Il concetto di superstizione parentale, introdotto da Hilman ne “Il codice dell'anima” del 1997, corrisponde alla credenza secondo cui i comportamenti dei genitori sarebbero gli strumenti primi del destino di ciascuno. Lungi dall'aprire alle opportunità  del mondo cui il bambino si affaccia, tale fantasia fa' dei genitori delle figure ingombranti, fonti di un determinismo nell'esistenza di ciascuno che ostacola la libera ricerca della propria personale vocazione. La convinzione identificata nel concetto di superstizione parentale genera, secondo Hilman, effetti potenzialmente deleteri sia sui genitori sia sui figli. I primi rischiano di essere intrappolati in un falso potere ultraterreno, che li renderebbe incapaci di scorgere la vera essenza dei figli. I secondi rischiano di rimanere intrappolati nel risentimento e nel senso di colpa nei confronti di genitori che non lasciano tempo e spazio all'immaginario infantile, inteso come quell'Altrove in cui cercare, riconoscere e proiettare la propria anima. Obiettivo del presente contributo ਠdi utilizzare il concetto di superstizione parentale quale chiave interpretativa di alcuni tratti distintivi della letteratura per l'infanzia, e nel dettaglio degli albi illustrati. In particolare, i temi della natura, dell'avventura, del viaggio e del mistero accendono i riflettori su protagonisti che prendono il loro destino tra le mani, abbandonando i porti sicuri per un percorso di crescita e formazione in larga misura lontano dalle mura domestiche e dal laccio della superstizione parentale. In modo ancor pi๠evidente, il tema ricorrente dell'orfanezza, che caratterizza numerosi protagonisti di racconti e romanzi per l'infanzia, ma anche crossover, rende evidente l'opportunità  di introdurre protagonisti che possano, nel bene e nel male, correre i rischi della tessitura di un proprio destino, liberi dal sentiero che la superstizione parentale vedrebbe tracciato per loro. Al fine di perseguire l'obiettivo ora delineato, il presente contributo si sviluppa su quattro capitoli. Il primo approfondisce il concetto di superstizione parentale, anche ripercorrendo alcuni aspetti fondamentali del pensiero e della corrente di Jung. Il secondo capitolo presenta i codici letterari e i temi ricorrenti della letteratura per l'infanzia. Il terzo capitolo analizza specificamente le relazioni tra orfanezza e letteratura per l'infanzia, approfondendo in particolare i ruoli e le funzioni dei genitori assenti e dei mentori. L'ultimo capitolo, attraverso una ricerca realizzata su un campione di albi illustrati selezionati sulla base del numero di richieste presso la biblioteca di una scuola per l'infanzia, propone un'indagine critica sulle rappresentazioni di figli e genitori alla luce del concetto di superstizione parentale.

La "superstizione parentale" nei libri per l'infanzia

2018

Abstract

Il concetto di superstizione parentale, introdotto da Hilman ne “Il codice dell'anima” del 1997, corrisponde alla credenza secondo cui i comportamenti dei genitori sarebbero gli strumenti primi del destino di ciascuno. Lungi dall'aprire alle opportunità  del mondo cui il bambino si affaccia, tale fantasia fa' dei genitori delle figure ingombranti, fonti di un determinismo nell'esistenza di ciascuno che ostacola la libera ricerca della propria personale vocazione. La convinzione identificata nel concetto di superstizione parentale genera, secondo Hilman, effetti potenzialmente deleteri sia sui genitori sia sui figli. I primi rischiano di essere intrappolati in un falso potere ultraterreno, che li renderebbe incapaci di scorgere la vera essenza dei figli. I secondi rischiano di rimanere intrappolati nel risentimento e nel senso di colpa nei confronti di genitori che non lasciano tempo e spazio all'immaginario infantile, inteso come quell'Altrove in cui cercare, riconoscere e proiettare la propria anima. Obiettivo del presente contributo ਠdi utilizzare il concetto di superstizione parentale quale chiave interpretativa di alcuni tratti distintivi della letteratura per l'infanzia, e nel dettaglio degli albi illustrati. In particolare, i temi della natura, dell'avventura, del viaggio e del mistero accendono i riflettori su protagonisti che prendono il loro destino tra le mani, abbandonando i porti sicuri per un percorso di crescita e formazione in larga misura lontano dalle mura domestiche e dal laccio della superstizione parentale. In modo ancor pi๠evidente, il tema ricorrente dell'orfanezza, che caratterizza numerosi protagonisti di racconti e romanzi per l'infanzia, ma anche crossover, rende evidente l'opportunità  di introdurre protagonisti che possano, nel bene e nel male, correre i rischi della tessitura di un proprio destino, liberi dal sentiero che la superstizione parentale vedrebbe tracciato per loro. Al fine di perseguire l'obiettivo ora delineato, il presente contributo si sviluppa su quattro capitoli. Il primo approfondisce il concetto di superstizione parentale, anche ripercorrendo alcuni aspetti fondamentali del pensiero e della corrente di Jung. Il secondo capitolo presenta i codici letterari e i temi ricorrenti della letteratura per l'infanzia. Il terzo capitolo analizza specificamente le relazioni tra orfanezza e letteratura per l'infanzia, approfondendo in particolare i ruoli e le funzioni dei genitori assenti e dei mentori. L'ultimo capitolo, attraverso una ricerca realizzata su un campione di albi illustrati selezionati sulla base del numero di richieste presso la biblioteca di una scuola per l'infanzia, propone un'indagine critica sulle rappresentazioni di figli e genitori alla luce del concetto di superstizione parentale.
2018
it
Dipartimento di Educazione e Scienze Umane
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/305437
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