La piena appartenenza alla dimensione culturale del mondo romano ha fatto sì che gli impianti termali rientrassero in modo permanente nel corredo edilizio dell’urbe, in tutti i territori sotto il dominio dell’ex impero. Il passaggio del tempo ha dunque restituito al presente un ampio e diversificato atlante di beni, oggi in stato di rovina archeologica, che necessitano di essere adeguatamente interpretati, salvaguardati e valorizzati, in un’ottica di trasmissione al futuro. In questa prospettiva, la presente ricerca si articola in un percorso della conoscenza, strutturato per orientare una lettura critica dei resti finalizzata a riconoscere criteri, buone pratiche e indirizzi metodologici guida aggiornati per un intervento consapevole di conservazione e valorizzazione. A partire dall’origine degli impianti, mediante uno studio a carattere tipologico e funzionale delle varianti planimetrico-spaziali, con uno sguardo sui processi di riuso e riadattamento delle fabbriche nei secoli, il complesso termale viene idealmente scomposto nei suoi componenti materico-costruttivi, guardando alle specificità insite ai sistemi tecnologici di funzionamento. Sulla base di questo, si individuano criticità e patologie ricorrenti che interessano lo stato conservativo delle preesistenze, in stretta correlazione con i relativi contesti ambientali di appartenenza. Prendendo in esame materiali e tecniche storiche di intervento, tra età romana e Novecento, lo studio si rivolge alle attuali prassi conservative, ove trova ampio spazio il tema delle coperture archeologiche, incentrato nella specifica declinazione delle rovine termali. Questo viene esaminato attraverso un confronto comparativo tra casi studio significativi, per comprendere approcci operativi, apporti positivi e fattori incidenti nel ruolo di protezione, nonché azioni progettuali indirizzate alla interpretazione e presentazione delle evidenze antiche. La disamina si completa con una necessaria riflessione sull’impiego di soluzioni tecnologiche e strumenti innovativi, da intendersi come risorse a supporto della fruizione e comprensione dei resti, volte a conferire un valore aggiunto al bene. Ogni sfumatura indagata in questo ampio spettro di ricerca viene affrontata in uno specifico caso applicativo in Sardegna, inquadrato a partire da una lettura territoriale della fitta rete di resti diffusi nell’isola: le Terme Centrali dell’area archeologica della Colonia Iulia di Turris Libisonis, meglio note come “Palazzo Re Barbaro”.

Complessi termali di epoca romana. Conoscenza, restauro e valorizzazione. Il caso delle terme centrali di Turris Libisonis in Sardegna

TRUPIA, ANNA
2026

Abstract

La piena appartenenza alla dimensione culturale del mondo romano ha fatto sì che gli impianti termali rientrassero in modo permanente nel corredo edilizio dell’urbe, in tutti i territori sotto il dominio dell’ex impero. Il passaggio del tempo ha dunque restituito al presente un ampio e diversificato atlante di beni, oggi in stato di rovina archeologica, che necessitano di essere adeguatamente interpretati, salvaguardati e valorizzati, in un’ottica di trasmissione al futuro. In questa prospettiva, la presente ricerca si articola in un percorso della conoscenza, strutturato per orientare una lettura critica dei resti finalizzata a riconoscere criteri, buone pratiche e indirizzi metodologici guida aggiornati per un intervento consapevole di conservazione e valorizzazione. A partire dall’origine degli impianti, mediante uno studio a carattere tipologico e funzionale delle varianti planimetrico-spaziali, con uno sguardo sui processi di riuso e riadattamento delle fabbriche nei secoli, il complesso termale viene idealmente scomposto nei suoi componenti materico-costruttivi, guardando alle specificità insite ai sistemi tecnologici di funzionamento. Sulla base di questo, si individuano criticità e patologie ricorrenti che interessano lo stato conservativo delle preesistenze, in stretta correlazione con i relativi contesti ambientali di appartenenza. Prendendo in esame materiali e tecniche storiche di intervento, tra età romana e Novecento, lo studio si rivolge alle attuali prassi conservative, ove trova ampio spazio il tema delle coperture archeologiche, incentrato nella specifica declinazione delle rovine termali. Questo viene esaminato attraverso un confronto comparativo tra casi studio significativi, per comprendere approcci operativi, apporti positivi e fattori incidenti nel ruolo di protezione, nonché azioni progettuali indirizzate alla interpretazione e presentazione delle evidenze antiche. La disamina si completa con una necessaria riflessione sull’impiego di soluzioni tecnologiche e strumenti innovativi, da intendersi come risorse a supporto della fruizione e comprensione dei resti, volte a conferire un valore aggiunto al bene. Ogni sfumatura indagata in questo ampio spettro di ricerca viene affrontata in uno specifico caso applicativo in Sardegna, inquadrato a partire da una lettura territoriale della fitta rete di resti diffusi nell’isola: le Terme Centrali dell’area archeologica della Colonia Iulia di Turris Libisonis, meglio note come “Palazzo Re Barbaro”.
24-feb-2026
Italiano
PICONE, RENATA; GIANNATTASIO, CATERINA
CARAFA, PAOLO
CARAFA, PAOLO
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/359644
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-359644