Il d.l. 3.5.2016, n. 59 convertito, con modifiche, dalla l. 30.6.2016, n. 119, in G.U. 2.7.2016, n. 153, recante Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonchà© a favore degli investitori in banche in liquidazione, denominato altresଠ†œdecreto banche†�, ha previsto, all'art. 1, il pegno mobiliare non possessorio: una garanzia del credito in cui il debitore, diversamente che nel pegno (possessorio) regolato dall'art. 2784 c.c., non si spossessa del bene mobile che ne ਠoggetto. Il pegno ਠuna delle forme di garanzia pi๠richieste alle imprese operanti nel settore agroalimentare (soprattutto quando queste richiedono di aver finanziato il proprio circolante e migliorare il proprio equilibrio finanziario nel breve termine), tradizionalmente porta con sà© numerosi costi che l'innovazione normativa, perà², puಠaver dimezzato. L'obiettivo della tesi ਠquindi quello di analizzare gli effetti del d.l. 59/2016 sulle imprese del comparto agroalimentare, con particolare attenzione a quelle del settore lattiero-caseario e di valutare se vi sia un vantaggio nell'utilizzo del pegno mobiliare non possessorio, in termini di gestione della garanzia e costo, rispetto all'impiego del pegno tradizionale, attraverso l'individuazione di tutti quei costi collegati al finanziamento pignoratizio che il finanziato deve sostenere, sintetizzati nel tasso annuale effettivo globale (TAEG), alla luce, inoltre, dei decreti già  vigenti per il settore dei prosciutti (1985) e dei prodotti lattiero-caseari (2001). In questo contesto, le imprese possono decidere di: †¢ ricorrere al pegno tradizionale, spossessandosi dei beni; †¢ utilizzare come garanzia del finanziamento forme alternative alla prima, che permettono di rimanere in possesso dei propri beni. Ovviamente a seconda della scelta, i costi da includere ai fini della determinazione del tasso di interesse sono diversi. A questo proposito, la domanda di ricerca ਠstata la seguente: qual ਠil tasso di interesse che applicherebbe una qualsiasi banca se l'azienda chiedesse di racchiudere tutti i costi legati al finanziamento assistito da pegno nella voce interessi?

Il comparto agroalimentare e le forme di finanziamento; il costo di un finanziamento garantito: confronto tra pegno possessorio e pegno non possessorio.

2018

Abstract

Il d.l. 3.5.2016, n. 59 convertito, con modifiche, dalla l. 30.6.2016, n. 119, in G.U. 2.7.2016, n. 153, recante Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonchà© a favore degli investitori in banche in liquidazione, denominato altresଠ†œdecreto banche†�, ha previsto, all'art. 1, il pegno mobiliare non possessorio: una garanzia del credito in cui il debitore, diversamente che nel pegno (possessorio) regolato dall'art. 2784 c.c., non si spossessa del bene mobile che ne ਠoggetto. Il pegno ਠuna delle forme di garanzia pi๠richieste alle imprese operanti nel settore agroalimentare (soprattutto quando queste richiedono di aver finanziato il proprio circolante e migliorare il proprio equilibrio finanziario nel breve termine), tradizionalmente porta con sà© numerosi costi che l'innovazione normativa, perà², puಠaver dimezzato. L'obiettivo della tesi ਠquindi quello di analizzare gli effetti del d.l. 59/2016 sulle imprese del comparto agroalimentare, con particolare attenzione a quelle del settore lattiero-caseario e di valutare se vi sia un vantaggio nell'utilizzo del pegno mobiliare non possessorio, in termini di gestione della garanzia e costo, rispetto all'impiego del pegno tradizionale, attraverso l'individuazione di tutti quei costi collegati al finanziamento pignoratizio che il finanziato deve sostenere, sintetizzati nel tasso annuale effettivo globale (TAEG), alla luce, inoltre, dei decreti già  vigenti per il settore dei prosciutti (1985) e dei prodotti lattiero-caseari (2001). In questo contesto, le imprese possono decidere di: †¢ ricorrere al pegno tradizionale, spossessandosi dei beni; †¢ utilizzare come garanzia del finanziamento forme alternative alla prima, che permettono di rimanere in possesso dei propri beni. Ovviamente a seconda della scelta, i costi da includere ai fini della determinazione del tasso di interesse sono diversi. A questo proposito, la domanda di ricerca ਠstata la seguente: qual ਠil tasso di interesse che applicherebbe una qualsiasi banca se l'azienda chiedesse di racchiudere tutti i costi legati al finanziamento assistito da pegno nella voce interessi?
2018
it
Dipartimento di Economia "Marco Biagi"
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/296809
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMORE-296809