Le rappresentazioni delle Storie dell’Infanzia di Cristo e in secondo luogo della Vergine sono state oggetto nel secolo scorso di numerosi e importanti studi, a partire innanzitutto dal fondamentale Recherches sur l'iconographie de l'Evangile di Gabriel Millet1 e in seguito dal celebre Iconographie de l'enfance de la Vierge di Jacqueline Lafontaine-Dosogne2. Questi contributi hanno però affrontato i suddetti argomenti soprattutto da un punto di vista dell’indagine iconografica. In questa sede si vuole aprire maggiormente la prospettiva ad un approccio di tipo multidisciplinare, prendendo in considerazione nell’analisi dell’evoluzione dei temi in ambito bizantino anche le coeve pratiche cultuali e liturgiche, e il pensiero religioso del tempo. I dati narrativi contenuti nei vangeli canonici di Luca e Matteo, ma anche negli apocrifi dedicati all’Infanzia, primo fra tutti il Protovangelo di Giacomo, sono infatti alla base degli elementi che compongono l’iconografia di queste scene e sono allo stesso tempo all’origine del graduale sviluppo delle feste liturgiche connesse a questi eventi. A tali occasioni sono dedicati gli scritti di omelisti e innografi, espressione diretta e veicolo del pensiero religioso e di aspetti devozionali del tempo, e per questo motivo fonti ricche di spunti interpretativi per le immagini. Si è deciso quindi di impostare il lavoro di tesi sul doppio binario dell’analisi della produzione artistica e dei testi. Attraverso la disamina di una selezione di testimonianze letterarie si rileveranno corrispondenze tra dati testuali e rappresentazioni e si individueranno i passi che possano favorire l’interpretazione delle immagini. L’analisi comparata cercherà quindi di valutare se e in che misura le immagini riflettano e varino parallelamente al culto, manifestando anche aspetti dogmatici o liturgici. I testi scelti sono principalmente omelie festali, insieme ad alcuni importanti inni, e perciò si dedicherà il primo capitolo della tesi ad un inquadramento storico-liturgico al fine di contestualizzare sia le rappresentazioni che le fonti testuali all’interno di tale panoramica generale. Il secondo capitolo sarà invece destinato al vero e proprio “studio comparato”. A causa dell’ampiezza della quantità del materiale, sia per quanto riguarda i documenti figurativi che le fonti testuali, si è deciso di limitare cronologicamente l’ambito della ricerca al periodo che va dal IV secolo fino all’XI, e di fare una selezione dei documenti da analizzare. Se i primi secoli dell’era cristiana risultano infatti fondamentali nella messa a punto degli elementi essenziali dell’iconografia e nell’elaborazione dei concetti fondamentali della cristologia e mariologia, anche gli anni interessati dalla controversia iconoclasta e quelli subito successivi si configurano come un punto nodale per il pensiero religioso, a causa della forte enfasi che viene posta sul concetto dell’Incarnazione e il conseguente emergere di nuove festività come quelle dedicate alla Vita della Vergine e ai suoi genitori. Per questo motivo saranno esaminati un numero maggiore di testi per i primi secoli mentre per le epoche più tarde verranno scelti solo alcuni autori e saranno messi in risalto soprattutto gli elementi di novità. Anche per quanto riguarda la produzione artistica, si specifica che il corpus delle opere prese in esame non ha la pretesa dell’esaustività, data la vastità del materiale a disposizione, bensì si è cercato di selezionare esempi significativi per quanto riguarda le categorie di manufatti, l’arco cronologico e le aree geografiche oggetto della nostra indagine. Dopo l’analitica disamina delle immagini e dei testi del secondo capitolo, nel terzo si delineeranno le tendenze generali che riguardano l’evoluzione degli episodi e dei cicli iconografici sulle Storie dell’Infanzia. Si osserverà la progressiva standardizzazione dell’iconografia e la selezione degli episodi che andranno a costituire i cicli sintetici delle Grandi Feste, ispirati nella loro composizione dal calendario liturgico. Si è scelto infatti di stabilire come limite cronologico proprio l’XI secolo poiché è in questo periodo che risultano compiuti sia la canonizzazione dell’iconografia che il passaggio dai cicli maggiormente narrativi di epoca pre-iconoclasta a quelli gerarchici e sintetici dell’epoca medio-bizantina, tenendo comunque conto che non si tratta di un processo perfettamente lineare e univoco ma che anche in ciò che corrisponde alla “norma” esistono varianti e oscillazioni. Nel quarto capitolo una serie di schede analitiche illustrerà in maniera più approfondita la produzione artistica di tre ambiti geografici specifici, individuati come “casi studio”, i quali del resto emergono per la loro importanza già nei capitoli precedenti della tesi. Essi sono la Palestina, Costantinopoli e la Cappadocia. L’area Siro-palestinese è stata scelta per il suo ruolo centrale durante i primi secoli nella creazione e nello sviluppo dei temi iconografici e nell’elaborazione di pratiche liturgiche che furono modello di riferimento per quelle costantinopolitane. Ad esempio la topografia di Gerusalemme influenzò la costruzione di chiese a Costantinopoli, mentre anche altre pratiche originarie della Terra Santa quali la liturgia stazionale e la venerazione di reliquie dai luoghi santi ebbero ampia ricezione nella capitale. Inoltre reperti peculiari come le ampolle riportate dai viaggi di pellegrinaggio testimoniano la fecondità di quest’area nella creazione di iconografie degli eventi della Vita di Cristo e l’influenza che hanno avuto le pratiche devozionali e liturgiche del tempo nello sviluppo di tali temi. La capitale dell’impero d’altra parte rimane, nonostante la scarsità di testimonianze archeologiche superstiti compensata tuttavia da un certo numero di manoscritti miniati e dalla relativa abbondanza di autori e fonti testuali, essenziale punto di riferimento per quanto riguarda la liturgia e il pensiero dottrinale e per la centralità della sua tradizione iconografica in relazione alle aree di influenza, anche in virtù del sempre-aperto dibattito sui rapporti e gli scambi tra centro e periferia. La Cappadocia al contrario presenta numerose testimonianze pittoriche nelle sue chiese rupestri, soprattutto negli estesi cicli cristologici delle «chiese arcaiche» (fine IX- metà X sec), in contrasto alla totale assenza di fonti testuali coeve alle rappresentazioni per questo territorio. Allo stesso tempo le pitture si configurano attraverso caratteristiche peculiari come l’ampia influenza degli apocrifi nell’iconografia.

La natività e l’Infanzia a Bisanzio : studio comparato di rappresentazioni e fonti testuali sulle storie dell’infanzia di Cristo e della Vergine tra 4. e 11. secolo

LUBRANO, CATERINA
2022

Abstract

Le rappresentazioni delle Storie dell’Infanzia di Cristo e in secondo luogo della Vergine sono state oggetto nel secolo scorso di numerosi e importanti studi, a partire innanzitutto dal fondamentale Recherches sur l'iconographie de l'Evangile di Gabriel Millet1 e in seguito dal celebre Iconographie de l'enfance de la Vierge di Jacqueline Lafontaine-Dosogne2. Questi contributi hanno però affrontato i suddetti argomenti soprattutto da un punto di vista dell’indagine iconografica. In questa sede si vuole aprire maggiormente la prospettiva ad un approccio di tipo multidisciplinare, prendendo in considerazione nell’analisi dell’evoluzione dei temi in ambito bizantino anche le coeve pratiche cultuali e liturgiche, e il pensiero religioso del tempo. I dati narrativi contenuti nei vangeli canonici di Luca e Matteo, ma anche negli apocrifi dedicati all’Infanzia, primo fra tutti il Protovangelo di Giacomo, sono infatti alla base degli elementi che compongono l’iconografia di queste scene e sono allo stesso tempo all’origine del graduale sviluppo delle feste liturgiche connesse a questi eventi. A tali occasioni sono dedicati gli scritti di omelisti e innografi, espressione diretta e veicolo del pensiero religioso e di aspetti devozionali del tempo, e per questo motivo fonti ricche di spunti interpretativi per le immagini. Si è deciso quindi di impostare il lavoro di tesi sul doppio binario dell’analisi della produzione artistica e dei testi. Attraverso la disamina di una selezione di testimonianze letterarie si rileveranno corrispondenze tra dati testuali e rappresentazioni e si individueranno i passi che possano favorire l’interpretazione delle immagini. L’analisi comparata cercherà quindi di valutare se e in che misura le immagini riflettano e varino parallelamente al culto, manifestando anche aspetti dogmatici o liturgici. I testi scelti sono principalmente omelie festali, insieme ad alcuni importanti inni, e perciò si dedicherà il primo capitolo della tesi ad un inquadramento storico-liturgico al fine di contestualizzare sia le rappresentazioni che le fonti testuali all’interno di tale panoramica generale. Il secondo capitolo sarà invece destinato al vero e proprio “studio comparato”. A causa dell’ampiezza della quantità del materiale, sia per quanto riguarda i documenti figurativi che le fonti testuali, si è deciso di limitare cronologicamente l’ambito della ricerca al periodo che va dal IV secolo fino all’XI, e di fare una selezione dei documenti da analizzare. Se i primi secoli dell’era cristiana risultano infatti fondamentali nella messa a punto degli elementi essenziali dell’iconografia e nell’elaborazione dei concetti fondamentali della cristologia e mariologia, anche gli anni interessati dalla controversia iconoclasta e quelli subito successivi si configurano come un punto nodale per il pensiero religioso, a causa della forte enfasi che viene posta sul concetto dell’Incarnazione e il conseguente emergere di nuove festività come quelle dedicate alla Vita della Vergine e ai suoi genitori. Per questo motivo saranno esaminati un numero maggiore di testi per i primi secoli mentre per le epoche più tarde verranno scelti solo alcuni autori e saranno messi in risalto soprattutto gli elementi di novità. Anche per quanto riguarda la produzione artistica, si specifica che il corpus delle opere prese in esame non ha la pretesa dell’esaustività, data la vastità del materiale a disposizione, bensì si è cercato di selezionare esempi significativi per quanto riguarda le categorie di manufatti, l’arco cronologico e le aree geografiche oggetto della nostra indagine. Dopo l’analitica disamina delle immagini e dei testi del secondo capitolo, nel terzo si delineeranno le tendenze generali che riguardano l’evoluzione degli episodi e dei cicli iconografici sulle Storie dell’Infanzia. Si osserverà la progressiva standardizzazione dell’iconografia e la selezione degli episodi che andranno a costituire i cicli sintetici delle Grandi Feste, ispirati nella loro composizione dal calendario liturgico. Si è scelto infatti di stabilire come limite cronologico proprio l’XI secolo poiché è in questo periodo che risultano compiuti sia la canonizzazione dell’iconografia che il passaggio dai cicli maggiormente narrativi di epoca pre-iconoclasta a quelli gerarchici e sintetici dell’epoca medio-bizantina, tenendo comunque conto che non si tratta di un processo perfettamente lineare e univoco ma che anche in ciò che corrisponde alla “norma” esistono varianti e oscillazioni. Nel quarto capitolo una serie di schede analitiche illustrerà in maniera più approfondita la produzione artistica di tre ambiti geografici specifici, individuati come “casi studio”, i quali del resto emergono per la loro importanza già nei capitoli precedenti della tesi. Essi sono la Palestina, Costantinopoli e la Cappadocia. L’area Siro-palestinese è stata scelta per il suo ruolo centrale durante i primi secoli nella creazione e nello sviluppo dei temi iconografici e nell’elaborazione di pratiche liturgiche che furono modello di riferimento per quelle costantinopolitane. Ad esempio la topografia di Gerusalemme influenzò la costruzione di chiese a Costantinopoli, mentre anche altre pratiche originarie della Terra Santa quali la liturgia stazionale e la venerazione di reliquie dai luoghi santi ebbero ampia ricezione nella capitale. Inoltre reperti peculiari come le ampolle riportate dai viaggi di pellegrinaggio testimoniano la fecondità di quest’area nella creazione di iconografie degli eventi della Vita di Cristo e l’influenza che hanno avuto le pratiche devozionali e liturgiche del tempo nello sviluppo di tali temi. La capitale dell’impero d’altra parte rimane, nonostante la scarsità di testimonianze archeologiche superstiti compensata tuttavia da un certo numero di manoscritti miniati e dalla relativa abbondanza di autori e fonti testuali, essenziale punto di riferimento per quanto riguarda la liturgia e il pensiero dottrinale e per la centralità della sua tradizione iconografica in relazione alle aree di influenza, anche in virtù del sempre-aperto dibattito sui rapporti e gli scambi tra centro e periferia. La Cappadocia al contrario presenta numerose testimonianze pittoriche nelle sue chiese rupestri, soprattutto negli estesi cicli cristologici delle «chiese arcaiche» (fine IX- metà X sec), in contrasto alla totale assenza di fonti testuali coeve alle rappresentazioni per questo territorio. Allo stesso tempo le pitture si configurano attraverso caratteristiche peculiari come l’ampia influenza degli apocrifi nell’iconografia.
2022
Italiano
ANGELELLI, VALTER
Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
LUBRANO_reduct.pdf

accesso solo da BNCF e BNCR

Licenza: Tutti i diritti riservati
Dimensione 24.78 MB
Formato Adobe PDF
24.78 MB Adobe PDF
LUBRANO_reduct-compresso.pdf

accesso solo da BNCF e BNCR

Licenza: Tutti i diritti riservati
Dimensione 5.23 MB
Formato Adobe PDF
5.23 MB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/212680
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA2-212680