Nel presente lavoro, ho cercato di rispondere a tre domande fondamentali, una per ciascun capitolo. Il primo capitolo si concentra sul problema della collocazione dell’ecocidio all’interno dell’architettura penalistica, argomentando le ragioni per cui esso debba essere considerato un crimine internazionale. Il secondo capitolo affronta la questione di come il diritto penale internazionale possa farsi carico della tutela ecologica. A tal fine, vengono esaminate sia le interpretazioni evolutive dell’ordinamento vigente, sia le principali proposte di riforma finora rimaste escluse da un processo di positivizzazione. In questa prospettiva, l’ecocidio emerge come una sorta di crimine sospeso, in bilico tra opportunità giuridica e difficoltà politiche e dogmatiche. Infine, il terzo capitolo, sviluppando le riflessioni precedentemente analizzate, tenta di proporre una formulazione originale della fattispecie di ecocidio. Tale definizione non va intesa come una proposta normativa immediatamente suscettibile di positivizzazione, quanto piuttosto come una sintesi orientativa di riflessioni ancora, in parte, in via di maturazione. Proprio per questo, essa richiede ulteriori affinamenti e una più solida validazione teorica. Il suo principale merito, se ne ha, risiede nel porre l’accento sull’opportunità di introdurre, all’interno del sistema di Roma, nuovi paradigmi e tecniche innovative di tipizzazione. Questo lavoro si propone innanzitutto come una riflessione sul diritto penale e, in particolare sul diritto penale internazionale. Analizzare l’ecocidio significa misurarsi con un diritto penale ancora di là da venire, cimentarsi con proiezioni di diritto penale, avventurarsi in esercizi immaginativi e collocarsi in un territorio liminare della disciplina. È proprio sulla linea di confine, mobile e sempre incerta, che si manifestano tanto le tendenze espansive del diritto quanto i richiami contenitivi, centripeti, tipici del sistema penale liberale. Proprio su questi bordi emergono in maniera lampante le risultanti delle forze in gioco: da un lato, l’esigenza di protezione di fronte a minacce globali; dall’altro, l’attrito e la rigidità del sistema penale e delle sue insopprimibili garanzie.
Ecocidio. Un crimine alla porta del diritto penale internazionale
TAURELLI, ANTONIO
2026
Abstract
Nel presente lavoro, ho cercato di rispondere a tre domande fondamentali, una per ciascun capitolo. Il primo capitolo si concentra sul problema della collocazione dell’ecocidio all’interno dell’architettura penalistica, argomentando le ragioni per cui esso debba essere considerato un crimine internazionale. Il secondo capitolo affronta la questione di come il diritto penale internazionale possa farsi carico della tutela ecologica. A tal fine, vengono esaminate sia le interpretazioni evolutive dell’ordinamento vigente, sia le principali proposte di riforma finora rimaste escluse da un processo di positivizzazione. In questa prospettiva, l’ecocidio emerge come una sorta di crimine sospeso, in bilico tra opportunità giuridica e difficoltà politiche e dogmatiche. Infine, il terzo capitolo, sviluppando le riflessioni precedentemente analizzate, tenta di proporre una formulazione originale della fattispecie di ecocidio. Tale definizione non va intesa come una proposta normativa immediatamente suscettibile di positivizzazione, quanto piuttosto come una sintesi orientativa di riflessioni ancora, in parte, in via di maturazione. Proprio per questo, essa richiede ulteriori affinamenti e una più solida validazione teorica. Il suo principale merito, se ne ha, risiede nel porre l’accento sull’opportunità di introdurre, all’interno del sistema di Roma, nuovi paradigmi e tecniche innovative di tipizzazione. Questo lavoro si propone innanzitutto come una riflessione sul diritto penale e, in particolare sul diritto penale internazionale. Analizzare l’ecocidio significa misurarsi con un diritto penale ancora di là da venire, cimentarsi con proiezioni di diritto penale, avventurarsi in esercizi immaginativi e collocarsi in un territorio liminare della disciplina. È proprio sulla linea di confine, mobile e sempre incerta, che si manifestano tanto le tendenze espansive del diritto quanto i richiami contenitivi, centripeti, tipici del sistema penale liberale. Proprio su questi bordi emergono in maniera lampante le risultanti delle forze in gioco: da un lato, l’esigenza di protezione di fronte a minacce globali; dall’altro, l’attrito e la rigidità del sistema penale e delle sue insopprimibili garanzie.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/355607
URN:NBN:IT:SSSUP-355607