The dignity of the human person is the foundation of life in society. It supports human rights, such as equality, freedom, and life itself. Equality is a prerequisite that should exist in all contexts of relationships between people. From this perspective, the present work aims to study the alignment of the principle of non-discrimination in Labor Law with Objective nº 08 of the United Nations 2030 Agenda for Sustainable Development, which seeks to promote sustained economic growth, full and productive employment, and decent work for all. For this purpose, the research uses a logical-deductive methodology, combining the analysis of specialized bibliography, regulations, specific cases, and jurisprudence. In this vein, the initial part analyzes the forms of discrimination, especially those occurring in the workplace, such as direct and indirect forms, as well as positive and negative forms, in addition to moral harassment as a recognized form of discrimination. Furthermore, discrimination is a crucial factor for inequality, a harmful practice that affects various groups of people who are historically and culturally more vulnerable, such as women, black people, people with disabilities, migrants, young people, and the elderly. In this light, Intersectionality Theory is addressed as a way to demonstrate that the sum of discriminatory factors results in more intense negative consequences for the victim than discrimination based on a single factor. Thus, based on these initial concepts, a detailed analysis of the international effort to combat discrimination, especially in the workplace, is presented, examining the role of the United Nations and its specialized agency, the International Labour Organization, with their main documents and regulations, whether voluntary or compulsory, on the topic. Additionally, as a paradigm, the thesis analyzes in detail the regional model of the European Union as an important tool for combating discrimination, through its Resolutions and Directives, including the most recent ones, as well as the efforts of the Court of Justice of the European Union in this objective, considering that its judgments play a fundamental role in the interpretation and harmonization of community legislation. Subsequently, special attention is dedicated to the evolution of work in the digital society and the challenges imposed by the indiscriminate use of algorithms and artificial intelligence. The thesis argues that these technologies, while promising and driving an irreversible process of labor transformation, are not neutral and can perpetuate or even amplify existing prejudices and discriminations. To demonstrate how this occurs, an experiment was conducted in the Python language, illustrating how an algorithm for selecting job candidates can favor male workers over female workers. The concept of the "black box" was also addressed, which describes the great difficulty in understanding how the most modern artificial intelligence systems arrive at certain decisions, many of which are laden with discriminatory biases, preventing victims from challenging them and holding those responsible for such technologies accountable. In conclusion, it is observed that, despite the vast normative framework currently in existence and constantly evolving, the reality of the labor market is still far from the ideal of equality. Technological advancement, globalization, and the pursuit of profit have fragmented and precarized work. Therefore, and as the main suggestion of this work, a dialogue with the future is proposed, advocating, among other aspects, that the 2030 Agenda, even without coercive force, should continue to serve as a beacon to guide and orient the development of new regulations. The creation of a unified and transversal international normative framework for the use of artificial intelligence in work is also proposed, which can ensure transparency and human supervision in automated decisions that impact workers, in addition to strengthening the role of trade unions and collaboration between governments and companies. Therefore, the final objective is to enable reflection on the importance of technological advancement occurring with respect for human rights, promoting a decent, dignified, and discrimination-free work environment.

La dignità della persona umana è il fondamento della vita in società. Essa supporta i diritti umani, come l'uguaglianza, la libertà e la vita stessa. L'uguaglianza è un presupposto che dovrebbe esistere in tutti i contesti di relazione tra le persone. In questa prospettiva, il presente lavoro si propone di studiare l'allineamento del principio di non discriminazione nel Diritto del Lavoro con l'Obiettivo nº 08 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, che mira a promuovere una crescita economica duratura, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. A tale scopo, la ricerca utilizza una metodologia logico-deduttiva, combinando l'analisi di bibliografia specializzata, normative, casi concreti e giurisprudenza. In questa linea, nella parte iniziale, vengono analizzate le modalità di discriminazione, in particolare quelle che si verificano in ambito lavorativo, come la diretta e l'indiretta, così come le forme positiva e negativa, oltre al mobbing come forma riconosciuta di discriminazione. Inoltre, la discriminazione è un fatto cruciale per la disuguaglianza, una pratica dannosa che colpisce diversi gruppi di persone storicamente e culturalmente più vulnerabili, come le donne, persone di colore, disabili, migranti, giovani e anziani. In questa prospettiva, la Teoria dell'Intersezionalità viene affrontata come modo per dimostrare che la somma di fattori discriminatori comporta conseguenze negative più intense per la vittima rispetto alla discriminazione basata su un singolo fattore. Partendo da questo quadro concettuale iniziale, viene presentata l'analisi dettagliata dello sforzo internazionale per combattere la discriminazione, specialmente nell'ambiente di lavoro, analizzando il ruolo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e della sua agenzia specializzata, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con i loro principali documenti e normative, di adempimento volontario o obbligatorio, su questo tema. Inoltre, come paradigma, la tesi analizza in dettaglio il modello regionale dell'Unione Europea come importante strumento di lotta alla discriminazione, attraverso le sue Risoluzioni e Direttive, comprese le più recenti, nonché l'impegno della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in questo obiettivo, considerando che le sue sentenze hanno un ruolo fondamentale nell'interpretazione e nell'armonizzazione della legislazione comunitaria. Di seguito, viene dedicata speciale attenzione all'evoluzione del lavoro nella società digitale e alle sfide imposte dall'uso indiscriminato di algoritmi e dell'intelligenza artificiale. La tesi sostiene che queste tecnologie, motore di un processo irreversibile di trasformazione del lavoro, sebbene promettenti, non sono neutre e possono perpetuare o addirittura amplificare pregiudizi e discriminazioni esistenti. Per dimostrare come ciò avvenga, è stato condotto un esperimento in linguaggio Python per illustrare come un algoritmo di selezione dei candidati per un posto di lavoro possa favorire i lavoratori di sesso maschile a scapito delle lavoratrici donne. È stato inoltre affrontato il concetto di “scatola nera” (black box), che descrive la grande difficoltà di comprendere come i più moderni sistemi di intelligenza artificiale giungano a determinate decisioni, molte delle quali cariche di pregiudizi discriminatori, impedendo la contestazione da parte delle vittime e la responsabilità dei gestori di tali tecnologie. In conclusione, si osserva che, nonostante il vasto quadro normativo attualmente esistente e in costante evoluzione, la realtà del mercato del lavoro è ancora lontana dall'ideale di uguaglianza. Il progresso tecnologico, la globalizzazione e la ricerca del profitto hanno frammentato e precarizzato il lavoro. In questo modo, e come principale suggerimento di questo lavoro, viene proposto un dialogo con il futuro, sostenendo, tra gli altri aspetti, che l'Agenda 2030, anche senza forza coercitiva, debba continuare a servire come luce di un faro per guidare e orientare lo sviluppo di nuove normative. Viene inoltre proposta la creazione di una normativa internazionale unificata e trasversale per l'uso dell'intelligenza artificiale nel lavoro, che possa garantire la trasparenza e la supervisione umana nelle decisioni automatizzate che hanno un impatto sui lavoratori, oltre a rafforzare il ruolo dei sindacati e la collaborazione tra governi e imprese. Pertanto, l'obiettivo finale è di consentire una riflessione sull'importanza che il progresso tecnologico avvenga nel rispetto dei diritti umani, promuovendo un ambiente di lavoro dignitoso, equo e privo di discriminazioni.

Il principio di non discriminazione nel Diritto del Lavoro e il suo allineamento con l'Obiettivo nº 8 dell'Agenda 2030 dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile

LOSSO, MARLUS EDUARDO
2026

Abstract

The dignity of the human person is the foundation of life in society. It supports human rights, such as equality, freedom, and life itself. Equality is a prerequisite that should exist in all contexts of relationships between people. From this perspective, the present work aims to study the alignment of the principle of non-discrimination in Labor Law with Objective nº 08 of the United Nations 2030 Agenda for Sustainable Development, which seeks to promote sustained economic growth, full and productive employment, and decent work for all. For this purpose, the research uses a logical-deductive methodology, combining the analysis of specialized bibliography, regulations, specific cases, and jurisprudence. In this vein, the initial part analyzes the forms of discrimination, especially those occurring in the workplace, such as direct and indirect forms, as well as positive and negative forms, in addition to moral harassment as a recognized form of discrimination. Furthermore, discrimination is a crucial factor for inequality, a harmful practice that affects various groups of people who are historically and culturally more vulnerable, such as women, black people, people with disabilities, migrants, young people, and the elderly. In this light, Intersectionality Theory is addressed as a way to demonstrate that the sum of discriminatory factors results in more intense negative consequences for the victim than discrimination based on a single factor. Thus, based on these initial concepts, a detailed analysis of the international effort to combat discrimination, especially in the workplace, is presented, examining the role of the United Nations and its specialized agency, the International Labour Organization, with their main documents and regulations, whether voluntary or compulsory, on the topic. Additionally, as a paradigm, the thesis analyzes in detail the regional model of the European Union as an important tool for combating discrimination, through its Resolutions and Directives, including the most recent ones, as well as the efforts of the Court of Justice of the European Union in this objective, considering that its judgments play a fundamental role in the interpretation and harmonization of community legislation. Subsequently, special attention is dedicated to the evolution of work in the digital society and the challenges imposed by the indiscriminate use of algorithms and artificial intelligence. The thesis argues that these technologies, while promising and driving an irreversible process of labor transformation, are not neutral and can perpetuate or even amplify existing prejudices and discriminations. To demonstrate how this occurs, an experiment was conducted in the Python language, illustrating how an algorithm for selecting job candidates can favor male workers over female workers. The concept of the "black box" was also addressed, which describes the great difficulty in understanding how the most modern artificial intelligence systems arrive at certain decisions, many of which are laden with discriminatory biases, preventing victims from challenging them and holding those responsible for such technologies accountable. In conclusion, it is observed that, despite the vast normative framework currently in existence and constantly evolving, the reality of the labor market is still far from the ideal of equality. Technological advancement, globalization, and the pursuit of profit have fragmented and precarized work. Therefore, and as the main suggestion of this work, a dialogue with the future is proposed, advocating, among other aspects, that the 2030 Agenda, even without coercive force, should continue to serve as a beacon to guide and orient the development of new regulations. The creation of a unified and transversal international normative framework for the use of artificial intelligence in work is also proposed, which can ensure transparency and human supervision in automated decisions that impact workers, in addition to strengthening the role of trade unions and collaboration between governments and companies. Therefore, the final objective is to enable reflection on the importance of technological advancement occurring with respect for human rights, promoting a decent, dignified, and discrimination-free work environment.
21-gen-2026
Italiano
La dignità della persona umana è il fondamento della vita in società. Essa supporta i diritti umani, come l'uguaglianza, la libertà e la vita stessa. L'uguaglianza è un presupposto che dovrebbe esistere in tutti i contesti di relazione tra le persone. In questa prospettiva, il presente lavoro si propone di studiare l'allineamento del principio di non discriminazione nel Diritto del Lavoro con l'Obiettivo nº 08 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, che mira a promuovere una crescita economica duratura, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. A tale scopo, la ricerca utilizza una metodologia logico-deduttiva, combinando l'analisi di bibliografia specializzata, normative, casi concreti e giurisprudenza. In questa linea, nella parte iniziale, vengono analizzate le modalità di discriminazione, in particolare quelle che si verificano in ambito lavorativo, come la diretta e l'indiretta, così come le forme positiva e negativa, oltre al mobbing come forma riconosciuta di discriminazione. Inoltre, la discriminazione è un fatto cruciale per la disuguaglianza, una pratica dannosa che colpisce diversi gruppi di persone storicamente e culturalmente più vulnerabili, come le donne, persone di colore, disabili, migranti, giovani e anziani. In questa prospettiva, la Teoria dell'Intersezionalità viene affrontata come modo per dimostrare che la somma di fattori discriminatori comporta conseguenze negative più intense per la vittima rispetto alla discriminazione basata su un singolo fattore. Partendo da questo quadro concettuale iniziale, viene presentata l'analisi dettagliata dello sforzo internazionale per combattere la discriminazione, specialmente nell'ambiente di lavoro, analizzando il ruolo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e della sua agenzia specializzata, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con i loro principali documenti e normative, di adempimento volontario o obbligatorio, su questo tema. Inoltre, come paradigma, la tesi analizza in dettaglio il modello regionale dell'Unione Europea come importante strumento di lotta alla discriminazione, attraverso le sue Risoluzioni e Direttive, comprese le più recenti, nonché l'impegno della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in questo obiettivo, considerando che le sue sentenze hanno un ruolo fondamentale nell'interpretazione e nell'armonizzazione della legislazione comunitaria. Di seguito, viene dedicata speciale attenzione all'evoluzione del lavoro nella società digitale e alle sfide imposte dall'uso indiscriminato di algoritmi e dell'intelligenza artificiale. La tesi sostiene che queste tecnologie, motore di un processo irreversibile di trasformazione del lavoro, sebbene promettenti, non sono neutre e possono perpetuare o addirittura amplificare pregiudizi e discriminazioni esistenti. Per dimostrare come ciò avvenga, è stato condotto un esperimento in linguaggio Python per illustrare come un algoritmo di selezione dei candidati per un posto di lavoro possa favorire i lavoratori di sesso maschile a scapito delle lavoratrici donne. È stato inoltre affrontato il concetto di “scatola nera” (black box), che descrive la grande difficoltà di comprendere come i più moderni sistemi di intelligenza artificiale giungano a determinate decisioni, molte delle quali cariche di pregiudizi discriminatori, impedendo la contestazione da parte delle vittime e la responsabilità dei gestori di tali tecnologie. In conclusione, si osserva che, nonostante il vasto quadro normativo attualmente esistente e in costante evoluzione, la realtà del mercato del lavoro è ancora lontana dall'ideale di uguaglianza. Il progresso tecnologico, la globalizzazione e la ricerca del profitto hanno frammentato e precarizzato il lavoro. In questo modo, e come principale suggerimento di questo lavoro, viene proposto un dialogo con il futuro, sostenendo, tra gli altri aspetti, che l'Agenda 2030, anche senza forza coercitiva, debba continuare a servire come luce di un faro per guidare e orientare lo sviluppo di nuove normative. Viene inoltre proposta la creazione di una normativa internazionale unificata e trasversale per l'uso dell'intelligenza artificiale nel lavoro, che possa garantire la trasparenza e la supervisione umana nelle decisioni automatizzate che hanno un impatto sui lavoratori, oltre a rafforzare il ruolo dei sindacati e la collaborazione tra governi e imprese. Pertanto, l'obiettivo finale è di consentire una riflessione sull'importanza che il progresso tecnologico avvenga nel rispetto dei diritti umani, promuovendo un ambiente di lavoro dignitoso, equo e privo di discriminazioni.
trabalho digno; não discriminação; isonomia; desenvolvimento tecnológico; Agenda 2030
VILLATORE, Marco Antônio César
BELLOMO, Stefano
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
259
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/357131
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-357131