Questa tesi di dottorato illustra i risultati di processi di valutazione basati sul "Project Cycle": quadro concettuale sviluppato dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) finalizzato a misurare l'efficacia della gestione nelle aree protette. Per la prima volta in Italia, due metodologie sono state applicate sistematicamente per: a) valutare le minacce e misurare l'efficacia delle azioni di conservazione attraverso l’analisi delle stesse minacce (Threat Analysis - TAN) con l'identificazione, la classificazione e la loro gerarchizzazione agli obiettivi di biodiversità; b) valutare la conseguente riduzione delle minacce (Threat Reduction Assessment - TRA) a seguito di interventi di conservazione. La ricerca include casi di studio all'interno di un sistema di zone umide poste lungo le aree costiere tirreniche di Lazio e Toscana, aree protette classificate anche come siti Natura 2000: • “Palude di Torre Flavia”, designata anche come Zona di Protezione Speciale (ZPS) IT6030020 "Torre Flavia" (Roma, Lazio, Italia); • “Palude Diaccia Botrona”, designata sia come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) che come ZPS IT51A0011 "Palude Diaccia Botrona" (Grosseto, Toscana, Italia). Per quanto, tuttavia, la ricerca si estenda a casi posti anche in aree geografiche diverse, i target di conservazione selezionati sono gli uccelli Sternula albifrons, Sterna hirundo, Charadrius alexandrinus e Charadrius dubius e i rettili Rafetus swinhoei, Cyclanorbis elegans e Caretta caretta. In particolare, per quest’ultima specie, la metodologia TAN non risulta essere stata mai applicata prima in tutto il mondo. In questi contesti, il quadro di valutazione delle minacce è stato declinato agli obiettivi di biodiversità attraverso un approccio basato su esperti. Questo progetto di dottorato ha dimostrato l’importanza di un criterio strutturato che vada oltre il paradigma per tentativi ed errori che ha caratterizzato gran parte della gestione dei siti naturali negli ultimi decenni. La ricerca evidenzia come i disturbi antropici siano parte di una catena causale che collega le principali forze motrici, attraverso minacce indirette, a quelle che esercitano impatti diretti sugli obiettivi di conservazione. Questo approccio aiuta ad andare oltre la complessità e l'interdipendenza delle relazioni, utilizzando quadri concettuali. In tutti i casi affrontati che coinvolgono uccelli e rettili marini nel Mediterraneo, i rifiuti e il degrado degli habitat riproduttivi sono emersi come minacce significative per la conservazione delle specie. L'approccio collaborativo, che ha interessato esperti locali e la comunità scientifica, si è rivelato nella maggior parte dei casi essenziale anche per evidenziare l'eventuale esposizione a bias cognitivi. Pur promuovendo in tale contesto ogni tipo di relazione tra il mondo naturale e la sfera umana, attraverso anche il ricorso ad un auspicabile approccio analitico (DPSIR), si ritiene di aver fornito una visione trasversale, assolutamente necessaria nella valutazione delle minacce perché in grado di interpretare rapidamente le possibili soluzioni da attuare. In definitiva, i casi esaminati hanno sottolineato l'importanza di massimizzare la coerenza procedurale con le azioni di conservazione. In questo quadro, i decisori sono stati incoraggiati a operare in modo proattivo, aspetto che ha indotto ad avanzare nella tesi anche alcune proposte riconducibili a misure o azioni volte a rafforzare il processo di valutazione.
Valutazione di efficacia di gestione delle aree protette attraverso l’uso di indicatori oggettivi: una applicazione ad un sistema di aree umide del litorale tirrenico.
GIOVACCHINI, PIETRO
2025
Abstract
Questa tesi di dottorato illustra i risultati di processi di valutazione basati sul "Project Cycle": quadro concettuale sviluppato dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) finalizzato a misurare l'efficacia della gestione nelle aree protette. Per la prima volta in Italia, due metodologie sono state applicate sistematicamente per: a) valutare le minacce e misurare l'efficacia delle azioni di conservazione attraverso l’analisi delle stesse minacce (Threat Analysis - TAN) con l'identificazione, la classificazione e la loro gerarchizzazione agli obiettivi di biodiversità; b) valutare la conseguente riduzione delle minacce (Threat Reduction Assessment - TRA) a seguito di interventi di conservazione. La ricerca include casi di studio all'interno di un sistema di zone umide poste lungo le aree costiere tirreniche di Lazio e Toscana, aree protette classificate anche come siti Natura 2000: • “Palude di Torre Flavia”, designata anche come Zona di Protezione Speciale (ZPS) IT6030020 "Torre Flavia" (Roma, Lazio, Italia); • “Palude Diaccia Botrona”, designata sia come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) che come ZPS IT51A0011 "Palude Diaccia Botrona" (Grosseto, Toscana, Italia). Per quanto, tuttavia, la ricerca si estenda a casi posti anche in aree geografiche diverse, i target di conservazione selezionati sono gli uccelli Sternula albifrons, Sterna hirundo, Charadrius alexandrinus e Charadrius dubius e i rettili Rafetus swinhoei, Cyclanorbis elegans e Caretta caretta. In particolare, per quest’ultima specie, la metodologia TAN non risulta essere stata mai applicata prima in tutto il mondo. In questi contesti, il quadro di valutazione delle minacce è stato declinato agli obiettivi di biodiversità attraverso un approccio basato su esperti. Questo progetto di dottorato ha dimostrato l’importanza di un criterio strutturato che vada oltre il paradigma per tentativi ed errori che ha caratterizzato gran parte della gestione dei siti naturali negli ultimi decenni. La ricerca evidenzia come i disturbi antropici siano parte di una catena causale che collega le principali forze motrici, attraverso minacce indirette, a quelle che esercitano impatti diretti sugli obiettivi di conservazione. Questo approccio aiuta ad andare oltre la complessità e l'interdipendenza delle relazioni, utilizzando quadri concettuali. In tutti i casi affrontati che coinvolgono uccelli e rettili marini nel Mediterraneo, i rifiuti e il degrado degli habitat riproduttivi sono emersi come minacce significative per la conservazione delle specie. L'approccio collaborativo, che ha interessato esperti locali e la comunità scientifica, si è rivelato nella maggior parte dei casi essenziale anche per evidenziare l'eventuale esposizione a bias cognitivi. Pur promuovendo in tale contesto ogni tipo di relazione tra il mondo naturale e la sfera umana, attraverso anche il ricorso ad un auspicabile approccio analitico (DPSIR), si ritiene di aver fornito una visione trasversale, assolutamente necessaria nella valutazione delle minacce perché in grado di interpretare rapidamente le possibili soluzioni da attuare. In definitiva, i casi esaminati hanno sottolineato l'importanza di massimizzare la coerenza procedurale con le azioni di conservazione. In questo quadro, i decisori sono stati incoraggiati a operare in modo proattivo, aspetto che ha indotto ad avanzare nella tesi anche alcune proposte riconducibili a misure o azioni volte a rafforzare il processo di valutazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/303796
URN:NBN:IT:UNISI-303796