Il tumore al polmone ਠper incidenza la neoplasia pi๠diffusa in Italia e rappresenta l'11% di tutte le nuove diagnosi. àˆ la seconda neoplasia pi๠frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%). Il principale fattore di rischio ਠrappresentato dal fumo di sigaretta che contiene pi๠di 4.000 sostanze chimiche, delle quali almeno ottanta, secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), sono anche cancerogene. Il tumore del polmone viene distinto in due tipologie principali: tumore polmonare a piccole cellule (15-20% dei casi) e il tumore polmonare non a piccole cellule (85% dei casi), entrambi originati dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari. Spesso nelle fasi iniziali il tumore al polmone puಠessere asintomatico, per questo motivo nella maggior parte dei casi viene diagnosticato in una fase di malattia avanzata, non operabile, con prognosi infausta. Per questi pazienti, fino a pochi anni fa, l'unica strategia terapeutica era rappresentata dalla chemioterapia (combinazioni di molecole ad azione antitumorale come sali di platino, gemcitabina, docetaxel, pemetrexed ecc…), generalmente caratterizzata da un meccanismo d'azione poco selettivo, un profilo di tossicità elevato e una bassa efficacia con riduzione delle lesioni tumorali limitata al 35-40% dei casi trattati. Un nuovo approccio al trattamento del carcinoma polmonare ਠrappresentato oggi dall'immunoterapia tramite l'utilizzo di anticorpi monoclonali che hanno come bersaglio punti di controllo immunitario ovvero siti di legame sui linfociti T (come PD1) con lo scopo bloccare il legame tra i linfociti T e le cellule tumorali, riattivando il sistema immunitario nei confronti delle cellule tumorali. In particolare, questo studio si ਠconcentrato su due farmaci anti-PD1, nivolumab e pembrolizumab, e un farmaco anti-PD-L1 (recettore presente sulla cellula tumorale), atezolizumab. Lo scopo ਠstato quello di valutare l'utilizzo nella pratica clinica di questi farmaci nel trattamento di seconda linea di pazienti affetti da tumore del polmone seguiti presso il centro oncologico del Policlinico di Modena, ponendo attenzione, per ciascun trattamento, alla durata del trattamento, alla sua tollerabilità , e all'impatto sulla spesa conseguenti all'utilizzo dei diversi principi attivi oggetto dello studio.
UTILIZZO NELLA PRATICA CLINICA DEGLI INIBITORI DEI CHECKPOINT IMMUNITARI (ANTI-PD1 E ANTI-PD-L1) NIVOLUMAB, PEMBROLIZUMAB E ATEZOLIZUMAB NEL TRATTAMENTO DI SECONDA LINEA DEL CARCINOMA POLMONARE
2020
Abstract
Il tumore al polmone ਠper incidenza la neoplasia pi๠diffusa in Italia e rappresenta l'11% di tutte le nuove diagnosi. àˆ la seconda neoplasia pi๠frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%). Il principale fattore di rischio ਠrappresentato dal fumo di sigaretta che contiene pi๠di 4.000 sostanze chimiche, delle quali almeno ottanta, secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), sono anche cancerogene. Il tumore del polmone viene distinto in due tipologie principali: tumore polmonare a piccole cellule (15-20% dei casi) e il tumore polmonare non a piccole cellule (85% dei casi), entrambi originati dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari. Spesso nelle fasi iniziali il tumore al polmone puಠessere asintomatico, per questo motivo nella maggior parte dei casi viene diagnosticato in una fase di malattia avanzata, non operabile, con prognosi infausta. Per questi pazienti, fino a pochi anni fa, l'unica strategia terapeutica era rappresentata dalla chemioterapia (combinazioni di molecole ad azione antitumorale come sali di platino, gemcitabina, docetaxel, pemetrexed ecc…), generalmente caratterizzata da un meccanismo d'azione poco selettivo, un profilo di tossicità elevato e una bassa efficacia con riduzione delle lesioni tumorali limitata al 35-40% dei casi trattati. Un nuovo approccio al trattamento del carcinoma polmonare ਠrappresentato oggi dall'immunoterapia tramite l'utilizzo di anticorpi monoclonali che hanno come bersaglio punti di controllo immunitario ovvero siti di legame sui linfociti T (come PD1) con lo scopo bloccare il legame tra i linfociti T e le cellule tumorali, riattivando il sistema immunitario nei confronti delle cellule tumorali. In particolare, questo studio si ਠconcentrato su due farmaci anti-PD1, nivolumab e pembrolizumab, e un farmaco anti-PD-L1 (recettore presente sulla cellula tumorale), atezolizumab. Lo scopo ਠstato quello di valutare l'utilizzo nella pratica clinica di questi farmaci nel trattamento di seconda linea di pazienti affetti da tumore del polmone seguiti presso il centro oncologico del Policlinico di Modena, ponendo attenzione, per ciascun trattamento, alla durata del trattamento, alla sua tollerabilità , e all'impatto sulla spesa conseguenti all'utilizzo dei diversi principi attivi oggetto dello studio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/304492
URN:NBN:IT:UNIMORE-304492