Il presente lavoro indaga sul “turismo delle radici”, intendendo con questo i viaggi dei discendenti italiani residenti all’estero che si recano in Italia e nella città o paese d’origine con l’intenzione di conoscere la storia familiare e il luogo da cui provengono i propri avi. Si tratta di viaggi emozionali ed esperienziali che segnano un momento importante per i discendenti e consentono di ricreare o rinsaldare il legame identitario che li unisce alle proprie radici. La tipologia di viaggio esplorato rientra nel cosiddetto heritage tourism, un modello di turismo legato al patrimonio e alle identità culturali dei territori ed è molto diffuso in quei Paesi coinvolti in fenomeni diasporici sia in passato che nell’attualità. Esistono varie attività interessate a tale tipologia di viaggio, tra queste la ricerca genealogica, ossia la ricerca di documenti ufficiali presso archivi ecclesiastici e comunali, la ricerca di informazioni relative ai familiari defunti, o la ricerca della casa di famiglia. Partendo dal presupposto che questo modello turistico possa rappresentare una risorsa per la valorizzazione di alcuni centri dell’Italia minore quasi sconosciuti e la possibilità di creare nuovi investimenti sul territorio, l’indagine vuole definire la domanda del segmento preso in esame, come punto di partenza per l’elaborazione di un’adeguata offerta turistica che possa rispondere alle esigenze dello stesso. L’interesse nei confronti di questo tema è il frutto di precedenti esperienze sul campo nell’ambito delle comunità italiane del Nord e del Sud America, attraverso le quali è stato possibile individuare la centralità rivestita dal viaggio in Italia per affermare e definire il senso di appartenenza al luogo delle origini. La prima esperienza in Argentina nel 2009-2010 ha portato alla scoperta di un’altra Italia che vive oltre i confini nazionali e che nel corso degli anni, e nonostante il cambio generazionale, ha mantenuto un legame forte e costante con le proprie radici: i figli e i nipoti degli italiani che emigrarono il secolo scorso avvertono il bisogno di stabilire una connessione con la terra d’origine e lo manifestano attraverso la conoscenza della lingua, delle tradizioni e della cultura regionale o in generale attraverso la necessità di esprimere la propria “italianità” all’interno delle comunità multietniche nelle quali sono nati. Per tutte queste ragioni, nella presente indagine è stata presa come modello di rifermento la comunità italiana residente in Argentina, la quale appartiene ai flussi migratori che vanno dalla seconda metà dell’ ‘800 fino al Secondo Dopoguerra. Si tratta dunque di un’indagine «multi-situata», sviluppatasi sul campo argentino, luogo di residenza dei soggetti studiati, su quello italiano, luogo in cui viene consumata l’esperienza del viaggio, e sul campo multimediale, attraverso il quale è avvenuta la promozione del progetto e la somministrazione del questionario. L’indagine si è avvalsa, inoltre, della collaborazione dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo), dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, del Sistema Associazionistico e di altre istituzioni facenti parte del “Sistema Italia” d’Argentina. Per quanto riguarda la struttura metodologica, è stato utilizzato il metodo etnografico con strumenti di tipo qualitativo (osservazione partecipante, interviste e focus group) e quantitativo (dati statistici e questionari) che hanno permesso di identificare l’atteggiamento dei discendenti italiani d’Argentina rispetto al viaggio in Italia, concepito come un importante mezzo per affermare e definire la propria identità. Il modello di offerta turistica emerso potrebbe essere valido non solo per i discendenti italiani d’Argentina ma per tutti quelli residenti nel Sud America e in luoghi che in passato sono stati coinvolti dalla diaspora italiana. I turisti delle radici in Italia costituirebbero quindi un volano per l’attivazione di nuovi mercati e per un ripensamento in chiave turistica di alcuni territori ancora sconosciuti nei circuiti internazionali.
Il turismo delle radici come risorsa valorizzativa di un territorio: il caso degli italiani d'Argentina
GABRIELI, MARINA
2015
Abstract
Il presente lavoro indaga sul “turismo delle radici”, intendendo con questo i viaggi dei discendenti italiani residenti all’estero che si recano in Italia e nella città o paese d’origine con l’intenzione di conoscere la storia familiare e il luogo da cui provengono i propri avi. Si tratta di viaggi emozionali ed esperienziali che segnano un momento importante per i discendenti e consentono di ricreare o rinsaldare il legame identitario che li unisce alle proprie radici. La tipologia di viaggio esplorato rientra nel cosiddetto heritage tourism, un modello di turismo legato al patrimonio e alle identità culturali dei territori ed è molto diffuso in quei Paesi coinvolti in fenomeni diasporici sia in passato che nell’attualità. Esistono varie attività interessate a tale tipologia di viaggio, tra queste la ricerca genealogica, ossia la ricerca di documenti ufficiali presso archivi ecclesiastici e comunali, la ricerca di informazioni relative ai familiari defunti, o la ricerca della casa di famiglia. Partendo dal presupposto che questo modello turistico possa rappresentare una risorsa per la valorizzazione di alcuni centri dell’Italia minore quasi sconosciuti e la possibilità di creare nuovi investimenti sul territorio, l’indagine vuole definire la domanda del segmento preso in esame, come punto di partenza per l’elaborazione di un’adeguata offerta turistica che possa rispondere alle esigenze dello stesso. L’interesse nei confronti di questo tema è il frutto di precedenti esperienze sul campo nell’ambito delle comunità italiane del Nord e del Sud America, attraverso le quali è stato possibile individuare la centralità rivestita dal viaggio in Italia per affermare e definire il senso di appartenenza al luogo delle origini. La prima esperienza in Argentina nel 2009-2010 ha portato alla scoperta di un’altra Italia che vive oltre i confini nazionali e che nel corso degli anni, e nonostante il cambio generazionale, ha mantenuto un legame forte e costante con le proprie radici: i figli e i nipoti degli italiani che emigrarono il secolo scorso avvertono il bisogno di stabilire una connessione con la terra d’origine e lo manifestano attraverso la conoscenza della lingua, delle tradizioni e della cultura regionale o in generale attraverso la necessità di esprimere la propria “italianità” all’interno delle comunità multietniche nelle quali sono nati. Per tutte queste ragioni, nella presente indagine è stata presa come modello di rifermento la comunità italiana residente in Argentina, la quale appartiene ai flussi migratori che vanno dalla seconda metà dell’ ‘800 fino al Secondo Dopoguerra. Si tratta dunque di un’indagine «multi-situata», sviluppatasi sul campo argentino, luogo di residenza dei soggetti studiati, su quello italiano, luogo in cui viene consumata l’esperienza del viaggio, e sul campo multimediale, attraverso il quale è avvenuta la promozione del progetto e la somministrazione del questionario. L’indagine si è avvalsa, inoltre, della collaborazione dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo), dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, del Sistema Associazionistico e di altre istituzioni facenti parte del “Sistema Italia” d’Argentina. Per quanto riguarda la struttura metodologica, è stato utilizzato il metodo etnografico con strumenti di tipo qualitativo (osservazione partecipante, interviste e focus group) e quantitativo (dati statistici e questionari) che hanno permesso di identificare l’atteggiamento dei discendenti italiani d’Argentina rispetto al viaggio in Italia, concepito come un importante mezzo per affermare e definire la propria identità. Il modello di offerta turistica emerso potrebbe essere valido non solo per i discendenti italiani d’Argentina ma per tutti quelli residenti nel Sud America e in luoghi che in passato sono stati coinvolti dalla diaspora italiana. I turisti delle radici in Italia costituirebbero quindi un volano per l’attivazione di nuovi mercati e per un ripensamento in chiave turistica di alcuni territori ancora sconosciuti nei circuiti internazionali.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/196917
URN:NBN:IT:UNIROMA2-196917