La crescente attenzione verso il tema della “vulnerabilità personale” solleva l’interrogativo della tutela giuridica delle persone esposte a situazioni di debolezza. Il presente lavoro analizza la fattispecie della capacità naturale di cui all’art. 428 c.c. quale possibile strumento di protezione, evidenziando l’importanza di una rilettura estensiva del concetto di incapacità di intendere e di volere ivi contenuto. La dottrina e la giurisprudenza tradizionali, nonostante il superamento di qualche rigidità rispetto al passato, adottano un’interpretazione restrittiva, limitando l’applicazione della norma ai casi di grave compromissione psichica. Tuttavia, una più ampia concezione dell’incapacità di intendere e di volere consentirebbe di includere nella casistica coperta dalla norma anche situazioni di fragilità più sfumate, senza compromettere il principio fondamentale della certezza giuridica. Il bilanciamento tra protezione del soggetto vulnerabile e stabilità dei traffici giuridici, infatti, potrebbe essere garantito da una lettura restrittiva degli altri elementi della fattispecie “complessa” di cui all’art. 428 c.c., ossia il pregiudizio e la malafede. Tale impostazione, a ben vedere, non solo rafforzerebbe la tutela delle persone fragili, ma contribuirebbe anche a risolvere l’annosa questione del rapporto tra l’art. 428 c.c. e l’art. 643 c.p., che disciplina il delitto di circonvenzione di incapace.

CAPACITÀ NATURALE E VULNERABILITÀ DELLA PERSONA: UN’ANALISI DELL’ART. 428 C.C.

BRESOLINI, RICCARDO
2025

Abstract

La crescente attenzione verso il tema della “vulnerabilità personale” solleva l’interrogativo della tutela giuridica delle persone esposte a situazioni di debolezza. Il presente lavoro analizza la fattispecie della capacità naturale di cui all’art. 428 c.c. quale possibile strumento di protezione, evidenziando l’importanza di una rilettura estensiva del concetto di incapacità di intendere e di volere ivi contenuto. La dottrina e la giurisprudenza tradizionali, nonostante il superamento di qualche rigidità rispetto al passato, adottano un’interpretazione restrittiva, limitando l’applicazione della norma ai casi di grave compromissione psichica. Tuttavia, una più ampia concezione dell’incapacità di intendere e di volere consentirebbe di includere nella casistica coperta dalla norma anche situazioni di fragilità più sfumate, senza compromettere il principio fondamentale della certezza giuridica. Il bilanciamento tra protezione del soggetto vulnerabile e stabilità dei traffici giuridici, infatti, potrebbe essere garantito da una lettura restrittiva degli altri elementi della fattispecie “complessa” di cui all’art. 428 c.c., ossia il pregiudizio e la malafede. Tale impostazione, a ben vedere, non solo rafforzerebbe la tutela delle persone fragili, ma contribuirebbe anche a risolvere l’annosa questione del rapporto tra l’art. 428 c.c. e l’art. 643 c.p., che disciplina il delitto di circonvenzione di incapace.
25-set-2025
Italiano
FUSARO, ARIANNA
Università degli studi di Padova
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/358091
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-358091