I risultati, quindi, non possono essere ritenuti esaustivi e la raccolta delle informazioni presenta un quadro certamente parziale delle presenze archeologiche. Non ci si può, quindi, azzardare ad impiegare criteri statistici o a descrivere situazioni di dettaglio con i dati a disposizione. Le analisi sulla storia del popolamento basate in gran parte sui dati desunti dalle ricognizioni di superficie non possono essere ritenute complete e riescono a fornire solo dati parziali. Casi esemplari che attestano questa limitatezza documentaria del metodo sono rappresentati dagli scavi, condotti dalla British School at Rome, nei siti di Mola di Monte Gelato (Mazzano Romano, Viterbo) e di Casale S. Donato (Castelnuovo di Farfa, Rieti), che erano stati preceduti da ricognizioni con le quali gli studiosi non erano stati in grado di individuare informazioni fondamentali per la comprensione dello sviluppo degli insediamenti, fornite invece dagli scavi. Il territorio, inoltre, ha presentato un grado di visibilità variabile, per cui le informazioni relative ad ampi settori con visibilità scarsa o nulla, sono estremamente parziali. Un altro limite dell’elaborazione presentata è determinato dalla preliminarietà dei risultati sullo studio dei materiali ceramici, a cui non è stato possibile, per ragioni di tempo, dedicare un’analisi approfondita. Di questi è stato eseguito solo un preliminare inquadramento cronotipologico, che ha spesso costituito una prima guida per la definizione delle dinamiche di occupazione del territorio. Questo lavoro è stato supportato per l’analisi dell’industria litica dalla dott.ssa Silvana Vitagliano e per la ceramica dal dott. Tommaso Bertoldi. I reperti ossei, infine, sono stati analizzati dalla dott.ssa Maddalena Malvone. Se non specificato diversamente le fotografie e le elaborazioni grafiche e cartografiche sono dell’autrice.
La valutazione d'impatto archeologico e la programmazione urbanistico-territoriale nel comune di Poggio Mirteto (Sabina Tiberina-Rieti)
ARMELLIN, PRISCILLA
2015
Abstract
Il progetto sullo studio delle presenze archeologiche del territorio di Poggio Mirteto è stato concepito nel 2011 nell’ambito del Centro Studi “Ercole Nardi” del Museo Civico di Poggio Mirteto, cogliendo la concomitante occasione dell’avvio della procedura di aggiornamento del Piano Urbanistico Comunale Generale (PUCG) del Comune. Si presentava l’occasione favorevole per mettere a frutto i risultati della ricerca archeologica, fornendo dati utili nella progettazione del territorio futuro. Il lavoro è stato, quindi, sviluppato, a partire dall’anno accademico 2011-2012 nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Cultura e Territorio, con il tutoraggio della Prof.ssa Andreina Ricci. Lo studio presenta la distribuzione delle tracce che documentano l’occupazione del territorio nel corso dell’antichità, in gran parte individuate grazie alla ricognizione di superficie. Si tratta di un metodo la cui efficacia è condizionata dallo stato e dall’uso dei suoli. I risultati, quindi, non possono essere ritenuti esaustivi e la raccolta delle informazioni presenta un quadro certamente parziale delle presenze archeologiche. Non ci si può, quindi, azzardare ad impiegare criteri statistici o a descrivere situazioni di dettaglio con i dati a disposizione. Le analisi sulla storia del popolamento basate in gran parte sui dati desunti dalle ricognizioni di superficie non possono essere ritenute complete e riescono a fornire solo dati parziali. Casi esemplari che attestano questa limitatezza documentaria del metodo sono rappresentati dagli scavi, condotti dalla British School at Rome, nei siti di Mola di Monte Gelato (Mazzano Romano, Viterbo) e di Casale S. Donato (Castelnuovo di Farfa, Rieti), che erano stati preceduti da ricognizioni con le quali gli studiosi non erano stati in grado di individuare informazioni fondamentali per la comprensione dello sviluppo degli insediamenti, fornite invece dagli scavi. Il territorio, inoltre, ha presentato un grado di visibilità variabile, per cui le informazioni relative ad ampi settori con visibilità scarsa o nulla, sono estremamente parziali. Un altro limite dell’elaborazione presentata è determinato dalla preliminarietà dei risultati sullo studio dei materiali ceramici, a cui non è stato possibile, per ragioni di tempo, dedicare un’analisi approfondita. Di questi è stato eseguito solo un preliminare inquadramento cronotipologico, che ha spesso costituito una prima guida per la definizione delle dinamiche di occupazione del territorio. Questo lavoro è stato supportato per l’analisi dell’industria litica dalla dott.ssa Silvana Vitagliano e per la ceramica dal dott. Tommaso Bertoldi. I reperti ossei, infine, sono stati analizzati dalla dott.ssa Maddalena Malvone. Se non specificato diversamente le fotografie e le elaborazioni grafiche e cartografiche sono dell’autrice.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/195662
URN:NBN:IT:UNIROMA2-195662