Anche la popolazione carceraria, cosଠcome quella generale, invecchia. Alcuni studi hanno dimostrato come nei detenuti l'invecchiamento sia pi๠precoce rispetto al resto della popolazione, tanto che la loro età  biologica si stima essere di 10 anni pi๠elevata rispetto alla loro età  anagrafica. A causa del loro stile di vita (frequente consumo di alcol e sostanze di abuso) e dello stile di vita all'interno delle carceri (mancanza di stimoli), l'incidenza di malattie croniche e in particolare di demenza potrebbe essere addirittura maggiore in questa popolazione rispetto a quella generale. Attualmente, in Italia, non ਠnoto il numero di persone affette da demenza all'interno delle carceri. Essendo la maggioranza della popolazione detenuta di giovane età , le carceri sono normalmente impostate sulle esigenze di un'utenza giovane e autonoma; le problematiche relative alla presenza di deficit cognitivi e disabilità  spesso non sono conosciute dagli operatori e la condizione del paziente affetto da demenza puಠpeggiorare: la convivenza in spazi comuni o celle spesso affollati, la mancanza di attività , la deprivazione di stimoli, la perdita di riferimenti familiari, possono essere fattori peggiorativi e scatenanti disturbi del comportamento. Tuttavia, uno studio condotto in Inghilterra ha dimostrato come anche nelle carceri sia possibile applicare i principi della Dementia Friendly Community. Nella provincia di Modena dal 2017 esiste un servizio di consulenza psicogeriatrica per i soggetti affetti da demenza detenuti nella Casa Circondariale Sant'Anna. L'obiettivo dello studio, di tipo osservazionale retrospettivo, ਠquello di valutare quanti soggetti di età  superiore ai 65 anni sono stati ospitati all'interno della Casa Circondariale di Modena negli anni 2017, 2018, 2019 e quanti di questi siano stati proposti per una valutazione psicogeriatrica. Si vuole inoltre valutare quanti soggetti siano stati riconosciuti come affetti da demenza e come sia evoluto il loro decadimento cognitivo nel triennio 2017-2019. Infine, si vuole valutare nello stesso periodo l'eventuale ricaduta delle valutazioni psicogeriatriche effettuate in termini di progetti assistenziali e di provvedimenti giudiziari. Questo studio si propone di iniziare a quantificare il numero delle persone affette da demenza all'interno del carcere rispetto alla popolazione anziana presente; si propone inoltre di verificare la tipologia di demenza presente e il livello di autonomia dei pazienti detenuti.

VIVERE CON LA DEMENZA IN CARCERE

2020

Abstract

Anche la popolazione carceraria, cosଠcome quella generale, invecchia. Alcuni studi hanno dimostrato come nei detenuti l'invecchiamento sia pi๠precoce rispetto al resto della popolazione, tanto che la loro età  biologica si stima essere di 10 anni pi๠elevata rispetto alla loro età  anagrafica. A causa del loro stile di vita (frequente consumo di alcol e sostanze di abuso) e dello stile di vita all'interno delle carceri (mancanza di stimoli), l'incidenza di malattie croniche e in particolare di demenza potrebbe essere addirittura maggiore in questa popolazione rispetto a quella generale. Attualmente, in Italia, non ਠnoto il numero di persone affette da demenza all'interno delle carceri. Essendo la maggioranza della popolazione detenuta di giovane età , le carceri sono normalmente impostate sulle esigenze di un'utenza giovane e autonoma; le problematiche relative alla presenza di deficit cognitivi e disabilità  spesso non sono conosciute dagli operatori e la condizione del paziente affetto da demenza puಠpeggiorare: la convivenza in spazi comuni o celle spesso affollati, la mancanza di attività , la deprivazione di stimoli, la perdita di riferimenti familiari, possono essere fattori peggiorativi e scatenanti disturbi del comportamento. Tuttavia, uno studio condotto in Inghilterra ha dimostrato come anche nelle carceri sia possibile applicare i principi della Dementia Friendly Community. Nella provincia di Modena dal 2017 esiste un servizio di consulenza psicogeriatrica per i soggetti affetti da demenza detenuti nella Casa Circondariale Sant'Anna. L'obiettivo dello studio, di tipo osservazionale retrospettivo, ਠquello di valutare quanti soggetti di età  superiore ai 65 anni sono stati ospitati all'interno della Casa Circondariale di Modena negli anni 2017, 2018, 2019 e quanti di questi siano stati proposti per una valutazione psicogeriatrica. Si vuole inoltre valutare quanti soggetti siano stati riconosciuti come affetti da demenza e come sia evoluto il loro decadimento cognitivo nel triennio 2017-2019. Infine, si vuole valutare nello stesso periodo l'eventuale ricaduta delle valutazioni psicogeriatriche effettuate in termini di progetti assistenziali e di provvedimenti giudiziari. Questo studio si propone di iniziare a quantificare il numero delle persone affette da demenza all'interno del carcere rispetto alla popolazione anziana presente; si propone inoltre di verificare la tipologia di demenza presente e il livello di autonomia dei pazienti detenuti.
2020
it
Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/305511
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMORE-305511