La ricerca esplora il rapporto tra il riallestimento della sezione dei primitivi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, realizzato tra il 1955 e il 1959 sotto la direzione del soprintendente Cesare Gnudi e dell’architetto Leone Pancaldi, e gli sviluppi degli studi storico-artistici, al fine di indagare come la riflessione teorica si sia tradotta in scelte museografiche e museologiche. Dopo aver ricostruito la storia critica dei primitivi bolognesi nel Novecento, vengono esaminati due eventi espositivi fondamentali del dopoguerra: la Mostra dei capolavori delle chiese di Bologna del 1945 e, in particolare, la Mostra della pittura bolognese del Trecento del 1950. Quindi, vengono considerati altri elementi utili a comprendere le tendenze critiche emerse intorno alle collezioni nel XIX secolo, ovvero gli interventi di restauro, i nuovi acquisti, i depositi, le campagne di catalogazione e i precedenti allestimenti della Pinacoteca. Sulla base di questi dati, si esplora il nuovo allestimento, analizzando prima gli aspetti storici — dalle fasi progettuali allo sviluppo del cantiere — e poi i risultati raggiunti in termini museografici e museologici. Infine, si ripercorre idealmente l’ordinamento nelle sale dedicate al XIII e XIV secolo bolognese, indagando le motivazioni critiche che hanno determinato la disposizione delle opere. Il riallestimento degli anni Cinquanta emerge così come un definitivo atto di riscoperta e valorizzazione della scuola pittorica del Medioevo bolognese, che, da un’iniziale svalutazione, conquista una nuova centralità, ponendo le basi per futuri sviluppi nella ricerca storico-artistica.
Dialogo tra museo e storia dell’arte: il caso dei primitivi bolognesi nel riallestimento della Pinacoteca nazionale di Bologna nel secondo dopoguerra
MODESTI, CATERINA
2026
Abstract
La ricerca esplora il rapporto tra il riallestimento della sezione dei primitivi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, realizzato tra il 1955 e il 1959 sotto la direzione del soprintendente Cesare Gnudi e dell’architetto Leone Pancaldi, e gli sviluppi degli studi storico-artistici, al fine di indagare come la riflessione teorica si sia tradotta in scelte museografiche e museologiche. Dopo aver ricostruito la storia critica dei primitivi bolognesi nel Novecento, vengono esaminati due eventi espositivi fondamentali del dopoguerra: la Mostra dei capolavori delle chiese di Bologna del 1945 e, in particolare, la Mostra della pittura bolognese del Trecento del 1950. Quindi, vengono considerati altri elementi utili a comprendere le tendenze critiche emerse intorno alle collezioni nel XIX secolo, ovvero gli interventi di restauro, i nuovi acquisti, i depositi, le campagne di catalogazione e i precedenti allestimenti della Pinacoteca. Sulla base di questi dati, si esplora il nuovo allestimento, analizzando prima gli aspetti storici — dalle fasi progettuali allo sviluppo del cantiere — e poi i risultati raggiunti in termini museografici e museologici. Infine, si ripercorre idealmente l’ordinamento nelle sale dedicate al XIII e XIV secolo bolognese, indagando le motivazioni critiche che hanno determinato la disposizione delle opere. Il riallestimento degli anni Cinquanta emerge così come un definitivo atto di riscoperta e valorizzazione della scuola pittorica del Medioevo bolognese, che, da un’iniziale svalutazione, conquista una nuova centralità, ponendo le basi per futuri sviluppi nella ricerca storico-artistica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/357384
URN:NBN:IT:UNIROMA1-357384