Il principio del risultato amministrativo e la “buona amministrazione” tra teoria generale e razionalizzazione del “sistema appalti L’avvento di nuove fenomenologie del reale ha comportato la destrutturazione delle tradizionali logiche che conformavano l’esercizio unilaterale e imperativo del potere pubblico. La progressiva dequotazione della legalità, tradizionalmente intesa dalla dottrina amministrativistica, è stata accompagnata da nuovi tentativi di inquadramento del giudizio di conformità al diritto dell’esercizio del potere. L’attenzione riservata al risultato amministrativo ha reso evidenza di un processo di trasformazione delle caratterizzazioni tradizionali del potere pubblico con riguardo a tutti i profili che ne sovrintendono l’esercizio. L’interprete, dunque, è chiamato ad interrogarsi sui risvolti di un tale modo di intendere il rapporto giuridico di diritto pubblico nel prisma del “sistema appalti”. La tipizzazione del principio del risultato, avvenuta con il d.lgs. n. 36/2023, ha riaperto in letteratura un dibattito, forse mai del tutto sopito. Esiti interpretativi di indubbia pregevolezza dogmatica, già un tempo, avevano tentato di indagare la rilevanza del principio di “buona amministrazione” nel prisma del rapporto giuridico di diritto pubblico. Gli arresti giurisprudenziali più recenti lasciano residuare importanti interrogativi, anche e soprattutto avuto riguardo alle più autorevoli riflessioni dottrinali che hanno tentato, sin dalle origini, di tracciare quel problematico confine tra l’area dell’opinabilità e quella dell’opportunità dell’azione amministrativa. Rimane, dunque, da analizzare l’impatto dell’innovatività di taluni strumenti giuridici “digitali” nel tentativo di costruire una nuova “buona amministrazione”, anche e soprattutto avuto riguardo a specifici settori d’indagine della c.d. funzione appalti.
Il principio del risultato amministrativo e la “buona amministrazione” tra teoria generale e razionalizzazione del “sistema appalti”
CHIARELLA, ANTONIO
2026
Abstract
Il principio del risultato amministrativo e la “buona amministrazione” tra teoria generale e razionalizzazione del “sistema appalti L’avvento di nuove fenomenologie del reale ha comportato la destrutturazione delle tradizionali logiche che conformavano l’esercizio unilaterale e imperativo del potere pubblico. La progressiva dequotazione della legalità, tradizionalmente intesa dalla dottrina amministrativistica, è stata accompagnata da nuovi tentativi di inquadramento del giudizio di conformità al diritto dell’esercizio del potere. L’attenzione riservata al risultato amministrativo ha reso evidenza di un processo di trasformazione delle caratterizzazioni tradizionali del potere pubblico con riguardo a tutti i profili che ne sovrintendono l’esercizio. L’interprete, dunque, è chiamato ad interrogarsi sui risvolti di un tale modo di intendere il rapporto giuridico di diritto pubblico nel prisma del “sistema appalti”. La tipizzazione del principio del risultato, avvenuta con il d.lgs. n. 36/2023, ha riaperto in letteratura un dibattito, forse mai del tutto sopito. Esiti interpretativi di indubbia pregevolezza dogmatica, già un tempo, avevano tentato di indagare la rilevanza del principio di “buona amministrazione” nel prisma del rapporto giuridico di diritto pubblico. Gli arresti giurisprudenziali più recenti lasciano residuare importanti interrogativi, anche e soprattutto avuto riguardo alle più autorevoli riflessioni dottrinali che hanno tentato, sin dalle origini, di tracciare quel problematico confine tra l’area dell’opinabilità e quella dell’opportunità dell’azione amministrativa. Rimane, dunque, da analizzare l’impatto dell’innovatività di taluni strumenti giuridici “digitali” nel tentativo di costruire una nuova “buona amministrazione”, anche e soprattutto avuto riguardo a specifici settori d’indagine della c.d. funzione appalti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/356305
URN:NBN:IT:UNITO-356305