Nel primo capitolo “Storia del Movimento sindacale in Italia” ho ricostruito cronologicamente la storia sindacale italiana dal 1948 al 1980 utilizzando prevalentemente la cronologia contenuta nelle seguenti opere: †¢ Stefano Musso “Storia del Lavoro dall'Unità a oggi”, †¢ Daniel L. Horowitz “The Italian Labor Movement (traduzione di Vito Gallotta)”, †¢ Carlo Donat-Cattin “Fuori dal coro, dal sindacato allo statuto dei lavoratori”, Nel secondo capitolo “l'evoluzione della FIM-CISL dalla nascita alla marcia dei 40.000 (1950-1980), ho ricostruito cronologicamente la storia del «sindacato nuovo» utilizzando prevalentemente la cronologia contenuta nelle seguenti opere: †¢ Gian Primo Cella, Bruno Manghi e Paola Piva: “Un sindacato italiano negli anni sessanta †" La FIM-CISL dall'associazione alla classe”, †¢ Pierre Carniti: “L'autonomia alla prova”, “Era il Tempo della Speranza”, “Passato prossimo”, “Memorie di un sindacalista d'assalto”, †¢ Giacinto Andriani e Guido Costa: “Fimmini. La FIM CISL dal '69 ad oggi tra democrazia e innovazione contrattuale”, †¢ Mario Dellacqua: “Luigi Macario. Un fondatore e un innovatore del sindacalismo italiano”, †¢ Mario Colombo e Raffaele Morese: “Pensiero, azione, autonomia. Saggi e testimonianze per Pierre Carniti”. †¢ Nino De Amicis: “La difficile utopia del possibile. La Federazione Lavoratori Metalmeccanici nel «decennio operaio» (1968-1974). Nella terza parte “appendice”, ho approfondito “la speranza, l'illusione e la passione” con un'intervista esclusiva a Raffaele Morese . *** La storia delle relazioni industriali in Italia ਠcontraddistinta tra due anime: antagonismo e partecipazione. Gli anni Sessanta e Settanta, sono attraversati da forti spinte antagoniste che si bilanciano con momenti partecipativi, in uno schema che concilia il conflitto con l'accordo. Il paradigma delle relazioni industriali della prima Repubblica ਠbasato su un modello che considera gli interessi di lungo periodo degli attori (lavoratori e delegati), ਠquindi anche i loro sistemi di valore, contrapposti e non conciliabili. L'accordo ਠnecessario per garantire il funzionamento del sistema, per rispettare il patto democratico alla base della nostra Costituzione. In questo contesto, la pratica della partecipazione, che ਠun valore costitutivo alla base della FIM-CISL, non ha avuto vita facile, passando da momenti di intensa discussione a momenti di completo disinteresse . La chiave di volta di questa impostazione ਠl'importanza assegnata alla cultura e al sapere. Prima ancora del fare sindacato, bisogna essere capaci di capire la realtà , copiare da chi ha avuto tempo e condizioni per un libero esercizio del mestiere sindacale. Da qui, nasce l'esigenza di avere leaders sui posti di lavoro che siano competenti oltre che mobilitanti, con una visione organizzativa che unisce il sapere al fare (“sapere e saper fare”). Una concezione autonoma ed aconfessionale del “Sindacato Nuovo”, che respinge costantemente ogni tentativo di ingerenza esterna. Una battaglia politica e culturale vittoriosa, che rompe le abitudini consolidate e scalza posizioni di potere, liberando l'organizzazione da un regime di interessato paternalismo . Su questi temi si misura la distanza con la FIOM-CGIL. La differenza sta tra una concezione pluralistica della democrazia politica per la quale il partito non ਠtutto e l'autonomia del sindacato ਠuna colonna portante del sistema democratico, e una concezione che invece ritiene che “il Partito ਠtutto” e il sindacato solo una forza gregaria .
DAL MIRACOLO ITALIANO ALLA MARCIA DEI 40.000 LA FIM-CISL TRA SPERANZA, ILLUSIONE E PASSIONE
2019
Abstract
Nel primo capitolo “Storia del Movimento sindacale in Italia” ho ricostruito cronologicamente la storia sindacale italiana dal 1948 al 1980 utilizzando prevalentemente la cronologia contenuta nelle seguenti opere: †¢ Stefano Musso “Storia del Lavoro dall'Unità a oggi”, †¢ Daniel L. Horowitz “The Italian Labor Movement (traduzione di Vito Gallotta)”, †¢ Carlo Donat-Cattin “Fuori dal coro, dal sindacato allo statuto dei lavoratori”, Nel secondo capitolo “l'evoluzione della FIM-CISL dalla nascita alla marcia dei 40.000 (1950-1980), ho ricostruito cronologicamente la storia del «sindacato nuovo» utilizzando prevalentemente la cronologia contenuta nelle seguenti opere: †¢ Gian Primo Cella, Bruno Manghi e Paola Piva: “Un sindacato italiano negli anni sessanta †" La FIM-CISL dall'associazione alla classe”, †¢ Pierre Carniti: “L'autonomia alla prova”, “Era il Tempo della Speranza”, “Passato prossimo”, “Memorie di un sindacalista d'assalto”, †¢ Giacinto Andriani e Guido Costa: “Fimmini. La FIM CISL dal '69 ad oggi tra democrazia e innovazione contrattuale”, †¢ Mario Dellacqua: “Luigi Macario. Un fondatore e un innovatore del sindacalismo italiano”, †¢ Mario Colombo e Raffaele Morese: “Pensiero, azione, autonomia. Saggi e testimonianze per Pierre Carniti”. †¢ Nino De Amicis: “La difficile utopia del possibile. La Federazione Lavoratori Metalmeccanici nel «decennio operaio» (1968-1974). Nella terza parte “appendice”, ho approfondito “la speranza, l'illusione e la passione” con un'intervista esclusiva a Raffaele Morese . *** La storia delle relazioni industriali in Italia ਠcontraddistinta tra due anime: antagonismo e partecipazione. Gli anni Sessanta e Settanta, sono attraversati da forti spinte antagoniste che si bilanciano con momenti partecipativi, in uno schema che concilia il conflitto con l'accordo. Il paradigma delle relazioni industriali della prima Repubblica ਠbasato su un modello che considera gli interessi di lungo periodo degli attori (lavoratori e delegati), ਠquindi anche i loro sistemi di valore, contrapposti e non conciliabili. L'accordo ਠnecessario per garantire il funzionamento del sistema, per rispettare il patto democratico alla base della nostra Costituzione. In questo contesto, la pratica della partecipazione, che ਠun valore costitutivo alla base della FIM-CISL, non ha avuto vita facile, passando da momenti di intensa discussione a momenti di completo disinteresse . La chiave di volta di questa impostazione ਠl'importanza assegnata alla cultura e al sapere. Prima ancora del fare sindacato, bisogna essere capaci di capire la realtà , copiare da chi ha avuto tempo e condizioni per un libero esercizio del mestiere sindacale. Da qui, nasce l'esigenza di avere leaders sui posti di lavoro che siano competenti oltre che mobilitanti, con una visione organizzativa che unisce il sapere al fare (“sapere e saper fare”). Una concezione autonoma ed aconfessionale del “Sindacato Nuovo”, che respinge costantemente ogni tentativo di ingerenza esterna. Una battaglia politica e culturale vittoriosa, che rompe le abitudini consolidate e scalza posizioni di potere, liberando l'organizzazione da un regime di interessato paternalismo . Su questi temi si misura la distanza con la FIOM-CGIL. La differenza sta tra una concezione pluralistica della democrazia politica per la quale il partito non ਠtutto e l'autonomia del sindacato ਠuna colonna portante del sistema democratico, e una concezione che invece ritiene che “il Partito ਠtutto” e il sindacato solo una forza gregaria .| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
DAL_MIRACOLO_ITALIANO__ALLA_MARCIA_DEI_40.000_04.12.2019__.pdf
accesso solo da BNCF e BNCR
Tipologia:
Altro materiale allegato
Licenza:
Tutti i diritti riservati
Dimensione
1.51 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.51 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/298614
URN:NBN:IT:UNIMORE-298614