This dissertation examines the legal and economic evolution of China’s Special Economic Zones (SEZs) from a historical perspective, assessing their implications for Sino-Italian cooperation. It situates SEZs within the broader context of contemporary Chinese history, marked by two major phases of engagement with the global economy: the 19th-century forced opening imposed by foreign powers through the establishment of concessions, and the voluntary opening initiated in 1978 under China’s Reform and Opening-up policy, through the creation of SEZs as experimental laboratories for market mechanisms and foreign investment attraction. Despite differing historical and political contexts, both concessions and SEZs share salient features: they are geographically delimited areas with institutional and legal frameworks, distinct from the rest of the country, aimed at achieving specific economic objectives. To investigate these dynamics, the dissertation focuses on two case studies: Tianjin, host of the only Italian concession in Asia, and Suzhou, selected to explore the concentration of Italian enterprises within local SEZs. The methodology integrates multi-level policy analysis, encompassing central government directives, local regulations, and SEZ administrative committee rules, with the examination of primary historical sources, including statutes, judicial decisions, newspapers, and doctrinal contributions from both China and Italy. This historical analysis is complemented by empirical research on Italian enterprises operating within the SEZs of Tianjin and Suzhou, conducted through questionnaires and semi-structured interviews, in order to evaluate the contemporary role of these zones in facilitating bilateral cooperation. The study demonstrates that, after nearly thirty years of closure, China’s economic reopening in 1978 followed a gradual and experimental approach, initially confined to the first SEZs in Guangdong and Fujian, taking advantage of their geographic proximity to Hong Kong, Macao, and Taiwan, as well as established connections with overseas Chinese communities. The SEZ model was based on incremental experimentation and the integration of local enterprises with foreign capital. The success of these early SEZs facilitated the establishment of other types of SEZ, most notably Economic and Technological Development Zones and High-Tech Development Zones, which followed distinct evolutionary trajectories: from the aggregation of productive factors and industrial expansion through fiscal incentives, to the formation of industrial clusters, and ultimately to the promotion of endogenous and institutional innovation. The development of SEZs occurred in parallel with China’s broader administrative decentralization, which granted regions, municipalities, and SEZ administrative committees normative and organizational autonomy. This autonomy allowed SEZs, on the one hand, to implement experimental institutional arrangements, such as land-use reforms, before their adoption at the national level, and, on the other hand, to adapt national guidelines to local conditions by exploring alternative administrative models. Contemporary experiences of the Tianjin and Suzhou SEZs, both significant for the presence of Italian enterprises, reveal that differing development models, one locally planned and the other shaped through international cooperation with the Singaporean government, demonstrate the absence of a single best-practice model and emphasize the importance of SEZS’ services, governance model, and adaptability to local economic and institutional contexts. Lastly, the dissertation situates SEZs within the historical legacy of foreign concessions, conceived as hybrid spaces where institutional and legal frameworks intersect and overlap. Interactions between Chinese residents and Italian authorities transcended simple relations of domination, reflecting complex relational dynamics. While historically representing constraints on Chinese sovereignty, the memory of the concessions has been pragmatically reinterpreted since the late 1990s as a cultural and economic resource, as exemplified by the former Italian Concession in Tianjin. Comparative analysis highlights shared features between concessions and SEZs, including site selection, infrastructure investment, knowledge transfer, and governance structures, alongside substantive differences in sovereignty, intra-urban spatial organization, and political-economic character.

La presente tesi analizza l’evoluzione giuridica ed economica delle Zone Economiche Speciali (ZES) in Cina da una prospettiva storica, valutandone possibili riflessi nella cooperazione sino-italiana. Lo studio si colloca nel più ampio contesto della storia contemporanea cinese, caratterizzata da due principali fasi di apertura verso l’economia e il commercio internazionale: l’apertura forzata del XIX secolo, imposta dalle potenze straniere tramite l’istituzione delle concessioni nei porti cinesi, e l’apertura volontaria avviata nel 1978 dalla Cina stessa con la politica di Riforma e Apertura, attraverso la creazione delle ZES come laboratori sperimentali di mercato e di attrazione degli investimenti esteri. Nonostante i diversi contesti storici e politici, concessioni e ZES condividono tratti salienti: entrambe consistono in aree geograficamente delimitate, con assetti istituzionali e giuridici distinti rispetto al resto del Paese, finalizzati al perseguimento di specifici obiettivi economici. A tal fine, sono stati selezionati due casi di studio, Tianjin e Suzhou, anche per analizzare le dinamiche storiche e contemporanee che collegano le concessioni straniere del passato alle attuali ZES. Tianjin, sede dell’unica concessione italiana in Asia, costituisce il fulcro della ricerca, mentre Suzhou è analizzata per comprendere le ragioni della significativa concentrazione di imprese italiane nelle ZES locali. La metodologia adottata prevede l’analisi di tre livelli di politiche rilevanti per le ZES, provvedimenti normativi del governo centrale, regolamenti locali e regolamenti dei comitati amministrativi delle singole ZES, oltre allo studio di fonti storiche primarie relative alle concessioni, tra cui regolamenti e statuti dell’epoca, sentenze, giornali cinesi e contributi dottrinali cinesi e italiani. La ricerca integra inoltre indagini empiriche sulle imprese italiane insediate nelle ZES di Tianjin e Suzhou, mediante questionari e interviste semi-strutturate, al fine di valutare il ruolo attuale di queste aree nella cooperazione bilaterale. La tesi evidenzia che, dopo quasi trent’anni di chiusura, la Cina avviò nel 1978 un processo di riapertura economica fondato su un approccio graduale e sperimentale, inizialmente circoscritto territorialmente alle prime ZES. La scelta delle province di Guangdong e Fujian rispondeva a logiche storiche, geografiche ed economiche, sfruttando la vicinanza a Hong Kong, Macao e Taiwan e i legami con le comunità cinesi d’oltremare. Il modello delle ZES si basava su sperimentazione incrementale e integrazione tra imprese locali e a capitale straniero. Il successo delle prime ZES favorì la creazione di ulteriori tipologie di zone, in particolare le Zone di Sviluppo Economico e Tecnologico e le Zone di Sviluppo ad Alta Tecnologia, le quali hanno seguito percorsi evolutivi distinti: dall’aggregazione dei fattori produttivi e dall’espansione industriale tramite agevolazioni fiscali, alla ricostruzione di cluster industriali, fino alla promozione dell’innovazione endogena e istituzionale. Lo sviluppo delle ZES è avvenuto parallelamente a un processo più ampio di decentramento amministrativo, che ha conferito a regioni, municipalità e comitati amministrativi ampi margini di autonomia normativa e organizzativa. Tale autonomia ha permesso alle ZES, da un lato, di introdurre assetti istituzionali sperimentali e provvisori, utili a testarli e adattarli prima della loro applicazione su scala nazionale, come il trasferimento del diritto di uso del suolo, e, dall’altro lato, di esplorare diversi modelli amministrativi, basati sul grado di separazione tra funzioni amministrative ed economiche. Le esperienze contemporanee delle ZES di Tianjin e Suzhou, entrambe rilevanti per la presenza di imprese italiane, mostrano come modelli diversi, uno pianificato dal governo locale, l’altro sviluppato attraverso cooperazione internazionale, confermino l’assenza di un modello unico di sviluppo delle ZES e sottolineino l’importanza dei servizi, della governance e della capacità di adattamento alle condizioni economiche e istituzionali locali. Infine, la tesi mette in relazione l’evoluzione delle ZES con l’eredità storica delle concessioni straniere, considerate spazi ibridi in cui diversi assetti istituzionali e giuridici si trasferiscono, si sovrappongono e si intrecciano. I residenti cinesi e le autorità italiane non intrattenevano un semplice rapporto di dominio e subordinazione, ma sviluppavano dinamiche di interazione complesse. Pur essendo simboli delle limitazioni imposte alla sovranità cinese, dalla fine degli anni ’90 la memoria cinese delle concessioni è stata reinterpretata pragmaticamente come risorsa culturale ed economica, come dimostra il caso dell’ex Concessione Italiana di Tianjin. Inoltre, il confronto tra concessioni e ZES evidenzia elementi comuni, come la scelta della localizzazione, i fondi per le infrastrutture, il trasferimento di know-how e i modelli di governance, insieme a differenze sostanziali in termini di sovranità, distribuzione spaziale all’interno della città e natura politico-economica.

L’evoluzione giuridica ed economica delle zone economiche speciali in Cina: prospettiva storica e possibili riflessi nella cooperazione sino-italiana

LIU, SIXUAN
2026

Abstract

This dissertation examines the legal and economic evolution of China’s Special Economic Zones (SEZs) from a historical perspective, assessing their implications for Sino-Italian cooperation. It situates SEZs within the broader context of contemporary Chinese history, marked by two major phases of engagement with the global economy: the 19th-century forced opening imposed by foreign powers through the establishment of concessions, and the voluntary opening initiated in 1978 under China’s Reform and Opening-up policy, through the creation of SEZs as experimental laboratories for market mechanisms and foreign investment attraction. Despite differing historical and political contexts, both concessions and SEZs share salient features: they are geographically delimited areas with institutional and legal frameworks, distinct from the rest of the country, aimed at achieving specific economic objectives. To investigate these dynamics, the dissertation focuses on two case studies: Tianjin, host of the only Italian concession in Asia, and Suzhou, selected to explore the concentration of Italian enterprises within local SEZs. The methodology integrates multi-level policy analysis, encompassing central government directives, local regulations, and SEZ administrative committee rules, with the examination of primary historical sources, including statutes, judicial decisions, newspapers, and doctrinal contributions from both China and Italy. This historical analysis is complemented by empirical research on Italian enterprises operating within the SEZs of Tianjin and Suzhou, conducted through questionnaires and semi-structured interviews, in order to evaluate the contemporary role of these zones in facilitating bilateral cooperation. The study demonstrates that, after nearly thirty years of closure, China’s economic reopening in 1978 followed a gradual and experimental approach, initially confined to the first SEZs in Guangdong and Fujian, taking advantage of their geographic proximity to Hong Kong, Macao, and Taiwan, as well as established connections with overseas Chinese communities. The SEZ model was based on incremental experimentation and the integration of local enterprises with foreign capital. The success of these early SEZs facilitated the establishment of other types of SEZ, most notably Economic and Technological Development Zones and High-Tech Development Zones, which followed distinct evolutionary trajectories: from the aggregation of productive factors and industrial expansion through fiscal incentives, to the formation of industrial clusters, and ultimately to the promotion of endogenous and institutional innovation. The development of SEZs occurred in parallel with China’s broader administrative decentralization, which granted regions, municipalities, and SEZ administrative committees normative and organizational autonomy. This autonomy allowed SEZs, on the one hand, to implement experimental institutional arrangements, such as land-use reforms, before their adoption at the national level, and, on the other hand, to adapt national guidelines to local conditions by exploring alternative administrative models. Contemporary experiences of the Tianjin and Suzhou SEZs, both significant for the presence of Italian enterprises, reveal that differing development models, one locally planned and the other shaped through international cooperation with the Singaporean government, demonstrate the absence of a single best-practice model and emphasize the importance of SEZS’ services, governance model, and adaptability to local economic and institutional contexts. Lastly, the dissertation situates SEZs within the historical legacy of foreign concessions, conceived as hybrid spaces where institutional and legal frameworks intersect and overlap. Interactions between Chinese residents and Italian authorities transcended simple relations of domination, reflecting complex relational dynamics. While historically representing constraints on Chinese sovereignty, the memory of the concessions has been pragmatically reinterpreted since the late 1990s as a cultural and economic resource, as exemplified by the former Italian Concession in Tianjin. Comparative analysis highlights shared features between concessions and SEZs, including site selection, infrastructure investment, knowledge transfer, and governance structures, alongside substantive differences in sovereignty, intra-urban spatial organization, and political-economic character.
20-mar-2026
Italiano
Italiano
La presente tesi analizza l’evoluzione giuridica ed economica delle Zone Economiche Speciali (ZES) in Cina da una prospettiva storica, valutandone possibili riflessi nella cooperazione sino-italiana. Lo studio si colloca nel più ampio contesto della storia contemporanea cinese, caratterizzata da due principali fasi di apertura verso l’economia e il commercio internazionale: l’apertura forzata del XIX secolo, imposta dalle potenze straniere tramite l’istituzione delle concessioni nei porti cinesi, e l’apertura volontaria avviata nel 1978 dalla Cina stessa con la politica di Riforma e Apertura, attraverso la creazione delle ZES come laboratori sperimentali di mercato e di attrazione degli investimenti esteri. Nonostante i diversi contesti storici e politici, concessioni e ZES condividono tratti salienti: entrambe consistono in aree geograficamente delimitate, con assetti istituzionali e giuridici distinti rispetto al resto del Paese, finalizzati al perseguimento di specifici obiettivi economici. A tal fine, sono stati selezionati due casi di studio, Tianjin e Suzhou, anche per analizzare le dinamiche storiche e contemporanee che collegano le concessioni straniere del passato alle attuali ZES. Tianjin, sede dell’unica concessione italiana in Asia, costituisce il fulcro della ricerca, mentre Suzhou è analizzata per comprendere le ragioni della significativa concentrazione di imprese italiane nelle ZES locali. La metodologia adottata prevede l’analisi di tre livelli di politiche rilevanti per le ZES, provvedimenti normativi del governo centrale, regolamenti locali e regolamenti dei comitati amministrativi delle singole ZES, oltre allo studio di fonti storiche primarie relative alle concessioni, tra cui regolamenti e statuti dell’epoca, sentenze, giornali cinesi e contributi dottrinali cinesi e italiani. La ricerca integra inoltre indagini empiriche sulle imprese italiane insediate nelle ZES di Tianjin e Suzhou, mediante questionari e interviste semi-strutturate, al fine di valutare il ruolo attuale di queste aree nella cooperazione bilaterale. La tesi evidenzia che, dopo quasi trent’anni di chiusura, la Cina avviò nel 1978 un processo di riapertura economica fondato su un approccio graduale e sperimentale, inizialmente circoscritto territorialmente alle prime ZES. La scelta delle province di Guangdong e Fujian rispondeva a logiche storiche, geografiche ed economiche, sfruttando la vicinanza a Hong Kong, Macao e Taiwan e i legami con le comunità cinesi d’oltremare. Il modello delle ZES si basava su sperimentazione incrementale e integrazione tra imprese locali e a capitale straniero. Il successo delle prime ZES favorì la creazione di ulteriori tipologie di zone, in particolare le Zone di Sviluppo Economico e Tecnologico e le Zone di Sviluppo ad Alta Tecnologia, le quali hanno seguito percorsi evolutivi distinti: dall’aggregazione dei fattori produttivi e dall’espansione industriale tramite agevolazioni fiscali, alla ricostruzione di cluster industriali, fino alla promozione dell’innovazione endogena e istituzionale. Lo sviluppo delle ZES è avvenuto parallelamente a un processo più ampio di decentramento amministrativo, che ha conferito a regioni, municipalità e comitati amministrativi ampi margini di autonomia normativa e organizzativa. Tale autonomia ha permesso alle ZES, da un lato, di introdurre assetti istituzionali sperimentali e provvisori, utili a testarli e adattarli prima della loro applicazione su scala nazionale, come il trasferimento del diritto di uso del suolo, e, dall’altro lato, di esplorare diversi modelli amministrativi, basati sul grado di separazione tra funzioni amministrative ed economiche. Le esperienze contemporanee delle ZES di Tianjin e Suzhou, entrambe rilevanti per la presenza di imprese italiane, mostrano come modelli diversi, uno pianificato dal governo locale, l’altro sviluppato attraverso cooperazione internazionale, confermino l’assenza di un modello unico di sviluppo delle ZES e sottolineino l’importanza dei servizi, della governance e della capacità di adattamento alle condizioni economiche e istituzionali locali. Infine, la tesi mette in relazione l’evoluzione delle ZES con l’eredità storica delle concessioni straniere, considerate spazi ibridi in cui diversi assetti istituzionali e giuridici si trasferiscono, si sovrappongono e si intrecciano. I residenti cinesi e le autorità italiane non intrattenevano un semplice rapporto di dominio e subordinazione, ma sviluppavano dinamiche di interazione complesse. Pur essendo simboli delle limitazioni imposte alla sovranità cinese, dalla fine degli anni ’90 la memoria cinese delle concessioni è stata reinterpretata pragmaticamente come risorsa culturale ed economica, come dimostra il caso dell’ex Concessione Italiana di Tianjin. Inoltre, il confronto tra concessioni e ZES evidenzia elementi comuni, come la scelta della localizzazione, i fondi per le infrastrutture, il trasferimento di know-how e i modelli di governance, insieme a differenze sostanziali in termini di sovranità, distribuzione spaziale all’interno della città e natura politico-economica.
MECCARELLI, Massimo
SPIGARELLI, Francesca
MECCARELLI, Massimo
Università degli Studi di Macerata
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/362527
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