La tesi propone un’indagine sul verde non pianificato all’interno di due diverse città europee, Roma e Granada, alla luce degli attuali piani che, facendo appello a valori ambientali, diritti della cittadinanza allo spazio pubblico ed estetica del decoro, stanno bonificando questi spazi per la costruzione di parchi urbani. Il lavoro di tesi si inserisce nel dibattito geografico sul superamento del dualismo tra città e natura attingendo, in particolare, alle riflessioni teoriche prodotte dalle Environmental Humanities attorno al dispositivo ‘selva’ (wildness) che, prendendo le mosse dal pensiero più che rappresentazionale, spinge allo studio delle nature nella loro dimensione relazionale (Vannini e Vannini, 2020; Gentili e Giardina, 2020, p. 95). Tralasciata definitivamente l’idea di una natura originaria (Smith, 1984), dopo la decostruzione della wilderness e del suo legame con il nazionalismo statunitense condensato nel ‘mito della frontiera’ (Birch, 1990; Cronon, 1996; Calicott e Nelson, 1998), una riaggiornata idea di wildness (Whatmore e Thorne, 1998) approda in Europa ed entra, sotto forma di ‘selva’, anche nel contesto urbano ispirando visioni ibride e mostruose del paesaggio (Metta e Olivetti, 2019; Metta, 2022). La proposta della tesi è quella di fare un passo: prima ancora di fare un salto verso geografie visionarie in cui il dualismo è già superato, infatti, ci si sofferma alla frontiera tra città e natura e la si indaga attraversandola. Costituito da un fronte in espansione, il concetto di frontiera restituisce l’immagine di un limite in movimento, spesso, indistinto, fluido e zonale (Turco, 2010; Pase, 2011). Confini e mobilità fanno coppia anche nella teoria e si ritiene che siano collegati tanto da implicarsi a vicenda sia da parte dei Border Studies (Rumford, 2006), sia da parte dei Mobilities Studies (Cresswell, 2012; Richardson, 2013). Del resto, il loro legame, risponde al «costante ricombinarsi di spazi e tempi collocati nel cuore della globalizzazione capitalistica» che caratterizza la riconfigurazione della geopolitica contemporanea (Mezzadra e Neilson, 2014, p. 20). Queste indicazioni suggeriscono l’analisi del verde urbano non pianificato come prodotto delle relazioni spaziali a varie scale tra città e natura. La ricerca, dunque, prende forma negli attraversamenti, dalla città verso il verde non pianificato e viceversa, ponendo attenzione alle pratiche che connettono e sfumano il loro reciproci confini sfociando in rapporti trans-scalari. Emerge una geografia meno segnata dal dualismo natura-città, in cui il confine assume i tratti mobili della frontiera. Questo concetto rende meglio, rispetto a quello di ‘confine’, la mobilità che caratterizza il rapporto tra verde non pianificato e città, nelle loro interazioni quotidiane. Il confronto con il campo e i suoi silenzi ha portato alla scelta di intraprendere una ricerca etnogeografica, cioè che si avvale dei metodi messi a sistema dall’etnografia per indagare temi e relazioni geografiche. Sono stati seguiti percorsi conoscitivi indiretti, seguendo tracce e assenze, affidandosi alla condivisione di pratiche e conversazioni quotidiane. La frontiera rimanda all’esistenza di soggettività politiche non riconosciute né considerate dal modello del parco, ma che partecipano della vita urbana premendo alla frontiera della cittadinanza europea e dell’idea stessa di città contemporanea. Alla frontiera della selva urbana, infine, si confronta con alcuni dei limiti dello stesso dispositivo ‘selva’, tentando di suggerire alcune tracce per una contestualizzazione critica.
Alla frontiera della selva urbana. Etnogeografie e mobilità del verde non pianificato a Roma e Granada
PIERUCCI, GINEVRA
2025
Abstract
La tesi propone un’indagine sul verde non pianificato all’interno di due diverse città europee, Roma e Granada, alla luce degli attuali piani che, facendo appello a valori ambientali, diritti della cittadinanza allo spazio pubblico ed estetica del decoro, stanno bonificando questi spazi per la costruzione di parchi urbani. Il lavoro di tesi si inserisce nel dibattito geografico sul superamento del dualismo tra città e natura attingendo, in particolare, alle riflessioni teoriche prodotte dalle Environmental Humanities attorno al dispositivo ‘selva’ (wildness) che, prendendo le mosse dal pensiero più che rappresentazionale, spinge allo studio delle nature nella loro dimensione relazionale (Vannini e Vannini, 2020; Gentili e Giardina, 2020, p. 95). Tralasciata definitivamente l’idea di una natura originaria (Smith, 1984), dopo la decostruzione della wilderness e del suo legame con il nazionalismo statunitense condensato nel ‘mito della frontiera’ (Birch, 1990; Cronon, 1996; Calicott e Nelson, 1998), una riaggiornata idea di wildness (Whatmore e Thorne, 1998) approda in Europa ed entra, sotto forma di ‘selva’, anche nel contesto urbano ispirando visioni ibride e mostruose del paesaggio (Metta e Olivetti, 2019; Metta, 2022). La proposta della tesi è quella di fare un passo: prima ancora di fare un salto verso geografie visionarie in cui il dualismo è già superato, infatti, ci si sofferma alla frontiera tra città e natura e la si indaga attraversandola. Costituito da un fronte in espansione, il concetto di frontiera restituisce l’immagine di un limite in movimento, spesso, indistinto, fluido e zonale (Turco, 2010; Pase, 2011). Confini e mobilità fanno coppia anche nella teoria e si ritiene che siano collegati tanto da implicarsi a vicenda sia da parte dei Border Studies (Rumford, 2006), sia da parte dei Mobilities Studies (Cresswell, 2012; Richardson, 2013). Del resto, il loro legame, risponde al «costante ricombinarsi di spazi e tempi collocati nel cuore della globalizzazione capitalistica» che caratterizza la riconfigurazione della geopolitica contemporanea (Mezzadra e Neilson, 2014, p. 20). Queste indicazioni suggeriscono l’analisi del verde urbano non pianificato come prodotto delle relazioni spaziali a varie scale tra città e natura. La ricerca, dunque, prende forma negli attraversamenti, dalla città verso il verde non pianificato e viceversa, ponendo attenzione alle pratiche che connettono e sfumano il loro reciproci confini sfociando in rapporti trans-scalari. Emerge una geografia meno segnata dal dualismo natura-città, in cui il confine assume i tratti mobili della frontiera. Questo concetto rende meglio, rispetto a quello di ‘confine’, la mobilità che caratterizza il rapporto tra verde non pianificato e città, nelle loro interazioni quotidiane. Il confronto con il campo e i suoi silenzi ha portato alla scelta di intraprendere una ricerca etnogeografica, cioè che si avvale dei metodi messi a sistema dall’etnografia per indagare temi e relazioni geografiche. Sono stati seguiti percorsi conoscitivi indiretti, seguendo tracce e assenze, affidandosi alla condivisione di pratiche e conversazioni quotidiane. La frontiera rimanda all’esistenza di soggettività politiche non riconosciute né considerate dal modello del parco, ma che partecipano della vita urbana premendo alla frontiera della cittadinanza europea e dell’idea stessa di città contemporanea. Alla frontiera della selva urbana, infine, si confronta con alcuni dei limiti dello stesso dispositivo ‘selva’, tentando di suggerire alcune tracce per una contestualizzazione critica.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/218710
URN:NBN:IT:UNIPD-218710