La ricerca mira a proporre uno studio su un certo linguaggio pedagogico contemporaneo e le sue parole, alla luce della concezione della parola poetica di Paul Valéry. L'intenzione del lavoro sarà quella di soffermarsi sulla lingua imperante nella pedagogia contemporanea di matrice strumentalistica, tentando di illuminarne la razionalità che la informa. Obiettivo della ricerca sarà, allora, di definire i caratteri di una tale razionalità, che sembra ricalcare i tratti di quella che i Adorno e Horkheimer denominavano ragione strumentale, e che appare, quindi, incapace di concepire ciò che è al di là del già noto. Durante la prima parte del lavoro ci soffermeremo sulla critica di Valéry nei confronti del linguaggio ordinario e sulla sua idea di poesia, concepita, dal Nostro, come quel tipo di scrittura in grado di rendere visibile ciò che un discorso dai caratteri funzionali e strumentali non risulta in grado di fare emergere. La seconda parte proporrà, quindi, un esercizio di de-familiarizzazione con il linguaggio contemporaneo, e tenterà di ri-pensare, attraverso la produzione valeriana, un nuovo "detto" pedagogico, in grado di dimorare nello spazio del non-ancora noto, al di là del già detto.

L'inatteso margine pedagogico. La parola poetica e la riforma dello sguardo in Paul Valéry

GOBBI ANNACHIARA

Abstract

La ricerca mira a proporre uno studio su un certo linguaggio pedagogico contemporaneo e le sue parole, alla luce della concezione della parola poetica di Paul Valéry. L'intenzione del lavoro sarà quella di soffermarsi sulla lingua imperante nella pedagogia contemporanea di matrice strumentalistica, tentando di illuminarne la razionalità che la informa. Obiettivo della ricerca sarà, allora, di definire i caratteri di una tale razionalità, che sembra ricalcare i tratti di quella che i Adorno e Horkheimer denominavano ragione strumentale, e che appare, quindi, incapace di concepire ciò che è al di là del già noto. Durante la prima parte del lavoro ci soffermeremo sulla critica di Valéry nei confronti del linguaggio ordinario e sulla sua idea di poesia, concepita, dal Nostro, come quel tipo di scrittura in grado di rendere visibile ciò che un discorso dai caratteri funzionali e strumentali non risulta in grado di fare emergere. La seconda parte proporrà, quindi, un esercizio di de-familiarizzazione con il linguaggio contemporaneo, e tenterà di ri-pensare, attraverso la produzione valeriana, un nuovo "detto" pedagogico, in grado di dimorare nello spazio del non-ancora noto, al di là del già detto.
Università degli Studi di Padova
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/359277
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-359277