Il lavoro di ricerca, analizzando i profili giuridici del Piano Nazionale Industria 4.0, riflette sulle logiche e gli elementi di continuità/discontinuità della politica industriale programmatica italiana dell’ultimo decennio. L’analisi del Piano I 4.0 , da questo punto di vista, risulta proficua, in quanto le misure in esso contenute sono state riproposte e/o rielaborate dal 2016 (anno in cui fu varato dall’allora Ministro Calenda) ad oggi quando si sono sovrapposte alle misure PNRR con altre tre versioni del Piano (Impresa 4.0, Transizione 4.0 e Transizione 5.0); fatto rilevante è che durante la fase che ha visto presentare ed approvare le nuove versioni del Piano si sono alternati cinque governi di natura e colore politico diverso. Il lavoro presenta di base un elemento di originalità in quanto le analisi, fino ad oggi, sviluppate sul Piano sono state tutte concentrate sui risultati ottenuti in termini di innovazione tecnologica e miglioramento produttivo delle imprese coinvolte mentre carente è stata l’analisi sulla natura giuspubblicistica e sulla coerenza del piano con il dettato ex art. 41 della Carta Costituzionale. La principale criticità della ricerca è il poco materiale sul Piano presente in dottrina giuridica, tranne i lavori sulla regolazione dei mercati. Per ottenere le coordinate corrette d’inquadramento giuridico si è dovuto far uso dei concetti elaborati, nel passato, dalla dottrina (Guarino, Predieri, Giannini, Luciani, Cassese, Bognetti) su art.41 della Cost., sul concetto di costituzione economica e sulla programmazione/pianificazione. Dal lavoro è emerso che il Piano (comprese le versioni successive, quindi in continuità tra Governi diversi) non può essere ricompreso, per l’autore, in nessuna delle definizioni di programmazione/pianificazione (nemmeno pianificazione indicativa) coerente con il dettato costituzionale. Il Piano non è ritenuto collimante per fini e modalità d’attuazione (misure automatiche senza un centro politico chiaro di coordinamento e controllo). Quanto appena messo in evidenza conferma che le origini del Piano, per l’autore della ricerca, sono ravvisabili, primariamente in tre fattori contingenti: richieste del mondo confindustriale; necessità di adempiere alle prescrizioni europee; fallimento del precedente Piano (Industria 2015). Nelle conclusioni si tenta di tracciare futuri (possibili) binari dei programmi di politica industriale che sembrano collegati a due direttrici: i piani di politica industriale della difesa ed i programmi di transizione digitale ed ecologica se e come verranno indirizzati dagli organi sovrannazionali europei

Piano nazionale industria 4.0, un analisi giuspubblicistica

LANFRANCO, DAVIDE
2026

Abstract

Il lavoro di ricerca, analizzando i profili giuridici del Piano Nazionale Industria 4.0, riflette sulle logiche e gli elementi di continuità/discontinuità della politica industriale programmatica italiana dell’ultimo decennio. L’analisi del Piano I 4.0 , da questo punto di vista, risulta proficua, in quanto le misure in esso contenute sono state riproposte e/o rielaborate dal 2016 (anno in cui fu varato dall’allora Ministro Calenda) ad oggi quando si sono sovrapposte alle misure PNRR con altre tre versioni del Piano (Impresa 4.0, Transizione 4.0 e Transizione 5.0); fatto rilevante è che durante la fase che ha visto presentare ed approvare le nuove versioni del Piano si sono alternati cinque governi di natura e colore politico diverso. Il lavoro presenta di base un elemento di originalità in quanto le analisi, fino ad oggi, sviluppate sul Piano sono state tutte concentrate sui risultati ottenuti in termini di innovazione tecnologica e miglioramento produttivo delle imprese coinvolte mentre carente è stata l’analisi sulla natura giuspubblicistica e sulla coerenza del piano con il dettato ex art. 41 della Carta Costituzionale. La principale criticità della ricerca è il poco materiale sul Piano presente in dottrina giuridica, tranne i lavori sulla regolazione dei mercati. Per ottenere le coordinate corrette d’inquadramento giuridico si è dovuto far uso dei concetti elaborati, nel passato, dalla dottrina (Guarino, Predieri, Giannini, Luciani, Cassese, Bognetti) su art.41 della Cost., sul concetto di costituzione economica e sulla programmazione/pianificazione. Dal lavoro è emerso che il Piano (comprese le versioni successive, quindi in continuità tra Governi diversi) non può essere ricompreso, per l’autore, in nessuna delle definizioni di programmazione/pianificazione (nemmeno pianificazione indicativa) coerente con il dettato costituzionale. Il Piano non è ritenuto collimante per fini e modalità d’attuazione (misure automatiche senza un centro politico chiaro di coordinamento e controllo). Quanto appena messo in evidenza conferma che le origini del Piano, per l’autore della ricerca, sono ravvisabili, primariamente in tre fattori contingenti: richieste del mondo confindustriale; necessità di adempiere alle prescrizioni europee; fallimento del precedente Piano (Industria 2015). Nelle conclusioni si tenta di tracciare futuri (possibili) binari dei programmi di politica industriale che sembrano collegati a due direttrici: i piani di politica industriale della difesa ed i programmi di transizione digitale ed ecologica se e come verranno indirizzati dagli organi sovrannazionali europei
23-gen-2026
Italiano
BENVENUTI, Marco
COVINO, Fabrizia
CARAVALE, Giulia
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
260
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/356724
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-356724