Con sala ipostila (dal gr. υπόστυλος da υπό “sotto” e στύλος “colonna”) è possibile definire un’ampia sala la cui copertura è sorretta da più file parallele o concentriche di colonne o pilastri. Il tipo ha origine verosimilmente nelle sale ipostile dei templi egizi, ma venne utilizzato anche per le sale di udienza della Persia achemenide. A partire dal 1872, gli scavi condotti a Delo dall’École française d’Athènes portarono alla luce un edificio ipostilo di particolare interesse. Pur non estraneo alla tradizione architettonica greca, esso presenta affinità significative con l’architettura egizia e con la basilica romana. Lo studio ha preso in esame la genesi dell’edificio ipostilo attraverso l’analisi comparativa di strutture basate sull’uso della colonna come elemento portante, evidenziando come la tipologia ipostila risponda principalmente ad esigenze funzionali. In assenza di uno studio che metta a sistema tutti gli edifici ipostili, la ricerca ha elaborato un catalogo strutturato di casi noti, a partire dall'Egitto fino al Vicino Oriente, alla Grecia e alle successive elaborazioni romane, analizzandone caratteristiche architettoniche e proporzioni. L’indagine ha messo in luce le divergenze funzionali e simboliche tra le diverse tradizioni, ricostruendo un quadro evolutivo coerente e proponendo una lettura critica del ruolo delle sale ipostile nello sviluppo dell’architettura pubblica antica. Se da un lato l’ampiezza del tema ha costituito uno dei limiti oggettivi dell’indagine, in parte superato attraverso la scelta di specifici casi studio, dall’altro ha rappresentato l’occasione per riconsiderare e aggiornare lo stato delle ricerche rispetto a una serie di pubblicazioni edite ormai da oltre un secolo (in particolare Leroux, Gabriel, Les Origines de l'Édifice Hypostyle en Grèce, en Orient Et Chez les Romains, Paris, 1913).

LE SALE IPOSTILE: DALL’ORIGINE ALLO SVILUPPO DELLE BASILICHE DI ETÀ ROMANA

LEONE, ISABELLA
2025

Abstract

Con sala ipostila (dal gr. υπόστυλος da υπό “sotto” e στύλος “colonna”) è possibile definire un’ampia sala la cui copertura è sorretta da più file parallele o concentriche di colonne o pilastri. Il tipo ha origine verosimilmente nelle sale ipostile dei templi egizi, ma venne utilizzato anche per le sale di udienza della Persia achemenide. A partire dal 1872, gli scavi condotti a Delo dall’École française d’Athènes portarono alla luce un edificio ipostilo di particolare interesse. Pur non estraneo alla tradizione architettonica greca, esso presenta affinità significative con l’architettura egizia e con la basilica romana. Lo studio ha preso in esame la genesi dell’edificio ipostilo attraverso l’analisi comparativa di strutture basate sull’uso della colonna come elemento portante, evidenziando come la tipologia ipostila risponda principalmente ad esigenze funzionali. In assenza di uno studio che metta a sistema tutti gli edifici ipostili, la ricerca ha elaborato un catalogo strutturato di casi noti, a partire dall'Egitto fino al Vicino Oriente, alla Grecia e alle successive elaborazioni romane, analizzandone caratteristiche architettoniche e proporzioni. L’indagine ha messo in luce le divergenze funzionali e simboliche tra le diverse tradizioni, ricostruendo un quadro evolutivo coerente e proponendo una lettura critica del ruolo delle sale ipostile nello sviluppo dell’architettura pubblica antica. Se da un lato l’ampiezza del tema ha costituito uno dei limiti oggettivi dell’indagine, in parte superato attraverso la scelta di specifici casi studio, dall’altro ha rappresentato l’occasione per riconsiderare e aggiornare lo stato delle ricerche rispetto a una serie di pubblicazioni edite ormai da oltre un secolo (in particolare Leroux, Gabriel, Les Origines de l'Édifice Hypostyle en Grèce, en Orient Et Chez les Romains, Paris, 1913).
17-set-2025
Italiano
SALA; IPOSTILA; BASILICA ROMANA
ROCCO, GIORGIO
VOLPE, GIULIANO
VOLPE, GIULIANO
Università degli studi di Bari
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/358387
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBA-358387