La ricerca che si è condotta mira a esaminare il nesso tra l’istituto della sovranità dello Stato e una specifica declinazione del federalismo europeo a partire dal tema del dialogo tra le Corti, precisamente inteso come confronto tra le giurisprudenze della Corte costituzionale italiana e della Corte di giustizia dell’Unione europea sui rapporti tra i due ordinamenti, quello interno e quello eurounitario, in caso di contrasti tra gli stessi. Si è partiti dall’analisi dell’orientamento derivante dalla sent. n. 269/2017, che ha inaugurato un ri-accentramento su determinate questioni di compatibilità con il diritto UE, derogando ai dettami della sent. n. 170/1984, sino ad arrivare agli assestamenti di questo filone giurisprudenziale con la recente sent. n. 181/2024, che ha configurato il c.d. tono costituzionale, confermando l’intento accentratore del nostro giudice delle leggi, seppur attenuato. L’associazione di tale ri-accentramento alla tendenza della Corte costituzionale a promuovere direttamente rinvio pregiudiziale nei confronti della Corte di giustizia ha portato, innanzitutto, a constatare che la Consulta non intende rimanere esclusa dal circuito di tutela dei diritti fondamentali. In più, ha spinto a intravedere nei suoi recenti orientamenti l’estrinsecazione della sovranità di uno Stato membro dell’Unione europea. Si è passati così a esaminare l’evoluzione storico-giuridica della nozione di sovranità, dagli studi di Jean Bodin e Thomas Hobbes fino alla presa d’atto che dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la nascita degli ordinamenti sovranazionali, tale nozione risulta ad oggi ridimensionata nei suoi tratti essenziali, pur rimanendo prerogativa tipica degli stessi Stati. Ciò ha indotto a riflettere su una prospettiva di evoluzione dell’integrazione europea, in modo da vagliare la possibilità di utilizzare gli istituti del Diritto costituzionale per giungere a configurare la nascita di uno Stato federale in Europa che incorpori gli ordinamenti giuridici degli Stati attualmente membri dell’Unione europea. La ricerca ha portato a respingere l’opportunità di procedere attraverso l’uso dei trattati internazionali, oltre che per specifiche ragioni giuridiche anche in virtù di concreti fallimenti storici, per arrivare a prospettare l’indizione di elezioni di un’Assemblea costituente europea incaricata di redigere una vera e propria Carta costituzionale di un nuovo Stato federale. Si sono indicati esemplificativamente gli elementi contenutistici indispensabili alla Costituzione federale europea, senza trascurare la necessità di fare i conti con le Costituzioni dei singoli Stati, rispetto alle quali, una volta intrapreso il cammino federale, bisognerà problematicamente affrontare la questione del loro adeguamento al nuovo assetto istituzionale. Si è arrivati alla conclusione che, ai fini della formazione del nuovo Stato, non potrà non tenersi conto del principio di effettività, in considerazione della circostanza che nessuna Costituzione sovrana può legittimare procedimenti volti a cedere definitivamente la propria sovranità senza danneggiare se stesse. Ciò non impedisce che, soffermandosi sugli istituti della Costituzione italiana, non possano individuarsi strategie, suggestive sul piano della riflessione giuridica, finalizzate almeno ad agevolare la realizzazione de facto di questo processo.
Dialogo tra le Corti e ri-accentramento tra sovranità statale e federalismo europeo
GUIGLIA, RICCARDO
2026
Abstract
La ricerca che si è condotta mira a esaminare il nesso tra l’istituto della sovranità dello Stato e una specifica declinazione del federalismo europeo a partire dal tema del dialogo tra le Corti, precisamente inteso come confronto tra le giurisprudenze della Corte costituzionale italiana e della Corte di giustizia dell’Unione europea sui rapporti tra i due ordinamenti, quello interno e quello eurounitario, in caso di contrasti tra gli stessi. Si è partiti dall’analisi dell’orientamento derivante dalla sent. n. 269/2017, che ha inaugurato un ri-accentramento su determinate questioni di compatibilità con il diritto UE, derogando ai dettami della sent. n. 170/1984, sino ad arrivare agli assestamenti di questo filone giurisprudenziale con la recente sent. n. 181/2024, che ha configurato il c.d. tono costituzionale, confermando l’intento accentratore del nostro giudice delle leggi, seppur attenuato. L’associazione di tale ri-accentramento alla tendenza della Corte costituzionale a promuovere direttamente rinvio pregiudiziale nei confronti della Corte di giustizia ha portato, innanzitutto, a constatare che la Consulta non intende rimanere esclusa dal circuito di tutela dei diritti fondamentali. In più, ha spinto a intravedere nei suoi recenti orientamenti l’estrinsecazione della sovranità di uno Stato membro dell’Unione europea. Si è passati così a esaminare l’evoluzione storico-giuridica della nozione di sovranità, dagli studi di Jean Bodin e Thomas Hobbes fino alla presa d’atto che dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la nascita degli ordinamenti sovranazionali, tale nozione risulta ad oggi ridimensionata nei suoi tratti essenziali, pur rimanendo prerogativa tipica degli stessi Stati. Ciò ha indotto a riflettere su una prospettiva di evoluzione dell’integrazione europea, in modo da vagliare la possibilità di utilizzare gli istituti del Diritto costituzionale per giungere a configurare la nascita di uno Stato federale in Europa che incorpori gli ordinamenti giuridici degli Stati attualmente membri dell’Unione europea. La ricerca ha portato a respingere l’opportunità di procedere attraverso l’uso dei trattati internazionali, oltre che per specifiche ragioni giuridiche anche in virtù di concreti fallimenti storici, per arrivare a prospettare l’indizione di elezioni di un’Assemblea costituente europea incaricata di redigere una vera e propria Carta costituzionale di un nuovo Stato federale. Si sono indicati esemplificativamente gli elementi contenutistici indispensabili alla Costituzione federale europea, senza trascurare la necessità di fare i conti con le Costituzioni dei singoli Stati, rispetto alle quali, una volta intrapreso il cammino federale, bisognerà problematicamente affrontare la questione del loro adeguamento al nuovo assetto istituzionale. Si è arrivati alla conclusione che, ai fini della formazione del nuovo Stato, non potrà non tenersi conto del principio di effettività, in considerazione della circostanza che nessuna Costituzione sovrana può legittimare procedimenti volti a cedere definitivamente la propria sovranità senza danneggiare se stesse. Ciò non impedisce che, soffermandosi sugli istituti della Costituzione italiana, non possano individuarsi strategie, suggestive sul piano della riflessione giuridica, finalizzate almeno ad agevolare la realizzazione de facto di questo processo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/357542
URN:NBN:IT:UNIROMA1-357542