(ITA) La presente tesi offre un punto di partenza per una lettura complessiva della produzione letteraria encomia-stica fiorita alla corte di Borso d’Este (1450–1471), riconoscendole un ruolo di primo piano all’interno della cul-tura borsina e, più in generale, della letteratura cortigiana del Quattrocento. Il lavoro nasce dall’esigenza di mette-re a sistema i risultati di alcuni studi recenti e di fornire una contestualizzazione unitaria della letteratura di età borsina, che permetta di indagarne i generi e le forme più diffusi e di interrogarsi sulle dinamiche di committenza e sul rapporto tra dedicante e dedicatario, soprattutto nella poesia encomiastica in terzine. Nel primo capitolo si presenta il corpus delle opere dedicate a Borso d’Este con dedica verbale esplicita, che è stato possibile recuperare tramite gli antichi inventari della biblioteca ducale e i cataloghi delle moderne istitu-zioni di conservazione, italiane e non. Le 40 opere così raccolte, vengono poi suddivise per tipologia testuale e presentate una ad una, in modo tale da permettere ulteriori confronti tra opere simili e riflessioni più ampie su temi comuni. L’analisi condotta su lingua, tipologia testuale e metro mostra come la letteratura encomiastica rap-presenti la sezione più coesa della produzione letteraria borsina, caratterizzata da una forte omogeneità formale e da una netta preferenza per la il volgare e la terza rima. I capitoli successivi approfondiscono due casi esemplari di questa poesia di corte, di cui si fornisce l’edizione critica commentata. Il primo è il Delle genti diote e degli homini famosi d’Arezzo e d’Ytalia, un lungo poema in capitoli ternari di impronta dantesca, in cui Gambino d’Arezzo presenta i suoi compatrioti più vili nel primo libro e i personaggi più illustri della città toscana e dell’Italia intera nel secondo libro. La seconda opera presa in analisi è il Verso a commendatione de Borso di Cleofe Borromei, unica opera nota della poetessa; si tratta di un poemetto più breve, diviso in tre capitoli, che descrive una visione allegorica in cui Borso viene portato in trionfo per le terre eugubine. A questi si aggiunge una breve appendice in cui si trascrivono i paratesti di alcune opere dedicate a Borso che sono finora state oggetto di scarso interesse critico.

Per uno studio della letteratura encomiastica in terza rima dedicata a Borso d’Este. Con edizione critica e commento del Delle genti di Gambino d’Arezzo e del Verso di Cleofe Borromei

SANCHINI, FRANCESCO
2026

Abstract

(ITA) La presente tesi offre un punto di partenza per una lettura complessiva della produzione letteraria encomia-stica fiorita alla corte di Borso d’Este (1450–1471), riconoscendole un ruolo di primo piano all’interno della cul-tura borsina e, più in generale, della letteratura cortigiana del Quattrocento. Il lavoro nasce dall’esigenza di mette-re a sistema i risultati di alcuni studi recenti e di fornire una contestualizzazione unitaria della letteratura di età borsina, che permetta di indagarne i generi e le forme più diffusi e di interrogarsi sulle dinamiche di committenza e sul rapporto tra dedicante e dedicatario, soprattutto nella poesia encomiastica in terzine. Nel primo capitolo si presenta il corpus delle opere dedicate a Borso d’Este con dedica verbale esplicita, che è stato possibile recuperare tramite gli antichi inventari della biblioteca ducale e i cataloghi delle moderne istitu-zioni di conservazione, italiane e non. Le 40 opere così raccolte, vengono poi suddivise per tipologia testuale e presentate una ad una, in modo tale da permettere ulteriori confronti tra opere simili e riflessioni più ampie su temi comuni. L’analisi condotta su lingua, tipologia testuale e metro mostra come la letteratura encomiastica rap-presenti la sezione più coesa della produzione letteraria borsina, caratterizzata da una forte omogeneità formale e da una netta preferenza per la il volgare e la terza rima. I capitoli successivi approfondiscono due casi esemplari di questa poesia di corte, di cui si fornisce l’edizione critica commentata. Il primo è il Delle genti diote e degli homini famosi d’Arezzo e d’Ytalia, un lungo poema in capitoli ternari di impronta dantesca, in cui Gambino d’Arezzo presenta i suoi compatrioti più vili nel primo libro e i personaggi più illustri della città toscana e dell’Italia intera nel secondo libro. La seconda opera presa in analisi è il Verso a commendatione de Borso di Cleofe Borromei, unica opera nota della poetessa; si tratta di un poemetto più breve, diviso in tre capitoli, che descrive una visione allegorica in cui Borso viene portato in trionfo per le terre eugubine. A questi si aggiunge una breve appendice in cui si trascrivono i paratesti di alcune opere dedicate a Borso che sono finora state oggetto di scarso interesse critico.
19-mar-2026
Italiano
Borso d'Este; Encomio; Terza rima; Gambino d'Arezzo; Cleofe Borromei
MANTOVANI, DARIO
Università degli Studi eCampus
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/361931
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIECAMPUS-361931