La sovranità digitale, che implica l’autodeterminazione nazionale nella governance del cyberspazio, rappresenta un rischio per Internet, il cui buon funzionamento richiede apertura e collaborazione fra molti soggetti. Viceversa, l’assenza di sovranità su dati, software, tecnologie e infrastrutture, può esporre i singoli Stati al rischio di dipendenza tecnologica e sottosviluppo economico, instabilità sociale e perdita di autonomia politica. Gli attacchi cibernetici, la disinformazione globale, l’uso letale dell’Intelligenza Artificiale, sono le diverse espressioni in cui si declina oggi la guerra algoritmica e rappresentano la maggiore minaccia alla sovranità digitale. Questi pericoli infatti mettono a rischio la democrazia, lo sviluppo economico, il benessere dei cittadini e il mantenimento della pace che oggi poggiano grandemente sull’esistenza di un cyberspazio sicuro e aperto. Uno scenario questo che può tuttavia essere contrastato attraverso politiche adeguate e un’aumentata cooperazione fra attori statuali e non statuali. Per farlo è però necessario essere consapevoli delle minacce alla sovranità digitale portati dalla guerra algoritmica che vede una costante mutazione degli attori che ne sono protagonisti. In questo lavoro si proverà a definire il contesto di tale guerra descrivendo la minaccia rappresentata dagli attacchi cibernetici portati da hacker e hacktivisti e dall’uso della disinformazione unita allo sviluppo di tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale. Il lavoro si basa su una serie di casi di studio, il conflitto russo-ucraino e quello tra Israele e Hamas, e poggia, nella sua parte empirica, sulle riflessioni degli esperti interpellati, testimoni privilegiati dei fenomeni oggetto della trattazione.
Sovranità digitale e guerra algoritmica. Un’analisi dello scenario della cybersicurezza nell’epoca della propaganda computazionale e dei conflitti cibernetici
DI CORINTO, ARTURO
2026
Abstract
La sovranità digitale, che implica l’autodeterminazione nazionale nella governance del cyberspazio, rappresenta un rischio per Internet, il cui buon funzionamento richiede apertura e collaborazione fra molti soggetti. Viceversa, l’assenza di sovranità su dati, software, tecnologie e infrastrutture, può esporre i singoli Stati al rischio di dipendenza tecnologica e sottosviluppo economico, instabilità sociale e perdita di autonomia politica. Gli attacchi cibernetici, la disinformazione globale, l’uso letale dell’Intelligenza Artificiale, sono le diverse espressioni in cui si declina oggi la guerra algoritmica e rappresentano la maggiore minaccia alla sovranità digitale. Questi pericoli infatti mettono a rischio la democrazia, lo sviluppo economico, il benessere dei cittadini e il mantenimento della pace che oggi poggiano grandemente sull’esistenza di un cyberspazio sicuro e aperto. Uno scenario questo che può tuttavia essere contrastato attraverso politiche adeguate e un’aumentata cooperazione fra attori statuali e non statuali. Per farlo è però necessario essere consapevoli delle minacce alla sovranità digitale portati dalla guerra algoritmica che vede una costante mutazione degli attori che ne sono protagonisti. In questo lavoro si proverà a definire il contesto di tale guerra descrivendo la minaccia rappresentata dagli attacchi cibernetici portati da hacker e hacktivisti e dall’uso della disinformazione unita allo sviluppo di tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale. Il lavoro si basa su una serie di casi di studio, il conflitto russo-ucraino e quello tra Israele e Hamas, e poggia, nella sua parte empirica, sulle riflessioni degli esperti interpellati, testimoni privilegiati dei fenomeni oggetto della trattazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/354130
URN:NBN:IT:UNIROMA1-354130