La malattia di Alzheimer (MA) ਠuna patologia neurodegenerativa ed ਠla pi๠comune forma di demenza. àˆ caratterizzata da processi degenerativi quali: l'amiloidogenesi, che corrisponde alla formazione di filamenti di peptide Aβ (beta amiloide) sotto forma di depositi extracellulari e la degenerazione neurofibrillare, che deriva dall'aggregazione intraneuronale di filamenti di proteine Tau patologiche. Attualmente sono disponibili solo pochi farmaci per alleviare i sintomi, ma nessuno agisce sulle cause della patologia. Un interessante approccio terapeutico potrebbe consistere nel ridurre il numero e l'area degli aggregati di Aβ presenti a livello cerebrale. In questo studio abbiamo preso in considerazione due ipotetici attivi verso MA: la Curcumina e lo Zinco. La Curcumina ਠuna molecola bioattiva, nota per le sue proprietà  anti-infiammatorie, anti-microbiche e anti-ossidanti ma che abbiamo posto al centro dello studio per la sua azione anti-amiloidogenica. La Curcumina mostra perಠproprietà  chimico fisiche sfavorevoli alla somministrazione e scarsa biodisponibilità . L'approccio proposto per attuare il superamento della BEE vede l'impiego di nanoparticelle (NPs) di PLGA funzionalizzate con il glicopeptide g7 (g7-NPs), prodotto e caratterizzato dal gruppo Te.Far.T.I. di Modena ed abile nel direzionamento cerebrale. Per analizzare il profilo di sicurezza di queste NPs e valutare l'azione della curcumina sugli aggregati di Aβ una volta rilasciata, abbiamo utilizzato culture primarie di neuroni ippocampali. In futuro si passerà  alla somministrazione in vivo di queste NPs. Nel corso degli anni sono state fatte diverse ipotesi circa la causa della MA: una di queste ਠla †˜'zinc amyloid hypothesis'' che sostiene che il sequestro dello Zinco negli aggregati di Aβ sia in parte responsabile dell'effetto neurotossico e citotossico delle placche. Se lo Zinco si trova all'interno delle placche, la sua biodisponibilità  diminuisce e non puಠsvolgere i suoi ruoli fisiologici. Per questo ਠstato pensato che un rilascio di Zinco, sempre utilizzando come vettori le g7-NPs potrebbe essere utile nel trattamento della patologia. Abbiamo studiato l'azione dello Zinco rilasciato da g7-NPs su topi modelli di Alzheimer (APP23), valutando il suo effetto sull'infiammazione, sul numero e sulle dimensioni delle placche di Aβ e sulla densità  sinaptica. Il passo successivo sarà  correlare, per ogni animale, i risultati dei test comportamentali e i dati biochimici ottenuti con questo lavoro.

Valutazione di nanoparticelle dirette al SNC per la loro applicazione nella malattia di Alzheimer

2016

Abstract

La malattia di Alzheimer (MA) ਠuna patologia neurodegenerativa ed ਠla pi๠comune forma di demenza. àˆ caratterizzata da processi degenerativi quali: l'amiloidogenesi, che corrisponde alla formazione di filamenti di peptide Aβ (beta amiloide) sotto forma di depositi extracellulari e la degenerazione neurofibrillare, che deriva dall'aggregazione intraneuronale di filamenti di proteine Tau patologiche. Attualmente sono disponibili solo pochi farmaci per alleviare i sintomi, ma nessuno agisce sulle cause della patologia. Un interessante approccio terapeutico potrebbe consistere nel ridurre il numero e l'area degli aggregati di Aβ presenti a livello cerebrale. In questo studio abbiamo preso in considerazione due ipotetici attivi verso MA: la Curcumina e lo Zinco. La Curcumina ਠuna molecola bioattiva, nota per le sue proprietà  anti-infiammatorie, anti-microbiche e anti-ossidanti ma che abbiamo posto al centro dello studio per la sua azione anti-amiloidogenica. La Curcumina mostra perಠproprietà  chimico fisiche sfavorevoli alla somministrazione e scarsa biodisponibilità . L'approccio proposto per attuare il superamento della BEE vede l'impiego di nanoparticelle (NPs) di PLGA funzionalizzate con il glicopeptide g7 (g7-NPs), prodotto e caratterizzato dal gruppo Te.Far.T.I. di Modena ed abile nel direzionamento cerebrale. Per analizzare il profilo di sicurezza di queste NPs e valutare l'azione della curcumina sugli aggregati di Aβ una volta rilasciata, abbiamo utilizzato culture primarie di neuroni ippocampali. In futuro si passerà  alla somministrazione in vivo di queste NPs. Nel corso degli anni sono state fatte diverse ipotesi circa la causa della MA: una di queste ਠla †˜'zinc amyloid hypothesis'' che sostiene che il sequestro dello Zinco negli aggregati di Aβ sia in parte responsabile dell'effetto neurotossico e citotossico delle placche. Se lo Zinco si trova all'interno delle placche, la sua biodisponibilità  diminuisce e non puಠsvolgere i suoi ruoli fisiologici. Per questo ਠstato pensato che un rilascio di Zinco, sempre utilizzando come vettori le g7-NPs potrebbe essere utile nel trattamento della patologia. Abbiamo studiato l'azione dello Zinco rilasciato da g7-NPs su topi modelli di Alzheimer (APP23), valutando il suo effetto sull'infiammazione, sul numero e sulle dimensioni delle placche di Aβ e sulla densità  sinaptica. Il passo successivo sarà  correlare, per ogni animale, i risultati dei test comportamentali e i dati biochimici ottenuti con questo lavoro.
2016
it
Dipartimento di Scienze della Vita
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
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