Il quadro normativo di gestione del dissesto dell’impresa bancaria costruito in sede eurounitaria all’esito della grande crisi finanziaria globale degli anni 2007-2011 ha sollevato l’emersione di rilevanti tensioni tra autonomia privata e interesse pubblico alla stabilità del sistema. La posizione dell’azionista di società bancaria appare invero caratterizzata da una compressione delle prerogative connesse alla partecipazione sociale, sotto il profilo patrimoniale e amministrativo, più accentuata di quella risultante dalla gestione della crisi dell’impresa comune e associata alla nota rischiosità del titolo azionario. Muovendo da tale prospettiva, la ricerca ha inteso comprendere le specificità del trattamento del socio nel contesto della crisi, verificando la coerenza della disciplina con i principi generali del diritto concorsuale e con le garanzie riconosciute dalle Carte costituzionali nazionali e sovranazionali ai diritti fondamentali. L’indagine è sviluppata attraverso un itinerario che coniuga un’analisi storico-sistematica con l’esame della disciplina di diritto positivo, europea e nazionale. Il lavoro, considerata la medesimezza di problematiche suscettibili di porsi in entrambi i modelli di gestione della crisi sotto il profilo della tutela di diritti fondamentali del singolo, giunge infine alla valutazione delle criticità emerse sotto quest’angolo di visuale. In particolare, nella più ampia ottica della tutela del valore della partecipazione azionaria si sono esaminate, individuando criticità e possibili soluzioni, da un lato, le questioni proprietarie direttamente connesse alla titolarità del bene-azione; dall’altro quelle correlate alla possibilità di recupero di una parte del valore della partecipazione sociale, perduto per effetto dell’esercizio del potere autoritativo, attraverso la cumulabilità di una duplicità di posizioni in capo al medesimo soggetto, quale socio e creditore risarcitorio dell’ente, danneggiato dalla violazione della disciplina in materia di prestazione di servizi di investimento (cd. mis-selling). In quest’ultima direzione, l’interesse alla ricerca di un bilanciamento che non si risolva in una aprioristica prevalenza del valore della stabilità finanziaria, cui risulta funzionale il framework di gestione della crisi, trova la sua ragione, tra le altre, nella considerazione per cui la disciplina in materia di prestazione di servizi di investimento risulta funzionale alla tutela non solo dell’interesse individuale dell’investitore, ma anche, attraverso questa, alla garanzia della integrità del mercato, in cui le stesse banche operano.
I soci nella crisi dell'impresa bancaria
TATARELLI, FLAVIA
2026
Abstract
Il quadro normativo di gestione del dissesto dell’impresa bancaria costruito in sede eurounitaria all’esito della grande crisi finanziaria globale degli anni 2007-2011 ha sollevato l’emersione di rilevanti tensioni tra autonomia privata e interesse pubblico alla stabilità del sistema. La posizione dell’azionista di società bancaria appare invero caratterizzata da una compressione delle prerogative connesse alla partecipazione sociale, sotto il profilo patrimoniale e amministrativo, più accentuata di quella risultante dalla gestione della crisi dell’impresa comune e associata alla nota rischiosità del titolo azionario. Muovendo da tale prospettiva, la ricerca ha inteso comprendere le specificità del trattamento del socio nel contesto della crisi, verificando la coerenza della disciplina con i principi generali del diritto concorsuale e con le garanzie riconosciute dalle Carte costituzionali nazionali e sovranazionali ai diritti fondamentali. L’indagine è sviluppata attraverso un itinerario che coniuga un’analisi storico-sistematica con l’esame della disciplina di diritto positivo, europea e nazionale. Il lavoro, considerata la medesimezza di problematiche suscettibili di porsi in entrambi i modelli di gestione della crisi sotto il profilo della tutela di diritti fondamentali del singolo, giunge infine alla valutazione delle criticità emerse sotto quest’angolo di visuale. In particolare, nella più ampia ottica della tutela del valore della partecipazione azionaria si sono esaminate, individuando criticità e possibili soluzioni, da un lato, le questioni proprietarie direttamente connesse alla titolarità del bene-azione; dall’altro quelle correlate alla possibilità di recupero di una parte del valore della partecipazione sociale, perduto per effetto dell’esercizio del potere autoritativo, attraverso la cumulabilità di una duplicità di posizioni in capo al medesimo soggetto, quale socio e creditore risarcitorio dell’ente, danneggiato dalla violazione della disciplina in materia di prestazione di servizi di investimento (cd. mis-selling). In quest’ultima direzione, l’interesse alla ricerca di un bilanciamento che non si risolva in una aprioristica prevalenza del valore della stabilità finanziaria, cui risulta funzionale il framework di gestione della crisi, trova la sua ragione, tra le altre, nella considerazione per cui la disciplina in materia di prestazione di servizi di investimento risulta funzionale alla tutela non solo dell’interesse individuale dell’investitore, ma anche, attraverso questa, alla garanzia della integrità del mercato, in cui le stesse banche operano.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/357382
URN:NBN:IT:UNIROMA1-357382