Between 1230 and 1470, figurative stone sculpture in Northern and Central Italy employed a wide range of techniques involving the inlay, application, and assemblage of diverse materials, including colored glass, polychrome marble, ceramics, and metals. Far from being mere additions, these elements played an integral role in the construction of the image: they structured visual hierarchies, enhanced perception, and reinforced the devotional function of the works. This material diversity reflected a coherent formal strategy. Translucent, reflective, or opaque substances interacted with light, shaped contrast, and organized legibility. The surface acted as a visual operator, conceived in relation to ritual use, workshop practices, and the transmission of technical knowledge. The study draws on a broad corpus of around one hundred sculptures, alongside a more focused selection of approximately fifty works analysed in depth in the accompanying catalogue. Most are still preserved in situ and demonstrate a deliberate use of material, light, and textural effects. Four technical modalities are identified — application, inlay, juxtaposition, and mixed systems — and examined in conjunction with three key concepts: varietas, mimesis, and performativity. These frameworks make it possible to analyse how materials, through their optical and tactile properties, generate specific visual effects, guide the gaze, and shape the spiritual experience.

Tra il 1230 e il 1470, la scultura figurativa in pietra nell’Italia settentrionale e centrale integrò un ampio ventaglio di procedimenti di incrostazione, applicazione e assemblaggio di materiali diversi (vetri colorati, marmi policromi, ceramiche, metalli). Lungi dall’essere meri elementi accessori, questi materiali partecipavano pienamente alla costruzione dell’immagine: gerarchizzavano le superfici, attivavano la percezione e rafforzavano la funzione devozionale delle opere. Questa varietà materica rispondeva a una strategia plastica coerente. Materiali traslucidi, brillanti od opachi interagivano con la luce, modulavano i contrasti e organizzavano la leggibilità. La superficie agiva come un operatore visivo, concepito in relazione agli usi rituali, ai gesti d’atelier e alla circolazione dei saperi. Lo studio si basa su un ampio corpus di circa cento sculture e su un insieme più ristretto, di circa cinquanta opere, analizzate nel dettaglio nel catalogo. La maggior parte è ancora conservata in situ e rivela un uso sapiente degli effetti di materia, luce e texture. Si distinguono quattro modalità tecniche — applicazione, incrostazione, giustapposizione, sistema misto — incrociate con tre nozioni chiave: varietas, mimesis e performatività. Queste permettono di analizzare come i materiali, grazie alle loro proprietà ottiche e tattili, producano effetti visivi specifici, guidino lo sguardo e strutturino l’esperienza spirituale.

Des couleurs en plus : incrustations et applications dans la sculpture figurative lapidaire en Italie septentrionale et centrale (v. 1230 - v. 1470)

AMBROSINO, CAMILLE LUCIENNE LILIANE
2025

Abstract

Between 1230 and 1470, figurative stone sculpture in Northern and Central Italy employed a wide range of techniques involving the inlay, application, and assemblage of diverse materials, including colored glass, polychrome marble, ceramics, and metals. Far from being mere additions, these elements played an integral role in the construction of the image: they structured visual hierarchies, enhanced perception, and reinforced the devotional function of the works. This material diversity reflected a coherent formal strategy. Translucent, reflective, or opaque substances interacted with light, shaped contrast, and organized legibility. The surface acted as a visual operator, conceived in relation to ritual use, workshop practices, and the transmission of technical knowledge. The study draws on a broad corpus of around one hundred sculptures, alongside a more focused selection of approximately fifty works analysed in depth in the accompanying catalogue. Most are still preserved in situ and demonstrate a deliberate use of material, light, and textural effects. Four technical modalities are identified — application, inlay, juxtaposition, and mixed systems — and examined in conjunction with three key concepts: varietas, mimesis, and performativity. These frameworks make it possible to analyse how materials, through their optical and tactile properties, generate specific visual effects, guide the gaze, and shape the spiritual experience.
19-nov-2025
Francese (Altre)
Tra il 1230 e il 1470, la scultura figurativa in pietra nell’Italia settentrionale e centrale integrò un ampio ventaglio di procedimenti di incrostazione, applicazione e assemblaggio di materiali diversi (vetri colorati, marmi policromi, ceramiche, metalli). Lungi dall’essere meri elementi accessori, questi materiali partecipavano pienamente alla costruzione dell’immagine: gerarchizzavano le superfici, attivavano la percezione e rafforzavano la funzione devozionale delle opere. Questa varietà materica rispondeva a una strategia plastica coerente. Materiali traslucidi, brillanti od opachi interagivano con la luce, modulavano i contrasti e organizzavano la leggibilità. La superficie agiva come un operatore visivo, concepito in relazione agli usi rituali, ai gesti d’atelier e alla circolazione dei saperi. Lo studio si basa su un ampio corpus di circa cento sculture e su un insieme più ristretto, di circa cinquanta opere, analizzate nel dettaglio nel catalogo. La maggior parte è ancora conservata in situ e rivela un uso sapiente degli effetti di materia, luce e texture. Si distinguono quattro modalità tecniche — applicazione, incrostazione, giustapposizione, sistema misto — incrociate con tre nozioni chiave: varietas, mimesis e performatività. Queste permettono di analizzare come i materiali, grazie alle loro proprietà ottiche e tattili, producano effetti visivi specifici, guidino lo sguardo e strutturino l’esperienza spirituale.
polimaterialità, varietas, mimèsis, performatività, incrostazione, applicazione
Sénéchal Philippe
DI FABIO, CLARIO
AMERI, GIANLUCA
AMERI, GIANLUCA
DI FABIO, CLARIO
Università degli studi di Genova
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/354386
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIGE-354386