Dopo una breve introduzione ricostruttiva e un inquadramento preliminare sul metodo comparatistico adottato, il lavoro, nel primo capitolo, prende le mosse dall’esperienza statunitense che ha sostanzialmente rappresentato il laboratorio originario per lo sviluppo dell’istituto. In questo contesto l’analisi si concentra sulla ricostruzione delle funzioni – educativa, equitativa, deterrente, retributiva, di law enforcement – e, in particolare, sulla “causa concreta” del fenomeno: ossia, garantire una reazione giuridica civile adeguata e proporzionata. L’analisi, con il secondo capitolo, si sposta quindi dal piano funzionale a quello dei valori morali – libertà, utilità, potere, fiducia, resilienza – che ne hanno nutrito il dibattito e ne giustificano l’esistenza. I punitive damages emergono così come una costruzione giuridica intrisa di significati etici e sociali, più che come mero strumento punitivo: un autentico specchio delle relazioni tra diritto e società, capace di fungere al tempo stesso da strumento di responsabilizzazione individuale e da veicolo di deterrenza collettiva. Il fenomeno rivela, così, una trama etica e culturale che affonda le radici nella filosofia morale e politica, ma che si misura anche con le dinamiche di legittimazione sociale del diritto e con la capacità del sistema di costruire fiducia collettiva. A partire da queste basi, la tesi procede nel terzo capitolo con una helicopter view comparata che prende in esame Europa, America Latina e Asia, al fine di cogliere convergenze, resistenze e traiettorie autonome. Nell’esperienza europea si osserva come i risarcimenti pedagogici siano osservati con prudenza, spesso filtrati dal principio di proporzionalità e dalla centralità della funzione compensativa. In America Latina, invece, la ricezione si è mostrata più dinamica, con adattamenti creativi che riflettono la sensibilità verso i diritti fondamentali e la giustizia sociale. Nel contesto asiatico, infine, emergono modelli ibridi, nei quali elementi di responsabilizzazione e deterrenza si intrecciano con finalità preventive ed educative, dando vita a soluzioni originali. Questa prospettiva comparata evidenzia come i risarcimenti pedagogici non costituiscano una realtà monolitica, ma un fenomeno plurale e adattabile, capace di assumere forme diverse in base ai valori, alle tradizioni giuridiche e alle priorità sociali dei singoli ordinamenti. Il percorso di ricerca culmina poi al quarto capitolo con uno studio dedicato al nodo atavico della quantificazione, tradizionalmente il punto più controverso dei risarcimenti pedagogici. Dopo averne messo in luce rischi e criticità la tesi propone un modello operativo che si fonda su parametri chiari e verificabili: la gravità della condotta, la capacità economica dell’autore, il valore del bene leso e l’eventuale recidiva. Si tratta di criteri che mirano a coniugare proporzionalità e prevedibilità, senza tradire la vocazione del diritto civile a garantire certezza e coerenza sistematica. Le conclusioni tirano le fila di questo itinerario, mostrando come i punitive damages possano essere reinterpretati come autentici risarcimenti pedagogici. In questa prospettiva, essi si configurano come uno strumento di giustizia teorica e sostanziale, capace di rafforzare la tutela dei diritti fondamentali, di rendere più effettiva la responsabilità civile e di promuovere un diritto che non si limiti a compensare, ma che sappia anche prevenire, educare e orientare i comportamenti sociali. L’elaborazione proposta, unendo comparazione e ricostruzione sistematica, intende così offrire un modello innovativo e coerente, in grado di coniugare tradizione civilistica e nuove esigenze di giustizia tipiche del contesto contemporaneo.

Punitive damages: o meglio, risarcimenti pedagogici. funzioni, aspetti morali, implicazioni pratiche, opportunità

COMITO, CHRISTIAN
2026

Abstract

Dopo una breve introduzione ricostruttiva e un inquadramento preliminare sul metodo comparatistico adottato, il lavoro, nel primo capitolo, prende le mosse dall’esperienza statunitense che ha sostanzialmente rappresentato il laboratorio originario per lo sviluppo dell’istituto. In questo contesto l’analisi si concentra sulla ricostruzione delle funzioni – educativa, equitativa, deterrente, retributiva, di law enforcement – e, in particolare, sulla “causa concreta” del fenomeno: ossia, garantire una reazione giuridica civile adeguata e proporzionata. L’analisi, con il secondo capitolo, si sposta quindi dal piano funzionale a quello dei valori morali – libertà, utilità, potere, fiducia, resilienza – che ne hanno nutrito il dibattito e ne giustificano l’esistenza. I punitive damages emergono così come una costruzione giuridica intrisa di significati etici e sociali, più che come mero strumento punitivo: un autentico specchio delle relazioni tra diritto e società, capace di fungere al tempo stesso da strumento di responsabilizzazione individuale e da veicolo di deterrenza collettiva. Il fenomeno rivela, così, una trama etica e culturale che affonda le radici nella filosofia morale e politica, ma che si misura anche con le dinamiche di legittimazione sociale del diritto e con la capacità del sistema di costruire fiducia collettiva. A partire da queste basi, la tesi procede nel terzo capitolo con una helicopter view comparata che prende in esame Europa, America Latina e Asia, al fine di cogliere convergenze, resistenze e traiettorie autonome. Nell’esperienza europea si osserva come i risarcimenti pedagogici siano osservati con prudenza, spesso filtrati dal principio di proporzionalità e dalla centralità della funzione compensativa. In America Latina, invece, la ricezione si è mostrata più dinamica, con adattamenti creativi che riflettono la sensibilità verso i diritti fondamentali e la giustizia sociale. Nel contesto asiatico, infine, emergono modelli ibridi, nei quali elementi di responsabilizzazione e deterrenza si intrecciano con finalità preventive ed educative, dando vita a soluzioni originali. Questa prospettiva comparata evidenzia come i risarcimenti pedagogici non costituiscano una realtà monolitica, ma un fenomeno plurale e adattabile, capace di assumere forme diverse in base ai valori, alle tradizioni giuridiche e alle priorità sociali dei singoli ordinamenti. Il percorso di ricerca culmina poi al quarto capitolo con uno studio dedicato al nodo atavico della quantificazione, tradizionalmente il punto più controverso dei risarcimenti pedagogici. Dopo averne messo in luce rischi e criticità la tesi propone un modello operativo che si fonda su parametri chiari e verificabili: la gravità della condotta, la capacità economica dell’autore, il valore del bene leso e l’eventuale recidiva. Si tratta di criteri che mirano a coniugare proporzionalità e prevedibilità, senza tradire la vocazione del diritto civile a garantire certezza e coerenza sistematica. Le conclusioni tirano le fila di questo itinerario, mostrando come i punitive damages possano essere reinterpretati come autentici risarcimenti pedagogici. In questa prospettiva, essi si configurano come uno strumento di giustizia teorica e sostanziale, capace di rafforzare la tutela dei diritti fondamentali, di rendere più effettiva la responsabilità civile e di promuovere un diritto che non si limiti a compensare, ma che sappia anche prevenire, educare e orientare i comportamenti sociali. L’elaborazione proposta, unendo comparazione e ricostruzione sistematica, intende così offrire un modello innovativo e coerente, in grado di coniugare tradizione civilistica e nuove esigenze di giustizia tipiche del contesto contemporaneo.
13-gen-2026
Italiano
ALPA, Piero Guido
SOMMA, ALESSANDRO
GIORGIANNI, MICHAELA
SOMMA, ALESSANDRO
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/355491
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-355491