La presente ricerca propone un approccio metodologico alternativo allo studio del rapporto tra acqua, spazio e potere. Attraverso il concetto di paesaggio idrogeopolitico coerente, sarà indagato il caso della Bassa Valle dell'Omo in Etiopia, area caratterizzata da un'elevata frammentazione etnica e da specifiche dinamiche di controllo delle risorse idriche. L'analisi prenderà avvio da una ricostruzione critica del dibattito idrogeopolitico contemporaneo, soffermandosi sulle teorie realiste, che interpretano la scarsità idrica come variabile determinante di conflitto o cooperazione, e sulle prospettive critiche ed egemoniche, che leggono la questione idrica alla luce delle pratiche discorsive e dei meccanismi di dominazione. Tali approcci, pur avendo contribuito alla comprensione delle dinamiche idriche, presentano limiti interpretativi che riducono la complessità del rapporto acqua-spazio-potere a schemi rigidi e funzionalisti. Per superare tali limiti, la ricerca introdurrà il framework metodologico del paesaggio idrogeopolitico coerente, proponendosi di individuare il modello comportamentale a cui risponde il sistema di potere etiope utilizzando le pratiche di controllo, distribuzione e gestione dell’acqua come mezzi interpretativi. Tale framework metodologico sarà applicato al paesaggio coerente della Bassa Valle dell'Omo, confrontando le pratiche idriche formali imposte dall'autorità centrale attraverso la costruzione della diga Gibe III e il lancio del Kuraz Sugar Development Project con le pratiche informali delle comunità indigene, fondate sull'agricoltura di recessione delle piene. L'analisi dimostrerà come il controllo federale delle acque risponda al modello dello Stato sviluppista, evidenziando l'incompatibilità tra gli obiettivi economici nazionali e i sistemi di sussistenza locali. Tale lettura risulta rilevante anche in un'ottica di cooperazione allo sviluppo: le comunità autoctone tendono infatti a percepire i progetti cooperativi come espressione dell'autorità centrale, pertanto la loro efficacia dipende dal grado di legittimità che tale autorità riesce a costruire presso le popolazioni locali. L'obiettivo complessivo della ricerca sarà dunque quello di dimostrare che l'analisi delle pratiche idriche concrete, quando condotta alla scala del paesaggio idrogeopolitico coerente, consenta di restituire maggiore complessità al rapporto tra acqua, spazio e potere, superando le semplificazioni proprie delle teorie conflittuali ed egemoniche.

L'acqua, immagine del potere. Il paesaggio idrogeopolitico coerente della Bassa Valle dell'Omo etiope

MAIURI, CARLOTTA
2026

Abstract

La presente ricerca propone un approccio metodologico alternativo allo studio del rapporto tra acqua, spazio e potere. Attraverso il concetto di paesaggio idrogeopolitico coerente, sarà indagato il caso della Bassa Valle dell'Omo in Etiopia, area caratterizzata da un'elevata frammentazione etnica e da specifiche dinamiche di controllo delle risorse idriche. L'analisi prenderà avvio da una ricostruzione critica del dibattito idrogeopolitico contemporaneo, soffermandosi sulle teorie realiste, che interpretano la scarsità idrica come variabile determinante di conflitto o cooperazione, e sulle prospettive critiche ed egemoniche, che leggono la questione idrica alla luce delle pratiche discorsive e dei meccanismi di dominazione. Tali approcci, pur avendo contribuito alla comprensione delle dinamiche idriche, presentano limiti interpretativi che riducono la complessità del rapporto acqua-spazio-potere a schemi rigidi e funzionalisti. Per superare tali limiti, la ricerca introdurrà il framework metodologico del paesaggio idrogeopolitico coerente, proponendosi di individuare il modello comportamentale a cui risponde il sistema di potere etiope utilizzando le pratiche di controllo, distribuzione e gestione dell’acqua come mezzi interpretativi. Tale framework metodologico sarà applicato al paesaggio coerente della Bassa Valle dell'Omo, confrontando le pratiche idriche formali imposte dall'autorità centrale attraverso la costruzione della diga Gibe III e il lancio del Kuraz Sugar Development Project con le pratiche informali delle comunità indigene, fondate sull'agricoltura di recessione delle piene. L'analisi dimostrerà come il controllo federale delle acque risponda al modello dello Stato sviluppista, evidenziando l'incompatibilità tra gli obiettivi economici nazionali e i sistemi di sussistenza locali. Tale lettura risulta rilevante anche in un'ottica di cooperazione allo sviluppo: le comunità autoctone tendono infatti a percepire i progetti cooperativi come espressione dell'autorità centrale, pertanto la loro efficacia dipende dal grado di legittimità che tale autorità riesce a costruire presso le popolazioni locali. L'obiettivo complessivo della ricerca sarà dunque quello di dimostrare che l'analisi delle pratiche idriche concrete, quando condotta alla scala del paesaggio idrogeopolitico coerente, consenta di restituire maggiore complessità al rapporto tra acqua, spazio e potere, superando le semplificazioni proprie delle teorie conflittuali ed egemoniche.
21-gen-2026
Italiano
SELLARI, PAOLO
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_dottorato_Maiuri.pdf

accesso aperto

Licenza: Creative Commons
Dimensione 3.19 MB
Formato Adobe PDF
3.19 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/356825
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-356825