La tesi intende mettere in luce lo spazio lasciato all’autonomia privata e negoziale nell’ambito dei contratti di lavoro sportivo, con un focus specifico sul calcio professionistico e sulla Serie A. L’analisi si concentra sull’equilibrio tra l’autonomia contrattuale delle parti e il complesso quadro normativo e regolamentare che caratterizza il rapporto di lavoro tra calciatore e società sportiva. In tale contesto, i contratti devono conformarsi a una molteplicità di fonti normative: dal Decreto Legislativo 36/2021, che disciplina in modo organico il rapporto di lavoro sportivo, passando per le disposizioni dell’Accordo Collettivo sottoscritto tra la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), la Lega Nazionale Professionisti Serie A (LNPA) e l’Associazione Italiana Calciatori (AIC), fino ai principi consolidati del diritto del lavoro e alle regole del Codice civile. Parallelamente, il quadro normativo sportivo sovranazionale, in particolare le FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players (FIFA RSTP) e la giurisprudenza del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna, svolgono un ruolo determinante nella definizione delle clausole ammissibili e nella delimitazione dei margini di autonomia contrattuale. Tale complessità si intensifica ulteriormente con le recenti decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che hanno evidenziato l’incompatibilità di alcune disposizioni delle FIFA RSTP rispetto ai principi del diritto dell’Unione europea, mettendo in discussione il concetto di stabilità contrattuale, pilastro della normativa sportiva. Un aspetto che si intende affrontare è la riflessione sugli accordi che, pur essendo validi ai fini civilistici, possono risultare inefficaci per l’ordinamento sportivo, ad esempio per effetto del mancato deposito presso le autorità sportive competenti. Questo solleva interrogativi sulla validità da riconoscere a tali accordi nell’ambito dei rapporti che intercorrono tra lavoratore e datore di lavoro. Un caso emblematico è quello della cosiddetta “carta Ronaldo”, che evidenzia le tensioni tra validità civilistica ed efficacia nell’ambito sportivo. Ulteriore elemento di approfondimento è dedicato al confronto tra il cosiddetto modello europeo di organizzazione dello sport e quello nordamericano, analizzandone le differenze strutturali, giuridiche ed economiche per comprendere se sia possibile trarre spunti utili da uno per l’altro, in un’ottica di comparazione giuridica e di possibile evoluzione del diritto sportivo. In questo senso, l’Accordo Collettivo della LNPA viene posto a confronto con il Collective Bargaining Agreement sottoscritto tra la National Basketball Association e la National Basketball Players Association, al fine di evidenziare come la contrattazione collettiva e l’autonomia negoziale si manifestino in contesti normativi e culturali profondamente differenti. Infine, l’analisi prende in considerazione alcune clausole effettivamente utilizzate nella prassi contrattuale delle società di Serie A, al fine di valutarne la genuinità, la compatibilità con il sistema normativo vigente e la reale incidenza sull’equilibrio tra poteri e diritti delle parti. L’obiettivo della tesi è, pertanto, quello di esplorare come le parti negoziali possano ritagliarsi uno spazio di autonomia nel definire i propri rapporti contrattuali, all’interno di un quadro così articolato e multilivello, contribuendo a una riflessione critica sull’evoluzione del diritto del lavoro sportivo e sulla tutela dell’autonomia contrattuale nel contesto del calcio professionistico di Serie A.

Autonomia privata e regolamentazione sovranazionale nei contratti di lavoro sportivo: il caso del calcio professionistico in Serie A

CAPRARA, LORENZO VITTORIO
2026

Abstract

La tesi intende mettere in luce lo spazio lasciato all’autonomia privata e negoziale nell’ambito dei contratti di lavoro sportivo, con un focus specifico sul calcio professionistico e sulla Serie A. L’analisi si concentra sull’equilibrio tra l’autonomia contrattuale delle parti e il complesso quadro normativo e regolamentare che caratterizza il rapporto di lavoro tra calciatore e società sportiva. In tale contesto, i contratti devono conformarsi a una molteplicità di fonti normative: dal Decreto Legislativo 36/2021, che disciplina in modo organico il rapporto di lavoro sportivo, passando per le disposizioni dell’Accordo Collettivo sottoscritto tra la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), la Lega Nazionale Professionisti Serie A (LNPA) e l’Associazione Italiana Calciatori (AIC), fino ai principi consolidati del diritto del lavoro e alle regole del Codice civile. Parallelamente, il quadro normativo sportivo sovranazionale, in particolare le FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players (FIFA RSTP) e la giurisprudenza del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna, svolgono un ruolo determinante nella definizione delle clausole ammissibili e nella delimitazione dei margini di autonomia contrattuale. Tale complessità si intensifica ulteriormente con le recenti decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che hanno evidenziato l’incompatibilità di alcune disposizioni delle FIFA RSTP rispetto ai principi del diritto dell’Unione europea, mettendo in discussione il concetto di stabilità contrattuale, pilastro della normativa sportiva. Un aspetto che si intende affrontare è la riflessione sugli accordi che, pur essendo validi ai fini civilistici, possono risultare inefficaci per l’ordinamento sportivo, ad esempio per effetto del mancato deposito presso le autorità sportive competenti. Questo solleva interrogativi sulla validità da riconoscere a tali accordi nell’ambito dei rapporti che intercorrono tra lavoratore e datore di lavoro. Un caso emblematico è quello della cosiddetta “carta Ronaldo”, che evidenzia le tensioni tra validità civilistica ed efficacia nell’ambito sportivo. Ulteriore elemento di approfondimento è dedicato al confronto tra il cosiddetto modello europeo di organizzazione dello sport e quello nordamericano, analizzandone le differenze strutturali, giuridiche ed economiche per comprendere se sia possibile trarre spunti utili da uno per l’altro, in un’ottica di comparazione giuridica e di possibile evoluzione del diritto sportivo. In questo senso, l’Accordo Collettivo della LNPA viene posto a confronto con il Collective Bargaining Agreement sottoscritto tra la National Basketball Association e la National Basketball Players Association, al fine di evidenziare come la contrattazione collettiva e l’autonomia negoziale si manifestino in contesti normativi e culturali profondamente differenti. Infine, l’analisi prende in considerazione alcune clausole effettivamente utilizzate nella prassi contrattuale delle società di Serie A, al fine di valutarne la genuinità, la compatibilità con il sistema normativo vigente e la reale incidenza sull’equilibrio tra poteri e diritti delle parti. L’obiettivo della tesi è, pertanto, quello di esplorare come le parti negoziali possano ritagliarsi uno spazio di autonomia nel definire i propri rapporti contrattuali, all’interno di un quadro così articolato e multilivello, contribuendo a una riflessione critica sull’evoluzione del diritto del lavoro sportivo e sulla tutela dell’autonomia contrattuale nel contesto del calcio professionistico di Serie A.
21-gen-2026
Italiano
ALVINO, Ilario
SOMMA, ALESSANDRO
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
228
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/356800
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-356800