La ricerca indaga il patrimonio architettonico incompiuto d’autore del Novecento italiano, una categoria ancora priva di un inquadramento teorico e metodologico sistematico, assumendo l’analogia con la rovina come chiave interpretativa progettuale. Rovina e incompiuto, pur appartenendo a temporalità concettualmente distinte – il ‘non è più’ e il ‘non è ancora’ – condividono una condizione di sospensione temporale (qualità latente) che si manifesta attraverso la mancanza e trova nel paesaggio la propria dimensione espressiva. Le due direttrici principali su cui si fonda la costruzione metodologica sono temporalità e paesaggio, intesi come strumenti di lettura capaci di restituire valore a queste architetture sospese, per un riconoscimento come parte del patrimonio contemporaneo. In questa prospettiva, l’incompiuto d’autore è considerato come sineddoche di una concatenazione di scelte progettuali che superano la sola qualità formale e assumono una valenza morfologica (spaziale e temporale) determinante nel dialogo con il contesto. L’autorialità diventa così elemento discriminante, capace di attribuire senso e qualità all’incompletezza, analogamente a quanto avviene nel riconoscimento culturale della rovina. La metodologia di ricerca è definita da una raccolta tassonomica di casi di studio selezionati, analizzati e messi a confronto (analogico), utilizzando il ridisegno interpretativo come strumento per una lettura morfologica. I progetti di Francesco Venezia, Roberto Gabetti e Aimaro Isola, Costantino Dardi sono scelti per il loro confronto esplicito con il tema della temporalità e per il ruolo attribuito alla rovina e all’incompiuto nel processo progettuale. Il quadro tassonomico che ne deriva rielabora il concetto di rovina attraverso regole sistematiche (rapporto architettura-storia, rapporto spazio-natura, principio interpretativo) generando modelli teorici e operativi. I modelli in questione diventano strumenti di ricerca progettuale applicati sperimentalmente al caso di studio di villa La Favorita a Valdagno (VI), architettura incompiuta di Gio Ponti. Attraverso il progetto temporaneo ed effimero, inteso come dispositivo per narrare la temporalità, la tesi propone una modalità di intervento progettuale capace di attivare nuove forme di riabitare e di valorizzare la qualità temporale dei paesaggi incompiuti d’autore.

Narrare la temporalità delle architetture sospese. Paesaggi analoghi di rovine contemporanee e opere incompiute d'autore

PACCAGNELLA, Elena
2026

Abstract

La ricerca indaga il patrimonio architettonico incompiuto d’autore del Novecento italiano, una categoria ancora priva di un inquadramento teorico e metodologico sistematico, assumendo l’analogia con la rovina come chiave interpretativa progettuale. Rovina e incompiuto, pur appartenendo a temporalità concettualmente distinte – il ‘non è più’ e il ‘non è ancora’ – condividono una condizione di sospensione temporale (qualità latente) che si manifesta attraverso la mancanza e trova nel paesaggio la propria dimensione espressiva. Le due direttrici principali su cui si fonda la costruzione metodologica sono temporalità e paesaggio, intesi come strumenti di lettura capaci di restituire valore a queste architetture sospese, per un riconoscimento come parte del patrimonio contemporaneo. In questa prospettiva, l’incompiuto d’autore è considerato come sineddoche di una concatenazione di scelte progettuali che superano la sola qualità formale e assumono una valenza morfologica (spaziale e temporale) determinante nel dialogo con il contesto. L’autorialità diventa così elemento discriminante, capace di attribuire senso e qualità all’incompletezza, analogamente a quanto avviene nel riconoscimento culturale della rovina. La metodologia di ricerca è definita da una raccolta tassonomica di casi di studio selezionati, analizzati e messi a confronto (analogico), utilizzando il ridisegno interpretativo come strumento per una lettura morfologica. I progetti di Francesco Venezia, Roberto Gabetti e Aimaro Isola, Costantino Dardi sono scelti per il loro confronto esplicito con il tema della temporalità e per il ruolo attribuito alla rovina e all’incompiuto nel processo progettuale. Il quadro tassonomico che ne deriva rielabora il concetto di rovina attraverso regole sistematiche (rapporto architettura-storia, rapporto spazio-natura, principio interpretativo) generando modelli teorici e operativi. I modelli in questione diventano strumenti di ricerca progettuale applicati sperimentalmente al caso di studio di villa La Favorita a Valdagno (VI), architettura incompiuta di Gio Ponti. Attraverso il progetto temporaneo ed effimero, inteso come dispositivo per narrare la temporalità, la tesi propone una modalità di intervento progettuale capace di attivare nuove forme di riabitare e di valorizzare la qualità temporale dei paesaggi incompiuti d’autore.
2-mar-2026
Italiano
CATTIODORO, Silvia
DI BENEDETTO, GIUSEPPE
Università degli Studi di Palermo
Palermo
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Paccagnella tesi dottorato 2026.pdf

accesso aperto

Licenza: Tutti i diritti riservati
Dimensione 149.01 MB
Formato Adobe PDF
149.01 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/356231
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPA-356231