La ricerca nasce dalla constatazione che nulla si sapeva finora sulle dinamiche di costituzione del fondo di matrici calcografiche entrate alla Calcografia Regia nel 1913 e provenienti dal Monte di Pietà di Roma. A partire da questa lacuna storiografica, la tesi si propone di indagare le modalità di deposito presso il Monte di Pietà di matrici incise appartenenti a serie molto note e a incisori ed editori di primo piano, al fine di ricostruirne la provenienza, le circostanze di impegno e le successive dinamiche di acquisizione pubblica. L’indagine, fondata su un’ampia base documentaria inedita conservata presso l’Archivio storico della Fondazione Roma e l’Archivio di Stato di Roma, analizza le pratiche di credito su pegno applicate a beni artistici e tecnici, con particolare riferimento alle matrici calcografiche, collocando tali operazioni nel più ampio contesto del mercato editoriale e della produzione incisoria romana dell’Ottocento. Attraverso lo studio di fascicoli, perizie e corrispondenze - tra cui i casi di Carlo Losi, Giuseppe Antonio Monaldini e Giovanni Pietro Campana - la tesi ricostruisce i meccanismi istituzionali e i criteri di valutazione economico-artistica adottati dal Monte di Pietà, evidenziando come il ricorso al credito rappresentasse per incisori ed editori una strategia di sopravvivenza economica in una fase di progressiva contrazione del settore. La seconda parte del lavoro è dedicata al fondo “Monte di Pietà – Ministero del Tesoro”, oggi conservato presso l’Istituto Centrale per la Grafica, che raccoglie 1.979 matrici incise di straordinario valore storico e documentario. La ricerca ne fornisce una descrizione approfondita, con particolare attenzione agli aspetti di conservazione e restauro, e documenta la campagna di interventi avviata in collaborazione con l’Istituto: 168 matrici sono state restaurate secondo i nuovi protocolli tecnici definiti dal Laboratorio Diagnostico per le Matrici dell’Istituto Centrale per la Grafica e documentati all’interno della tesi. Gli interventi, volti al ripristino della leggibilità e alla tutela del supporto metallico, hanno permesso di identificare numerose matrici finora anonime e di chiarirne le relazioni con i documenti dell’istituzione di provenienza. Completano la tesi un catalogo ragionato delle matrici identificate - articolato in incisioni di traduzione e incisioni in serie - e due appendici documentarie che riportano in trascrizione integrale le fonti d’archivio utilizzate. Nel loro insieme, i risultati restituiscono per la prima volta un quadro organico delle interazioni tra credito, arte e istituzioni nella Roma ottocentesca, rivelando come il Monte di Pietà sia stato un luogo di mediazione economica e culturale fondamentale per la storia della calcografia. Le matrici, da strumenti tecnici della produzione, diventano così documenti storici e beni patrimoniali, testimoniando la trasformazione del valore dell’immagine e il passaggio dall’economia dell’incisione alla costruzione della memoria grafica di Roma, poi confluita nelle raccolte pubbliche del nuovo Stato unitario.
Catalogazione e studio di una raccolta romana di incisioni (XVIII-XIX sec.). Il fondo di matrici Monte di Pietà-Ministero del Tesoro (Istituto Centrale per la Grafica)
RINALDI, MARIA GIULIA
2026
Abstract
La ricerca nasce dalla constatazione che nulla si sapeva finora sulle dinamiche di costituzione del fondo di matrici calcografiche entrate alla Calcografia Regia nel 1913 e provenienti dal Monte di Pietà di Roma. A partire da questa lacuna storiografica, la tesi si propone di indagare le modalità di deposito presso il Monte di Pietà di matrici incise appartenenti a serie molto note e a incisori ed editori di primo piano, al fine di ricostruirne la provenienza, le circostanze di impegno e le successive dinamiche di acquisizione pubblica. L’indagine, fondata su un’ampia base documentaria inedita conservata presso l’Archivio storico della Fondazione Roma e l’Archivio di Stato di Roma, analizza le pratiche di credito su pegno applicate a beni artistici e tecnici, con particolare riferimento alle matrici calcografiche, collocando tali operazioni nel più ampio contesto del mercato editoriale e della produzione incisoria romana dell’Ottocento. Attraverso lo studio di fascicoli, perizie e corrispondenze - tra cui i casi di Carlo Losi, Giuseppe Antonio Monaldini e Giovanni Pietro Campana - la tesi ricostruisce i meccanismi istituzionali e i criteri di valutazione economico-artistica adottati dal Monte di Pietà, evidenziando come il ricorso al credito rappresentasse per incisori ed editori una strategia di sopravvivenza economica in una fase di progressiva contrazione del settore. La seconda parte del lavoro è dedicata al fondo “Monte di Pietà – Ministero del Tesoro”, oggi conservato presso l’Istituto Centrale per la Grafica, che raccoglie 1.979 matrici incise di straordinario valore storico e documentario. La ricerca ne fornisce una descrizione approfondita, con particolare attenzione agli aspetti di conservazione e restauro, e documenta la campagna di interventi avviata in collaborazione con l’Istituto: 168 matrici sono state restaurate secondo i nuovi protocolli tecnici definiti dal Laboratorio Diagnostico per le Matrici dell’Istituto Centrale per la Grafica e documentati all’interno della tesi. Gli interventi, volti al ripristino della leggibilità e alla tutela del supporto metallico, hanno permesso di identificare numerose matrici finora anonime e di chiarirne le relazioni con i documenti dell’istituzione di provenienza. Completano la tesi un catalogo ragionato delle matrici identificate - articolato in incisioni di traduzione e incisioni in serie - e due appendici documentarie che riportano in trascrizione integrale le fonti d’archivio utilizzate. Nel loro insieme, i risultati restituiscono per la prima volta un quadro organico delle interazioni tra credito, arte e istituzioni nella Roma ottocentesca, rivelando come il Monte di Pietà sia stato un luogo di mediazione economica e culturale fondamentale per la storia della calcografia. Le matrici, da strumenti tecnici della produzione, diventano così documenti storici e beni patrimoniali, testimoniando la trasformazione del valore dell’immagine e il passaggio dall’economia dell’incisione alla costruzione della memoria grafica di Roma, poi confluita nelle raccolte pubbliche del nuovo Stato unitario.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/357503
URN:NBN:IT:UNIROMA1-357503