La ricerca sulle neuroscienze dello sviluppo non ha ancora fatto luce sulle dinamiche di attivazione dei pathway cerebrali alla nascita. Nonostante le attuali innovazioni tecnologiche e l’approfondimento delle conoscenze in ambito neuropediatrico e perinatale, lo sviluppo cerebrale con l'innesco del primo respiro, nel passaggio dallo stato fetale a quello neonatale, non è stato ancora ben caratterizzato (Te Pas et al., 2008; LoMauro e Aliverti, 2016; Lavezzi et al., 2016). Pochi ricercatori hanno considerato l’enorme impatto che l’ambiente extrauterino può avere su di esso (De Asis-Cruz et al., 2020; Polese et al., 2021; Schmidt Mellado et al., 2022). Un recente studio di Risonanza Magnetica Funzionale Cerebrale (fRMN) ha dimostrato che la connettività funzionale cerebrale in stato di riposo (Resting State FC) presenta un improvviso e massivo aumento che gli autori descrivono letteralmente come surge (ondata) alla nascita, che viene messa in correlazione agli stimoli provenienti dall’ambiente extrauterino (Ji et al., 2024). Un altro studio è stato da poco pubblicato sulle circonvoluzioni cerebrali alla nascita estratte da immagini di fRMN cerebrale di feti e neonati provenienti dalla banca dati del Progetto Connettoma del King’s College di Londra, UK, in collaborazione con l’Università di Oxford e l’Imperial College di Londra (Human Connectome Project, dHCP)1 . Questa ricerca dimostra che alla nascita vi è una vera e propria “esplosione” di circonvoluzioni cerebrali, con un aumento del 50% rispetto allo stato fetale immediatamente precedente e tale crescita è stata attribuita al nuovo ambiente, che circonda il neonato (Milhailov et al., 2025). L’ambiente extrauterino, infatti, in contrapposizione a quello intrauterino, è ricco di stimoli e tale aspetto è stato sottovalutato dalla maggior parte dei ricercatori. Va riconosciuto che il primo a studiare tale passaggio è stato lo scienziato italiano Massimo Fagioli, psichiatra, il quale con la sua visione all’avanguardia, mentre studiava lo sviluppo della mente, ha posto l’attenzione sulla nascita e, attraverso un metodo di pensiero deduttivo basato sull’osservazione, ha evidenziato che «il bombardamento di stimoli della nuova situazione»2 della nascita sconvolge il neonato, stimolando in lui una reazione che costituisce il fondamento dell’attivazione cerebrale alla nascita e della formazione della mente umana. Ciò è alla base della Teoria della nascita umana da lui formulata (Fagioli M., 1972, 2017). Fagioli, inoltre, ha osservato che «la situazione assolutamente opposta a quella intrauterina si riferisce alla presenza della luce (la novità assoluta è la luce)»3 , sottolineando come uno stimolo come l’energia luminosa proveniente dal mondo esterno è in grado di raggiungere immediatamente il cervello attraverso la stimolazione retinica, innescando la trasformazione cerebrale dalla condizione fetale a quella neonatale, determinando un’attivazione funzionale (Fagioli M., 1972, 2017; Polese et al., 2022; Polese e Fagioli F., 2024). Nella letteratura internazionale è nel 1986 che compare un articolo del pediatra Hugo Lagercrantz e di Theodore A. Slotkin su Scientific American (Lagercrantz e Slotkin, 1986) dal titolo “Stress” of Being Born che riporta come il passaggio dall’ambiente intrauterino, “caldo, buio e protetto”, a quello extrauterino, caratterizzato, dal freddo, dalla luce della stanza ospedaliera e da una continua manipolazione, in associazione ad una possibile ipossia transitoria, comporta uno straordinario rilascio di ormoni dello stress, come ad esempio le catecolamine, ad alto impatto sull’organismo. Tuttavia, tali ricerche sono state sottovalutate e messe da parte negli studi concernenti lo sviluppo cerebrale in età evolutiva. Inoltre, sono stati evidenziati alcuni fondamentali cambiamenti a livello cerebrale nel feto durante il peripartum, come la sparizione della struttura citoarchitettonica Subplate e lo switch funzionale del GABA, mediato dall' ossitocina (Ben-Ari, 2018). È stato ipotizzato da alcuni autori che il blocco dello switch possa essere implicato nella patogenesi dei disturbi dello spettro autistico (Ben-Ari, 2014). Queste scoperte suggeriscono come l'impatto del mondo extrauterino possa avere un'importanza cruciale per il funzionamento e lo sviluppo cerebrale neonatale. Alla luce di queste ricerche, lo studio del comportamento neonatale potrebbe rappresentare una novità rispetto al passato e fornire nuove conoscenze sullo sviluppo precoce del bambino e sulle sue competenze neuropsicologiche. L’importanza dell’osservazione comportamentale precoce, in particolare nel neonato, è stata ratificata dalla scoperta dei General Movements (GMs), del neuropediatra austriaco Heinz F.R. Prechtl (Prechtl, 1970) e successivamente sviluppati tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, in una serie di lavori fondamentali (Prechtl, 1990; Prechtl et al., 1997). Oggi sappiamo che i GMs sono fondamentali per la diagnosi precoce di un disturbo neurologico, in quanto predittivi di un alterato sviluppo neurologico, già a partire dai 7 giorni di vita, come dimostrato dal gruppo di ricerca diretto dal Prof. Parisi (Parisi et al., 2003). Berry Brazelton, pediatra presso il Boston Children Hospital e docente all’Università di Harvard, Massachutes, USA, si è dedicato allo studio del comportamento del bambino nei primi due-tre mesi di vita. È autore del metodo basato sulla Neonatal Behavioral Observation (NBO)4 ed ha validato una scala per la misurazione quali- quantitativa delle competenze neonatali, la Neonatal Behavioral Assessment Scale (NBAS). Le ricerche che utilizzano questi strumenti sono incentrate sulle prime settimane o mesi di vita. Al momento non esistono ricerche sul comportamento neonatale alla nascita. Il primo comportamento del neonato concerne la reazione al nuovo ambiente extrauterino, al primo contatto interumano ed il primo sonno. In genere il bambino viene messo immediatamente a contatto con la madre, se non vi sono problematiche cliniche. La prima interazione potrebbe dare indicazioni sul futuro sviluppo del rapporto madre-bambino e sullo sviluppo neuropsicologico del neonato. La Prof. Beatrice Beebe, ultima allieva di Daniel Stern, dirige il Communication Science Lab, Department of Child and Adolescent Psychiatry, presso la Columbia University di New York, USA. Beebe studia la relazione precoce madre/bambino a partire dal 3-4 mese di vita, attraverso l’osservazione del comportamento di entrambi con la videomicronanalisi. Fino ad ora, tale metodo non è stato mai applicato alla nascita. Il sonno, infine, costituisce un terzo evento immediatamente successivo alla nascita che si verifica nell’arco di poche ore. L’organismo del neonato deve recuperare la fatica e le energie spese in questo straordinario passaggio al mondo extrauterino, deve realizzare la propria esistenza e adattarsi al nuovo ambiente. Potrebbe presentare anche il tal caso una reazione specifico, subito dopo la nascita, con dei pattern di sonno universali o soggettivi. Il sonno nei primi giorni di vita potrebbe consentire di comprendere la regolazione e l'organizzazione del sistema nervoso, la prima risposta ai ritmi circadiani e può essere predittivo dello sviluppo del bambino. Questo progetto ha lo scopo di studiare a 360 gradi la reazione neurocomportamentale alla nascita, le prime interazioni, rispettivamente con l'ambiente e la madre, ed il sonno nelle prime 48 ore, per caratterizzare i pattern comportamentali di queste tre aree. Studi longitudinali hanno dimostrato come fattori specifici possano condizionare il sonno nei primi mesi di vita (Bruni et al., 2014). Così come per i General Movements, la fenotipizzazione neurocomportamentale neonatale può aprire la strada alla prevenzione di disturbi dell'attaccamento, del sonno e del neurosviluppo, per una diagnosi e trattamento precoci.

Studio sperimentale sulla reazione neonatale alla nascita all’ambiente extrauterino, il primo contatto interumano ed il sonno nelle prime 48 ore di vita

POLESE, DANIELA
2026

Abstract

La ricerca sulle neuroscienze dello sviluppo non ha ancora fatto luce sulle dinamiche di attivazione dei pathway cerebrali alla nascita. Nonostante le attuali innovazioni tecnologiche e l’approfondimento delle conoscenze in ambito neuropediatrico e perinatale, lo sviluppo cerebrale con l'innesco del primo respiro, nel passaggio dallo stato fetale a quello neonatale, non è stato ancora ben caratterizzato (Te Pas et al., 2008; LoMauro e Aliverti, 2016; Lavezzi et al., 2016). Pochi ricercatori hanno considerato l’enorme impatto che l’ambiente extrauterino può avere su di esso (De Asis-Cruz et al., 2020; Polese et al., 2021; Schmidt Mellado et al., 2022). Un recente studio di Risonanza Magnetica Funzionale Cerebrale (fRMN) ha dimostrato che la connettività funzionale cerebrale in stato di riposo (Resting State FC) presenta un improvviso e massivo aumento che gli autori descrivono letteralmente come surge (ondata) alla nascita, che viene messa in correlazione agli stimoli provenienti dall’ambiente extrauterino (Ji et al., 2024). Un altro studio è stato da poco pubblicato sulle circonvoluzioni cerebrali alla nascita estratte da immagini di fRMN cerebrale di feti e neonati provenienti dalla banca dati del Progetto Connettoma del King’s College di Londra, UK, in collaborazione con l’Università di Oxford e l’Imperial College di Londra (Human Connectome Project, dHCP)1 . Questa ricerca dimostra che alla nascita vi è una vera e propria “esplosione” di circonvoluzioni cerebrali, con un aumento del 50% rispetto allo stato fetale immediatamente precedente e tale crescita è stata attribuita al nuovo ambiente, che circonda il neonato (Milhailov et al., 2025). L’ambiente extrauterino, infatti, in contrapposizione a quello intrauterino, è ricco di stimoli e tale aspetto è stato sottovalutato dalla maggior parte dei ricercatori. Va riconosciuto che il primo a studiare tale passaggio è stato lo scienziato italiano Massimo Fagioli, psichiatra, il quale con la sua visione all’avanguardia, mentre studiava lo sviluppo della mente, ha posto l’attenzione sulla nascita e, attraverso un metodo di pensiero deduttivo basato sull’osservazione, ha evidenziato che «il bombardamento di stimoli della nuova situazione»2 della nascita sconvolge il neonato, stimolando in lui una reazione che costituisce il fondamento dell’attivazione cerebrale alla nascita e della formazione della mente umana. Ciò è alla base della Teoria della nascita umana da lui formulata (Fagioli M., 1972, 2017). Fagioli, inoltre, ha osservato che «la situazione assolutamente opposta a quella intrauterina si riferisce alla presenza della luce (la novità assoluta è la luce)»3 , sottolineando come uno stimolo come l’energia luminosa proveniente dal mondo esterno è in grado di raggiungere immediatamente il cervello attraverso la stimolazione retinica, innescando la trasformazione cerebrale dalla condizione fetale a quella neonatale, determinando un’attivazione funzionale (Fagioli M., 1972, 2017; Polese et al., 2022; Polese e Fagioli F., 2024). Nella letteratura internazionale è nel 1986 che compare un articolo del pediatra Hugo Lagercrantz e di Theodore A. Slotkin su Scientific American (Lagercrantz e Slotkin, 1986) dal titolo “Stress” of Being Born che riporta come il passaggio dall’ambiente intrauterino, “caldo, buio e protetto”, a quello extrauterino, caratterizzato, dal freddo, dalla luce della stanza ospedaliera e da una continua manipolazione, in associazione ad una possibile ipossia transitoria, comporta uno straordinario rilascio di ormoni dello stress, come ad esempio le catecolamine, ad alto impatto sull’organismo. Tuttavia, tali ricerche sono state sottovalutate e messe da parte negli studi concernenti lo sviluppo cerebrale in età evolutiva. Inoltre, sono stati evidenziati alcuni fondamentali cambiamenti a livello cerebrale nel feto durante il peripartum, come la sparizione della struttura citoarchitettonica Subplate e lo switch funzionale del GABA, mediato dall' ossitocina (Ben-Ari, 2018). È stato ipotizzato da alcuni autori che il blocco dello switch possa essere implicato nella patogenesi dei disturbi dello spettro autistico (Ben-Ari, 2014). Queste scoperte suggeriscono come l'impatto del mondo extrauterino possa avere un'importanza cruciale per il funzionamento e lo sviluppo cerebrale neonatale. Alla luce di queste ricerche, lo studio del comportamento neonatale potrebbe rappresentare una novità rispetto al passato e fornire nuove conoscenze sullo sviluppo precoce del bambino e sulle sue competenze neuropsicologiche. L’importanza dell’osservazione comportamentale precoce, in particolare nel neonato, è stata ratificata dalla scoperta dei General Movements (GMs), del neuropediatra austriaco Heinz F.R. Prechtl (Prechtl, 1970) e successivamente sviluppati tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, in una serie di lavori fondamentali (Prechtl, 1990; Prechtl et al., 1997). Oggi sappiamo che i GMs sono fondamentali per la diagnosi precoce di un disturbo neurologico, in quanto predittivi di un alterato sviluppo neurologico, già a partire dai 7 giorni di vita, come dimostrato dal gruppo di ricerca diretto dal Prof. Parisi (Parisi et al., 2003). Berry Brazelton, pediatra presso il Boston Children Hospital e docente all’Università di Harvard, Massachutes, USA, si è dedicato allo studio del comportamento del bambino nei primi due-tre mesi di vita. È autore del metodo basato sulla Neonatal Behavioral Observation (NBO)4 ed ha validato una scala per la misurazione quali- quantitativa delle competenze neonatali, la Neonatal Behavioral Assessment Scale (NBAS). Le ricerche che utilizzano questi strumenti sono incentrate sulle prime settimane o mesi di vita. Al momento non esistono ricerche sul comportamento neonatale alla nascita. Il primo comportamento del neonato concerne la reazione al nuovo ambiente extrauterino, al primo contatto interumano ed il primo sonno. In genere il bambino viene messo immediatamente a contatto con la madre, se non vi sono problematiche cliniche. La prima interazione potrebbe dare indicazioni sul futuro sviluppo del rapporto madre-bambino e sullo sviluppo neuropsicologico del neonato. La Prof. Beatrice Beebe, ultima allieva di Daniel Stern, dirige il Communication Science Lab, Department of Child and Adolescent Psychiatry, presso la Columbia University di New York, USA. Beebe studia la relazione precoce madre/bambino a partire dal 3-4 mese di vita, attraverso l’osservazione del comportamento di entrambi con la videomicronanalisi. Fino ad ora, tale metodo non è stato mai applicato alla nascita. Il sonno, infine, costituisce un terzo evento immediatamente successivo alla nascita che si verifica nell’arco di poche ore. L’organismo del neonato deve recuperare la fatica e le energie spese in questo straordinario passaggio al mondo extrauterino, deve realizzare la propria esistenza e adattarsi al nuovo ambiente. Potrebbe presentare anche il tal caso una reazione specifico, subito dopo la nascita, con dei pattern di sonno universali o soggettivi. Il sonno nei primi giorni di vita potrebbe consentire di comprendere la regolazione e l'organizzazione del sistema nervoso, la prima risposta ai ritmi circadiani e può essere predittivo dello sviluppo del bambino. Questo progetto ha lo scopo di studiare a 360 gradi la reazione neurocomportamentale alla nascita, le prime interazioni, rispettivamente con l'ambiente e la madre, ed il sonno nelle prime 48 ore, per caratterizzare i pattern comportamentali di queste tre aree. Studi longitudinali hanno dimostrato come fattori specifici possano condizionare il sonno nei primi mesi di vita (Bruni et al., 2014). Così come per i General Movements, la fenotipizzazione neurocomportamentale neonatale può aprire la strada alla prevenzione di disturbi dell'attaccamento, del sonno e del neurosviluppo, per una diagnosi e trattamento precoci.
27-gen-2026
Italiano
Nobili, Lino
PARISI, Pasquale
BRUNI, Oliviero
SIMMACO, Maurizio
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/359891
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-359891