Si stima che ogni anno nel mondo si verifichino circa 26 milioni di eventi di ictus, di cui circa l'80% percento ਠischemico. L'ictus rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità nel mondo. àˆ stato dimostrato che il tasso complessivo di mortalità correlata all'ictus ਠi diminuzione, mentre la percentuale di pazienti con ictus, sopravvissuti all'ictus e in particolare la morbilità e la disabilità correlate all'ictus sono elevate e in aumento. Nonostante l'estrema variabilità dell'eziologia e della patogenesi, l'ictus con origine cardioembolica rappresenta approssimativamente tra il 20 e il 25% di tutti gli ictus ischemici. Gli ictus cardioembolici hanno tipiche caratteristiche cliniche, neuroradiologiche e di laboratorio. Diversi meccanismi possono portare a ictus cardioembolico, il pi๠frequente ਠla fibrillazione atriale, che rappresenta il 50% di questo tipologia di ictus. Inoltre, la gravità degli ictus cardioembolici e la conseguente disabilità sono spesso maggiori degli ictus non cardioembolici. La patogenesi ਠdovuta all'alterata cinetica cardiaca durante la fibrillazione atriale. Ciಠprovoca alterazioni nella triade di Virchow, con la presenza di ipercoagulabilità , disfunzione endoteliale e stasi del sangue. Questi meccanismi promuovono lo sviluppo di coaguli, che possono staccarsi dalla parete atriale e migrare attraverso i vasi con conseguente embolizzazione. L'embolo migrante puಠcausare l'occlusione di un'arteria cerebrale, causando un ictus ischemico. Inoltre, ਠstato riportato che l'ictus cardioembolico ਠcaratterizzato da un elevato rischio di recidiva, circa di 12% all'anno. Ciಠspiega l'importanza fondamentale della prevenzione secondaria dell'ictus nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (NVAF) e con un pregresso evento cerebrovascolare embolico. Sia la prevenzione primaria che secondaria si basano su una terapia anticoagulante a lungo termine. I farmaci utilizzati sono definiti anticoagulanti orali (OAC), i quali si suddividono in due gruppi: antagonisti della vitamina K (VKA) e anticoagulanti orali diretti (DOAC), noti anche come nuovi anticoagulanti orali (NOAC). Per decenni, il warfarin, appartenente alla classe dei VKA, ha rappresentato lo standard di cura nella prevenzione primaria e secondaria. Recentemente, i NOAC (dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban) sono stati approvati dalla FDA e sono sempre pi๠utilizzati per la prevenzione dell'ictus nei pazienti con NVAF. Tuttavia, fino ad ora, c'ਠun numero di dati molto limitato sull'efficacia comparativa e sulla sicurezza di questi diversi farmaci nell'uso clinico nella vita reale, in particolare per quanto riguarda la prevenzione secondaria. Lo scopo di questo studio retrospettivo ਠquello di identificare l'efficacia degli anticoagulanti orali nella prevenzione dell'ictus secondario e di confrontare VKA e NOAC nella riduzione del tasso di eventi ischemici ricorrenti di origine cardioembolica. In questo lavoro abbiamo preso in considerazione tutti i pazienti ricoverati nell'ospedale universitario di Modena per ictus ischemico acuto, durante gli anni 2017 e 2018. Di questi 1786 pazienti, abbiamo selezionato quelli trattati con terapia anticoagulante e che presentavano una recidiva di episodio cerebrale ischemico all'ingresso. Questa ricerca ha identificato 70 pazienti con entrambe le caratteristiche. Sono stati raccolti dati relativi a caratteristiche generali e antropometriche, storia clinica, fattori di rischio cerebrovascolare, punteggi di rischio di ictus e sanguinamento, tipo di terapia anticoagulante, parametri di laboratorio all'ammissione, punteggio della scala di ictus NIHSS all'ammissione, terapia acuta somministrata durante il ricovero, sviluppo della trasformazione emorragica e il punteggio della scala Rankin modificato al momento dell'ammissione e a 3 mesi.
Ricorrenza di ictus ischemico in pazienti trattati con terapia anticoagulante: studio retrospettivo monocentrico di popolazione. L'esperienza dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena.
2020
Abstract
Si stima che ogni anno nel mondo si verifichino circa 26 milioni di eventi di ictus, di cui circa l'80% percento ਠischemico. L'ictus rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità nel mondo. àˆ stato dimostrato che il tasso complessivo di mortalità correlata all'ictus ਠi diminuzione, mentre la percentuale di pazienti con ictus, sopravvissuti all'ictus e in particolare la morbilità e la disabilità correlate all'ictus sono elevate e in aumento. Nonostante l'estrema variabilità dell'eziologia e della patogenesi, l'ictus con origine cardioembolica rappresenta approssimativamente tra il 20 e il 25% di tutti gli ictus ischemici. Gli ictus cardioembolici hanno tipiche caratteristiche cliniche, neuroradiologiche e di laboratorio. Diversi meccanismi possono portare a ictus cardioembolico, il pi๠frequente ਠla fibrillazione atriale, che rappresenta il 50% di questo tipologia di ictus. Inoltre, la gravità degli ictus cardioembolici e la conseguente disabilità sono spesso maggiori degli ictus non cardioembolici. La patogenesi ਠdovuta all'alterata cinetica cardiaca durante la fibrillazione atriale. Ciಠprovoca alterazioni nella triade di Virchow, con la presenza di ipercoagulabilità , disfunzione endoteliale e stasi del sangue. Questi meccanismi promuovono lo sviluppo di coaguli, che possono staccarsi dalla parete atriale e migrare attraverso i vasi con conseguente embolizzazione. L'embolo migrante puಠcausare l'occlusione di un'arteria cerebrale, causando un ictus ischemico. Inoltre, ਠstato riportato che l'ictus cardioembolico ਠcaratterizzato da un elevato rischio di recidiva, circa di 12% all'anno. Ciಠspiega l'importanza fondamentale della prevenzione secondaria dell'ictus nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (NVAF) e con un pregresso evento cerebrovascolare embolico. Sia la prevenzione primaria che secondaria si basano su una terapia anticoagulante a lungo termine. I farmaci utilizzati sono definiti anticoagulanti orali (OAC), i quali si suddividono in due gruppi: antagonisti della vitamina K (VKA) e anticoagulanti orali diretti (DOAC), noti anche come nuovi anticoagulanti orali (NOAC). Per decenni, il warfarin, appartenente alla classe dei VKA, ha rappresentato lo standard di cura nella prevenzione primaria e secondaria. Recentemente, i NOAC (dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban) sono stati approvati dalla FDA e sono sempre pi๠utilizzati per la prevenzione dell'ictus nei pazienti con NVAF. Tuttavia, fino ad ora, c'ਠun numero di dati molto limitato sull'efficacia comparativa e sulla sicurezza di questi diversi farmaci nell'uso clinico nella vita reale, in particolare per quanto riguarda la prevenzione secondaria. Lo scopo di questo studio retrospettivo ਠquello di identificare l'efficacia degli anticoagulanti orali nella prevenzione dell'ictus secondario e di confrontare VKA e NOAC nella riduzione del tasso di eventi ischemici ricorrenti di origine cardioembolica. In questo lavoro abbiamo preso in considerazione tutti i pazienti ricoverati nell'ospedale universitario di Modena per ictus ischemico acuto, durante gli anni 2017 e 2018. Di questi 1786 pazienti, abbiamo selezionato quelli trattati con terapia anticoagulante e che presentavano una recidiva di episodio cerebrale ischemico all'ingresso. Questa ricerca ha identificato 70 pazienti con entrambe le caratteristiche. Sono stati raccolti dati relativi a caratteristiche generali e antropometriche, storia clinica, fattori di rischio cerebrovascolare, punteggi di rischio di ictus e sanguinamento, tipo di terapia anticoagulante, parametri di laboratorio all'ammissione, punteggio della scala di ictus NIHSS all'ammissione, terapia acuta somministrata durante il ricovero, sviluppo della trasformazione emorragica e il punteggio della scala Rankin modificato al momento dell'ammissione e a 3 mesi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/296808
URN:NBN:IT:UNIMORE-296808