The research investigates the relationships (including those of strength) that linked urban material forms to the political strategies of affirmation pursued by the Visconti family in 14th-century northern Italy, as the transition from municipal fragmentation to regional state manifested itself, over the course of the period, through the construction of seigneurial fortifications. Above all, most of the conquered centres saw the systematic appearance of a new fortified structure, the citadel, with which the urban communities were forced to live together in the medium-long term. Since these were large fortified enclosures, often located at the edges of the city walls, which surrounded existing areas with barriers, drawbridges and towers, the study choose to address the implications of the spread and use of such fortresses through a perspective that combines political and institutional problems with a vision more purely inspired by the study of the perception and practices of urban space use. The aim is to propose an alternative and complementary approach to the dominant interpretation which, starting from Machiavelli, sees these constructions as a sign of the strengthening of seigneurial authority in a tyrannical and oppressive key. In this way, the double analysis of the medieval forma urbis and of the written documentation from the Visconti age (14th-15th centuries) sought to deconstruct the idea of a rigid and abstract induction of seigneurial government in conquered realities to relocate citadels in their context, as “living” places within the city, by reporting the concrete changes that affected the material dimension of the city and social practices involving the use of public and private spaces after the conquest of the lords of Milan and the construction of the fortified enclosures. This made it possible to reflect, on the one hand, on the practical and ideological factors that led the Visconti family to employ different structural morphologies of fortified areas in support of their political power over time. On the other hand, the study of the documented military use of citadels, their costs and times of building, as well as maintenance interventions supported by communal administrations, has tried to fill and repopulate the fortresses with the intention of clarifying the ways of perception of these spaces “shared” and at the same time “disputed” between the seigneurial authority, the urban communities, the soldiers and the officers of the Visconti at a local level, especially when the closure of the citadels involved essential elements for the political, religious and economic control of the city.

La ricerca indaga quali rapporti (anche di forza) legarono la forma materiale delle città lombarde e le strategie di affermazione del potere dei Visconti nell’Italia settentrionale del Trecento, quando il passaggio dalla frammentazione comunale allo stato regionale visconteo si manifestò, nel corso del secolo, attraverso la costruzione di fortificazioni urbane signorili. Soprattutto, la maggior parte delle realtà sottomesse vide la sistematica comparsa di una nuova struttura fortificata, la cittadella, con cui le comunità urbane si trovarono a convivere nel medio-lungo periodo. Trattandosi di grandi recinti fortificati, spesso collocati a ridosso della cinta muraria più esterna, che delimitavano con sbarramenti, ponti levatoi e torri delle aree pubbliche e private già esistenti, si è scelto di affrontare le implicazioni della diffusione e dell’utilizzo di tali fortezze attraverso una prospettiva che affiancasse alle problematiche politico-istituzionali una visione più prettamente ispirata allo studio della percezione e delle pratiche di fruizione dello spazio urbano, proponendo un approccio alternativo e integrativo all’interpretazione tradizionale che, già a partire da Machiavelli, ne ha visto il segno del rafforzamento dell’autorità principesca in chiave tirannica e oppressiva. In questo modo, la duplice analisi della forma urbis medievale e della documentazione scritta di età viscontea (XIV-XV secolo) ha cercato di decostruire l’idea di un’installazione rigida e astratta della dominazione dei Visconti nelle realtà sottomesse e di ricollocare le cittadelle nel loro contesto, in qualità di luoghi “vivi” all’interno della città, restituendo le concrete modifiche che interessarono la dimensione fisico-materiale e le pratiche di uso sociale degli spazi pubblici e privati a seguito della conquista dei signori di Milano e della costruzione dei quartieri fortificati. Ciò ha reso possibile riflettere, da un lato, sulle diverse finalità pratiche e ideologiche che spinsero i Visconti a servirsi di queste strutture a sostegno del proprio potere politico, le quali furono soggette a un’evidente modificazione morfologica nel corso del tempo. Dall’altro lato, lo studio dell’impiego militare delle cittadelle concretamente attestato, dei costi e dei tempi di realizzazione, così come degli interventi di manutenzione sostenuti dalle amministrazioni comunali, ha cercato di riempire e ripopolare i quartieri fortificati signorili, chiarendo le modalità di percezione di questi spazi “condivisi” e al tempo stesso “contesi” tra il potere signorile, le comunità urbane soggette, i soldati e i rappresentanti del governo visconteo a livello locale, soprattutto nei casi in cui la chiusura delle cittadelle interessava degli elementi essenziali per il controllo politico, religioso ed economico della città.

Spazio e potere nelle città lombarde del XIV secolo: le cittadelle viscontee

AMATI, ERIKA
2026

Abstract

The research investigates the relationships (including those of strength) that linked urban material forms to the political strategies of affirmation pursued by the Visconti family in 14th-century northern Italy, as the transition from municipal fragmentation to regional state manifested itself, over the course of the period, through the construction of seigneurial fortifications. Above all, most of the conquered centres saw the systematic appearance of a new fortified structure, the citadel, with which the urban communities were forced to live together in the medium-long term. Since these were large fortified enclosures, often located at the edges of the city walls, which surrounded existing areas with barriers, drawbridges and towers, the study choose to address the implications of the spread and use of such fortresses through a perspective that combines political and institutional problems with a vision more purely inspired by the study of the perception and practices of urban space use. The aim is to propose an alternative and complementary approach to the dominant interpretation which, starting from Machiavelli, sees these constructions as a sign of the strengthening of seigneurial authority in a tyrannical and oppressive key. In this way, the double analysis of the medieval forma urbis and of the written documentation from the Visconti age (14th-15th centuries) sought to deconstruct the idea of a rigid and abstract induction of seigneurial government in conquered realities to relocate citadels in their context, as “living” places within the city, by reporting the concrete changes that affected the material dimension of the city and social practices involving the use of public and private spaces after the conquest of the lords of Milan and the construction of the fortified enclosures. This made it possible to reflect, on the one hand, on the practical and ideological factors that led the Visconti family to employ different structural morphologies of fortified areas in support of their political power over time. On the other hand, the study of the documented military use of citadels, their costs and times of building, as well as maintenance interventions supported by communal administrations, has tried to fill and repopulate the fortresses with the intention of clarifying the ways of perception of these spaces “shared” and at the same time “disputed” between the seigneurial authority, the urban communities, the soldiers and the officers of the Visconti at a local level, especially when the closure of the citadels involved essential elements for the political, religious and economic control of the city.
9-feb-2026
Italiano
La ricerca indaga quali rapporti (anche di forza) legarono la forma materiale delle città lombarde e le strategie di affermazione del potere dei Visconti nell’Italia settentrionale del Trecento, quando il passaggio dalla frammentazione comunale allo stato regionale visconteo si manifestò, nel corso del secolo, attraverso la costruzione di fortificazioni urbane signorili. Soprattutto, la maggior parte delle realtà sottomesse vide la sistematica comparsa di una nuova struttura fortificata, la cittadella, con cui le comunità urbane si trovarono a convivere nel medio-lungo periodo. Trattandosi di grandi recinti fortificati, spesso collocati a ridosso della cinta muraria più esterna, che delimitavano con sbarramenti, ponti levatoi e torri delle aree pubbliche e private già esistenti, si è scelto di affrontare le implicazioni della diffusione e dell’utilizzo di tali fortezze attraverso una prospettiva che affiancasse alle problematiche politico-istituzionali una visione più prettamente ispirata allo studio della percezione e delle pratiche di fruizione dello spazio urbano, proponendo un approccio alternativo e integrativo all’interpretazione tradizionale che, già a partire da Machiavelli, ne ha visto il segno del rafforzamento dell’autorità principesca in chiave tirannica e oppressiva. In questo modo, la duplice analisi della forma urbis medievale e della documentazione scritta di età viscontea (XIV-XV secolo) ha cercato di decostruire l’idea di un’installazione rigida e astratta della dominazione dei Visconti nelle realtà sottomesse e di ricollocare le cittadelle nel loro contesto, in qualità di luoghi “vivi” all’interno della città, restituendo le concrete modifiche che interessarono la dimensione fisico-materiale e le pratiche di uso sociale degli spazi pubblici e privati a seguito della conquista dei signori di Milano e della costruzione dei quartieri fortificati. Ciò ha reso possibile riflettere, da un lato, sulle diverse finalità pratiche e ideologiche che spinsero i Visconti a servirsi di queste strutture a sostegno del proprio potere politico, le quali furono soggette a un’evidente modificazione morfologica nel corso del tempo. Dall’altro lato, lo studio dell’impiego militare delle cittadelle concretamente attestato, dei costi e dei tempi di realizzazione, così come degli interventi di manutenzione sostenuti dalle amministrazioni comunali, ha cercato di riempire e ripopolare i quartieri fortificati signorili, chiarendo le modalità di percezione di questi spazi “condivisi” e al tempo stesso “contesi” tra il potere signorile, le comunità urbane soggette, i soldati e i rappresentanti del governo visconteo a livello locale, soprattutto nei casi in cui la chiusura delle cittadelle interessava degli elementi essenziali per il controllo politico, religioso ed economico della città.
Spazio urbano; Signoria; XIV secolo; Cittadella; Visconti
RAO RICCARDO
DELZANT JEAN-BAPTISTE
SCARTON, ELISABETTA
Università degli Studi di Trieste
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/356710
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNITS-356710